sabato 7 novembre 2009

Finalmente on line il racconto su Karina...

Rileggevo le date dei vecchi racconti...cavoli...sono passati tre anni...boh, questo vuol dire solo una cosa: non dimentico i miei personaggi. Spero vivamente che gradiate la lettura e mi auguro che possiate in qualche modo trovare delle evoluzioni nel mio modo di scrivere.Al momento sono al lavoro sul romanzo Femme HZ, sul fumetto I racconti di Poe e su un altro paio di progetti, tra cui il saggio Fumetto e Arte Venerata.Ho pure iniziato una cosa che ancora non so bene che forma finale prenderà, sarà un racconto lungo o un romanzo?Non so.Una cosa è certa, lavoro molto.A febbraio se tutto va bene andrò per un periodo in Francia a vivere studiare e lavorare, non ne ho ancora la certezza matematica ma spero che tutto proceda bene e che io riesca nel mio progetto.Per il resto sono felice ispirata e innamorata di quasi tutti gli aspetti della mia vita.Non mi manca nulla o quasi e trovo incredibile che, in una situazione così felice e così serena io riesca a produrre ugualmente un bel po'.Di solito ci si immagina gli artisti depressi che tirano fuori tutto in un mare di lacrime.Io tirerò fuori cose magari non propriamente felici ma di sicuro mentre scrivo o disegno, al momento, sorrido alla grande.....

...e QUI trovate il racconto di Karina.

martedì 6 ottobre 2009

Presentazione al Circolo Pueblo di Torino!









Metto solo ora questo post perchè i miei ultimi 15 giorni sono stati un mezzo delirio...ad ogni modo, voglio ringraziare tantissimo tutta l'organizzazione del Pueblo, in particolare Silvia e Luciano!E' stata una bellissima serata, molto intima, che mi ha caricata di energie positive a palla. Subito dopo sono stata a Bologna per la 24H Comics Day...e ho disegnato una storia a fumetti su Poe, la mia punkettina!La troverete prossimamente sul suo blog...Un bacione a tutti!





martedì 8 settembre 2009

C'è che ho...c'è che vorrei...


C'è che quando si è da soli si pensa.O meglio,si ha il tempo per pensare.Non che io sia da sola...e quando mai^___^...ma...pensandoci sul serio...



A quest'ora tarda,in cui tutti dormono e io a causa della mia insonnia mi ritrovo qui, per l'ennesima volta rinchiusa tra i miei pensieri, a domandarmi alla veneranda e giovane età di 25 anni cosa ne sarà di me...non è che proprio mi venga da pensare a Muccino.Solo che davvero mi chiedo cosa io voglia da me stessa,dalla persona con la quale sto,dal mio lavoro, dallo Stato in cui vivo.

Vorrei poter parlare ad ogni ora di arte e sviluppi possibili della stessa in tutti gli ambiti.

Mi piacerebbe poter condividere con tutti voi le mie emozioni. Poter esternare anche il mio dolore...quando mi rendo conto che è più utile lo stimolo propositivamente ottimista.

Vorrei davvero che i pochi facessero le differenza.Ma mi viene da chiudermi e scrivere.

Perchè c'è già stato uno,cento,mille, diari di Anna Frank.

Basta.Anche questa sera l'ennesima intervista su come la penso riguardo ai fatti accaduti recentemente.

E come dovrei pensarla?Mettetemeli davanti quei pazzi sclerati!Mi verrebbe da rispondere!

Come la vive il mondo omosessuale?Ma porca pupazza,vogliamo parlare di come la vive il resto del mondo?

Sono giovane e sono già stufa di questo ghetto.Mi puzza di comodo,mi puzza di poca voglia di tirar fuori le palle.Sembra che per molti non ci sia questo dolore,non ci sia risentimento nè vergogna per le persone che compiono tali atti.

Voglio usare un linguaggio PULP per far capire alle persone che "parlano come magnano" le mie idee. Poi mi rendo conto che comunque non servirebbe.Ho bisogno di staccarmi dal tutto o di entrarvi ancora più a fondo?Ditemelo voi...if you can.


venerdì 4 settembre 2009

Orgoglio e pregiudizio.


Chi abita a Roma conosce bene la Gay street.La conosce perchè c'è il Coming Out, un punto d'incontro da anni per tutta la comunità omosessuale. Molti, in quella strada hanno per la prima volta incontrato persone con le quali parlare di se stessi,delle problematiche GLBT ,hanno scoperto che facevano parte di un mondo,che non erano da soli. C'è un legame tra il Colosseo,il simbolo di Roma, e tutti noi. All'ombra di quel monumento sono nate storie d'amore,sono state versate lacrime,ci si è incontrati per anni anche solo per bersi una birra e fare due chiacchiere.

L'altra sera,tre secondi dopo l'esplosione delle bombe carta, sono arrivata li e ho incontrato una ragazza e suo fratello.Quando ci sono state le esplosioni loro erano a pochi metri di distanza.Lei ha fatto giusto in tempo a spostarsi,se n'è vista una arrivare addosso. L'esplosione le ha provocato uno stordimento tale che per un paio d'ore è rimasta senza udito da un orecchio.Lo stesso vale per il fratello.

La fortuna ha voluto che non venissero colpiti.

Io sono rimasta sconvolta dall'accaduto anche perchè,la sera prima, vedendo passare una volante della polizia proprio davanti al Coming Out,mi ero permessa di chiedere loro se stessero passando per un controllo di sicurezza visti i precedenti atti(vedi violenza al GayVillage,vedi episodi di omofobia a Napoli ecc...) di razzismo e violenza nei giorni passati.
Mi hanno risposto che passavano giusto per controllare che venisse rispettata l'ordinanza del sindaco riguardo alle bottiglie di vetro(che qui a Roma non possono più essere vendute dopo una certa ora e ti mettono le bevande nei bicchieri di plastica).
Ora si dice in giro che per la sicurezza renderanno la zona pedonale nelle fasce orarie di maggior affluenza...

Ma io dico,l'altro ieri sera sul palco c'era Vladimir Luxuria...che ha parlato un po' a nome di tutti.E va bene. Ma qualcuno della giunta(non dico il sindaco...)?

Il problema è da affrontare sul piano culturale.Ci vogliono persone che si espongano e che facciano capire quanto possa essere sbagliato e pericoloso agire seguendo idee razziste ed omofobe. Non c'è paura ma tanta amarezza. Spero che questa amarezza porti tutta la comunità ad unirsi per promuovere eventi che mirino all'educazione della cittadinanza intera nei confronti delle minoranze,in special modo nelle scuole medie e superiori, per far si che le nuove generazioni possano crescere in un clima di rispetto e maturità.

mercoledì 5 agosto 2009

I gadgets di Elenoir finalmente on line!

giovedì 9 luglio 2009

Da oggi puoi ascoltare la musica di Elenoir on line!!!



Nella barra laterale ho inserito un piccolo lettore mp3 (collegandovi al sito potrete acquistare anche le canzoni) che vi permetterà di scegliere quale canzone ascoltare...Per adesso sono sette ma credo in futuro ne aggiungerò qualcuna e spero che i Catch_22 registrino presto i pezzi anche se (se non sbaglio) sul loro myspace potete già ascoltarne uno...Buon ascolto!!

Ecco il poster della serata a Castel S.Angelo, realizzato da Rocco Dipoppa, il grafilosofo RHOX, il "pischelletto" che ha letto Jesus alla presentazione del 4 luglio.

martedì 7 luglio 2009

Questa è simpatica....e pare buona!!!

Tratto dal sito DONNAD.IT
Pasta all' Elenoir
di stella da palermo
Tempo di cottura: 30 minuti
Persone: 4
Portata: Primo
Difficoltà: Facile
Ingredienti
150 g di tonno
10 pomodorini ciliegini
2 zucchine genovesi
4 fette di spek
100 g di funghi porcini

Procedimento
tagliare i pomodorini in 4 parti,metterli nella padella con olio,dopo averli fatti rosolare aggiungere le zuchine tagliate a rondelle e i funghi tagliati a pezzettini con sale e pepe q.b. e continuare a cuocere. A cottura ultimata aggiungere lo spek tagliato a cubetti e fare rosolare per qualche minuto e poi aggiungere 150 g di tonno e finire di cucere. Nel frattempo fare bollire l' acqua per la pasta a buttare 400 g di pennette ,scolarli al dente e aggiungere nella padella e fare mantecare il tutto per 5 minuti Ed ecco che avremo pronta sulla nostra tavola la fantastica pasta all'elenoir
Trucchi del mestiere
tanta fantasia e buon'umore mentre si cucina

lunedì 6 luglio 2009

Foto da Castel S.Angelo!


Ecco qualche foto della presentazione a Castel S.Angelo...é andata benissimo,questa volta mi ero preparata qualcosa da dire!E' stato emozionante avere i Catch_22 che suonavano canzoni ispirate ad Elenoir e Rocco Dipoppa che leggeva pezzi del libro...e poi resta la mostra alla libreria Odradek (in via dei banchi vecchi 57,Roma)fino a sabato prossimo!!

Forse organizzerò ancora qualcosina in giro ma non fuori dall'ambiente romano...devo lavorare troppo...intanto vi invito tutti a guardare una mia breve intervista che andrà in onda su SKY, canale 906 ECOTV, sabato 11 luglio alle ore 18.

martedì 23 giugno 2009

Ultimo appuntamento 4 Luglio...fino a quest'autunno!




Ci siamo! Arriva il 4 Luglio con quello che per adesso sembra essere l'ultimo appuntamento fino a quest'autunno per la piccola Ele...La mostra del 4 Luglio presso la libreria Odradek(a Roma alle h.18,00) e successivamente ,alle 21,00 dello stesso giorno ai giardini di Castel S.angelo per il concerto dei Catch_22 e le letture! Ovviamente vi aspetto numerosi/e.:-)

Tornando invece a Crack! al Forte Prenestino, sono così entusiasta di come sia andato l'evento che senza alcun dubbio lo replicherò anche l'anno prossimo e di sicuro lo organizzerò con ancora maggior cura!

Metto qualche foto che mi hanno gentilmente mandato visto che come al solito io...disegnavo(o chiacchieravo,lo ammetto).

Ps:le borse sono andate a ruba!!!







Oddio..in questa sembro Cinese per quanto rido!!

mercoledì 10 giugno 2009

Perchè il Gay Pride è importante?

Voglio soffermarmi prima sull'idea, sul concetto e poi sulla reale incidenza del gay pride nella vita delle persone. Il concetto di "Orgoglio Gay" viene risolto in molti modi differenti.C'è chi dice "Che bisogno c'è di essere orgogliosi per qualcosa di così personale come le scelte sessuali?",chi invece si interroga sull'impatto delle manifestazioni Gay sulle masse di astanti.
Per quale motivo centinaia di migliaia di persone dovrebbero unirsi per le strade di una città e, colorati e coperti di paiettes girare seminudi davanti agli occhi di tutti i non partecipanti che, dall'alto delle loro finestre osservano attoniti uno spettacolo del genere? Perchè delle donne dai capelli corti e le Dc.Marten's ai piedi(ma anche coi capelli lunghi e boccolati e i tacchi alti) dovrebbero passeggiare per le vie della città inneggiando canti di libertà?
Siamo nel 2009. Che bisogno ce n'è?
Presto detto.
Il 24 novembre scorso, a Centocelle(un quartiere di Roma),è stata uccisa a coltellate una trans. Il suo nome era Roberta (all'anagrafe Herbert Siqueira Goncalver) .
Il 22 maggio una a Napoli,ancora non identificata.
Andando in dietro nel tempo se ne possono registrare a centinaia di casi come questi. Perchè parlo delle trans? Perchè sono le più esposte, le più visibili, quelle più facilmente riconoscibili come "deviate" dalle persone che vogliono fare "pulizia".
Ma ugualmente potrei parlare delle violenze che avvengono fuori e dentro casa a discapito delle ragazze e dei ragazzi sospettati di essere gay. Per non parlare delle aggressioni e delle ingiustizie rivolte alle coppie.
Da Stonewall sono passati QUARANT'ANNI. Solo che in Italia, il Bel Paese, le rivoluzioni avvengono a velocità rallentata e, sì per la presenza dello Stato Vaticano, ma anche e soprattutto per la noncuranza del popolo. Già. Del resto anche i governanti, prima di diventare tali, sono cittadini. E dunque perchè mai le proteste muoiono sul nascere?
Mi rendo conto in questi giorni come sia difficile creare una coesione tra associazioni GLBT. Figurarsi mettere d'accordo per un azione continuativa nel tempo le persone direttamente interessate al miglioramento delle condizioni di vita degli omosessuali.
Sono sempre stata una sostenitrice del fatto che, ognuno di noi, contribuendo anche solo per 5 minuti al giorno, ma anche alla settimana, può aiutare a diffondere il messaggio di amore e di uguaglianza del movimento GLBT. Chiunque. Ma ci vogliono spirito di sacrificio e coraggio. A partire dall'ambiente di lavoro e quello familiare fino a raggiungere il "mondo esterno".
Poi, finito di Lavorare Per La Causa, ci si incontra tutti per stada,per cantare alla città intera quanta fatica ci costa, in termini pratici, essere liberamente quello che vogliamo e sentiamo di essere. Per gridare alle persone affacciate ai balconi di scendere in strada, se credono che il nostro amore sia qualcosa di bello quanto il loro.
Io personalmente vorrei vivere questo Pride come qualcosa di molto simile ad un S.Valentino all'aperto, con gente che si bacia agli angoli delle strade sì, ma spontaneamente. Molto spesso sento dire "...e poi non ci possiamo nemmeno baciare per strada".Funziona così: alla prima ti guardano male, alla seconda ti fanno la battuta, alla terza la provocazione...eccetera. Ma se tutti ci baciassimo, andassimo in giro mano nella mano credete davvero che sarebbe un continuo di insulti per strada? Io dico che diventerebbe una cosa abituale e che, soprattutto le nuove generazioni, crescerebbero nell'immagine della normalità della cosa.
Camminando sui sanpietrini di Roma, vorrei, davvero tanto, che le persone che marciano vicine a me non pensassero, per una volta, "Dai che finita la marcia dopo andiamo alla festa tal dei tali".
Per una volta vorrei che riflettessero su quei 5 minuti a settimana che andrebbero dedicati alla causa,che si dicessero "magari se facessi così potrei ottenere un buon effetto",che si facessero venire IDEE. Ho avuto la fortuna di conoscere persone che per la "causa" hanno sacrificato, in termini di tempo, tutta la loro vita. A cui piacerebbe metter su famiglia ma non possono, vuoi per mancanza di leggi apposite, vuoi perchè sulle loro spalle grava il peso della scelta di volersi occupare anche di quelli che 5 minuti a settimana non li hanno.
Sono persone grandi. Sono poche, questo è il loro problema,ma hanno coraggio da vendere.

giovedì 4 giugno 2009

Elenoir feat Rhox @ CRACK FortePrenestino!


Centinaia di artisti provenienti da tutta Europa, dal mondo del fumetto a quello dell'illustrazione; Underground oltre che stilisticamente anche fisicamente:metri e metri di cunicoli e gallerie che si snodano giù e ancora più giù nello stomaco del Forte Prenestino.L'evento più atteso dai graffitari,dai punkettari, dagli alternativi col pedigree e da quelli che non ce l'hanno. Per la Prima volta due artisti a confronto nelle loro diversità e nelle loro tangenti di sfolgorante passione per le cose disegnate. Julie Maggi e Rocco Dipoppa, schiena contro schiena per un FEAT che è anche un pò VS. Progetti passati presenti e futuri per un minestrone di voglia di fare.

SOLO AL CRACK FORTE PRENESTINO. SOLO IL 18-19-20-E 21 GIUGNO. A ROMA.

mercoledì 3 giugno 2009

Mostra e presentazione di Elenoir presso libreria Odradek a Roma!



Sabato 4 luglio 2009 - ore 18

Inaugurazione della mostra di illustrazioni di Julie Maggi tratte dal romanzo Elenoir
In occasione della presentazione del romanzo illustrato Elenoir, che si svolgerà la sera dello stesso giorno, nei giardini di Castel S.Angelo, vengono esposte le numerose illustrazioni e la copertina del libro.Durante l’inaugurazione della mostra sarà possibile acquistare il romanzo ed i simpatici gadgets, mentre per gli ospiti che acquisteranno il libro verranno realizzati disegni originali sulle copie.
Accompagnano la presentazione nei giardini di Castel S.Angelo, dalle ore 21.00 alle ore 2.00, i Catch_22, che, per l’occasione, hanno scritto ben tre canzoni ispirandosi al romanzo illustrato Elenoir. I Catch_22 nascono circa 2 anni fa. Il loro myspace è: www.myspace.com/mycatch su cui si possono trovare canzoni registrate in sala, canzoni e video live.



Odradek la Libreria, Via dei Banchi vecchi 57, 00186 Roma,06-6833451 ,fax 06-6861967 odradek@tiscali.it

sabato 30 maggio 2009

Elenoir:primo cortometraggio!

Ciao a tutti/e/*...
Una ragazza di Torino, Sonia Iacobone, ha realizzato in soli due giorni questo video di presentazione,questo cortometraggio, ispirandosi ad Elenoir. Sono molto felice e devo dire che è la prima persona che estrapolando immagini dal mio romanzo è riuscita a creare con i suoi mezzi...qualcos'altro. Nel video faccio una comparsata anche io (mi sono divertita molto, la giornata di riprese è stata stancante ma BELLISSIMA). Le musiche presenti nel corto sono dei Not A Number,una band che ha volentieri prestato la propria bravura musicale per creare un accompagnamento musicale alla storia.Ringrazio tutte le persone che hanno partecipato e invito chiunque volesse ad interpretare la storia di Elenoir,diritti permettendo ovviamente :-).

Guarda il cortometraggio di Elenoir su YouTube.


(non riesco a caricarlo su Blogger....)sorry...:-)

giovedì 28 maggio 2009

Roma Gay Pride 2009!!! Elenoir non vede l'ora!!!


Poche occasioni riescono, come il Gay Pride, ad unire anche per un solo giorno persone di estrazioni sociali così diverse e di differenti età, credo e idee politiche.
Anche quest'anno, come ogni anno da quando vivo a Roma parteciperò al pride, nel modo più sereno possibile, con la gioia di vedere riflessi negli occhi di migliaia di persone che mi circondano gli stessi sogni che attraversano i miei. Sogni per i quali molta gente combatte quotidianamente, per lo più gente comune e pochi politici. Sono sempre grata al destino di avermi fatto nascere in un'epoca nella quale posso camminare per strada stando quasi tranquilla, anche se stringo nella mia mano quella della persona che amo, anche se è femmina. Ricordo l'ansia (necessaria) provata nel dire alle persone care chi ero veramente, cosa volevano dire i miei silenzi.
Sono emozioni che credo di poter condividere con buona parte delle persone che saranno presenti il 13 giugno a Roma, per il Pride Capitolino. Vorrei condividerle con persone che a queste tematiche sono lontane...o per volere o per caso.Vorrei che il Gay Pride si snodasse per le vie della città e che tutti i partecipanti si fermassero per strada a parlare con un passante(di quelli che fanno di no con la capoccia quando passano i carri del Pride e che dicono "che vergogna")e a raccontargli le nostre storie.Io di mio posso solo continuare per la mia strada, che mi da la possibilità di raggiungere qualche passante in più...raccontare loro tutte le storie che mi passano per la testa, quelle che vivo sulla mia pelle e quelle che vivono le persone a me care.

Una volta una persona a me molto vicina mi chiese, dopo che le avevo presentato una coppia di miei amici ed una mia amica,tutti gay:- Ma non ne hai amici "normali"?
La mia risposta fu:- Tutti i miei amici sono "normali". Ma dentro di me so che sono anche TUTTI SPECIALI!

martedì 19 maggio 2009

NEW Gadget!!!!!




Ciao a tutti!!!Arriva l'estate e cosa c'è di meglio nelle calde giornate che ci aspettano che andarsene allegramente al mare a fare un bel bagno?
Magari portandosi un libro da leggere?
Io ne consiglio uno in particolare....indovinate quale??? ^---^
Così ho pensato di creare un oggetto che potesse contenere giusto lo stretto necessario per una giornata di sole o un week-end con gli amici...LA SHOPPER di ELENOIR!!!Una bellissima borsa di cotone(per essere sempre super ecologici!!!)con la stampa della copertina del romanzo e due lunghi manici per indossarla con comodità.
Inoltre per tutti coloro che hanno già aquistato il libro (qui di lato i link per acquistarlo on line,oppure in occasione delle presentazioni,o semplicemente nella vostra libreria) la spilletta è in Omaggio!

Fatevi sotto,sono le prime che faccio e dunque sono...A "TIRATURA LIMITATA"!!!!




giovedì 7 maggio 2009

La settimana dopo il Festival del cinema GLBT di Torino...



Eccoci qui...finalmente un attimo per raccontarvi come sono andate le cose su a Torino.
Sono arrivata in stazione e Gerry(che ha organizzato la presentazione)è venuto a prendermi portando con se una busta piena di guide della città e un sorriso sulle labbra. Per fortuna la persona che mi ospitava abitava a due passi da Porta Nuova...ero carica di buste bustine e borsette!!!Il giorno della presentazione era due giorni dopo il mio arrivo e grazie al pass datomi dagli organizzatori del Festival ho avuto il piacere di passare quei due giorni saltellando da una sala all'altra del cinema Ambrosio.
La sera di martedi:Fresh Kill di Shu Lea Cheang
Il pomeriggio e la sera di mercoledi:qualche puntata di Sugar Rush di Harry Bradbeer;Isola nuda(Naked Island)di Debora Inguglia;Absences répétées(Repeated Absences)di Guy Gilles
Il pomeriggio di giovedi:Sex Fish,Sex Bowl,Fingers and Kisses,Coming Home,Fluid,The Fisting Club,I Am You Are High on Milk tutti di Shu Lea Cheang.
E a seguire... La mitica presentazione di ELENOIR all libreria Feltrinelli!!Eravamo in tre autrici a dover presentare il libro...io ero la prima. Consolata Lanza,che faceva la relatrice,Antonella D'annibale si occupava della lettura di un paio di capitoli...mi hanno aiutato tantissimo a non svenire dall'emozione. Sono stata felicissima perchè tutto è andato a meraviglia, ho rivisto delle persone che erano venute apposta per me e che non vedevo da mesi e ho fatto una marea di disegni a quelli che hanno comprato il libro.

La sera, poi, premiazione dei film che avevano partecipato al Festival.Vladimir Luxuria presentatrice simpaticissima e superprofessionale,anche cantante niente male.Mi sono "tajata"dalle risate dall'inizio alla fine della presentazione per le sue battute piene di humor. Poi, prima della proiezione del film prevista dopo la premiazione siamo uscite dal cinema...era caldissimo!Li ho avuto il piacere di salutare la signora Luxuria e il direttore(adorabile)del Festival, Giovanni Minerba. Poi a casa, dove due miei amici mi aspettavano per fare le 5 di mattina a suon di chiacchiere e sogni.

Il primo Maggio son ripartita subito per Roma...dopo aver atteso 2 ore in stazione per poter salire su di un treno diretto verso la Capitale.

IL CONCERTO DEL PRIMO MAGGIO.
Me ne ero scordata...per me la vera festa era stata il giorno prima!:-)


mercoledì 6 maggio 2009

Intervista su Graphomania!

Parlaci un po’ di te
Al momento sono il classico esempio di nerd al femminile. Questa almeno è l’immagine che ricevo dallo specchio. Sto lavorando moltissimo per ultimare le tavole del fumetto I racconti di Poe. Ho cominciato il mio secondo romanzo Femme HZ, molto fantascientifico. Vorrei finire l’Accademia di Belle Arti ma purtroppo (e per fortuna) l’uscita di Elenoir ha un po’ rallentato la mia efficienza scolastica. Che dire… mi servirebbero una traduttrice, una segretaria… volendo, anche un’autista…

Perché scrivi?
Credo che per me scrivere sia una sorta di meditazione, un avvicinamento al nirvana, diciamo così. Provo delle sensazioni simili nel momento in cui metto le mani nella terra in cui coltivo i miei fiori. Il mio cervello smette di incamerare idee e pensieri ed inizia a tirarli fuori, uno dopo l’altro, più o meno con un senso logico. Alla fine mi ritrovo con la mente più libera da tutti i personaggi che la affollano. Immagino il posto in cui prendono vita le mie idee come l’arteria principale di una grande città. C’è rumore, la gente corre di qua e di là senza una meta apparente. Tutto quello che faccio è prendere per mano questi omini e mettere ordine nei loro percorsi. Dare loro uno scopo in quella folle corsa in cui, altrimenti, si scontrerebbero l’uno con l’altro.

Mi trovo a passeggiare per quella strada e vedo me stessa sbirciare nelle vetrine dei negozi che la costeggiano. A volte entro e compro qualcosa: sono i prodotti dei personaggi della mia mente. Le loro azioni, i loro pensieri e i loro stati d’animo...

...Continua su Graphomania.

venerdì 10 aprile 2009

Intervista su House of Books!

Per quelli che ancora non la conoscono presentiamo Julie Maggi con le parole della stessa Julie Maggi?
Sono un aliena,venuta da non ricordo dove, per realizzare uno studio sulle creature bipedi dotate di
intelletto e sentimenti che popolano il pianeta Terra.
Età anagrafica umana:25 anni.
Ho osservato la vita sul vostro pianeta per 18 anni stazionando
in una famiglia del sud Italia, poi mi sono spostata nel centro Italia dove tutt'ora studio le relazioni tra
gli esseri umani,le loro passioni e i loro drammi.L'arte trovo sia l'espressione umana a me congeniale per la comprensione.
Trovo che questo pianeta sia davvero bello anche se, molto spesso,noto l'insorgere di strane complicazioni,
dagli umani stessi create,che sconvolgono gli equilibri di molti tra gli umani stessi.
Io stessa talvolta fatico a trovare il mio,di equilibrio.Si vede che mi sono ambientata bene e questa è solo una conseguenza di ciò. ;-)
(se vuoi posso anche parlare seriamente,ma siccome a sta domanda non so più come rispondere...tantovale buttarla sul ridere)

Elenoir, come si legge nella quarta di copertina ma anche nella prima pagina, secondo uno di quei siti che danno Il significato dei nomi significa "che ha pietà". Cosa aggiungeresti su questo bellissimo personaggio (che personalmente mi è piaciuto tantissimo)?
Mi immagino la scena di un fumetto in cui Superman(o un altro qualsiasi supereroe) salvi la vita ad una ragazza
trascinandola con sè,volando via.Elenoir ha fatto lo stesso con me.Tutte le volte in cui,negli anni che sono passati
da quando ho scritto il libro,mi sentivo demotivata e priva di scopo,lei mi guardava dal basso di un foglio di carta
disegnato e sembrava dirmi "Coraggio,io vivo per te!!!".E così io prendevo la matita e disegnavo, oppure scrivevo.
Quando poi,anni dopo,ho pubblicato il libro,lei era li davanti a me,mi sorrideva e pareva dicesse"Hai visto?"...

...Continua su HOUSE OF BOOKS.

Intervista su Queerblog!

L’editore Foschi ha recentemente pubblicato il romanzo illustrato Elenoir di Julie Maggi che narra dello smarrimento di Elenoir dinanzi alla morte della propria compagna Valentine e della ricerca di una spiegazione di quanto avvenuto fra discoteche, lapidi e misteriose apparizioni. Oltre alla godibile storia risulta interessante l’idea del romanzo illustrato: il testo, infatti, è arricchito da illustrazioni originali della stessa autrice.

Allora, Julie, spiegaci un po’ com’è questo romanzo, anzi no questa graphic novel, anzi no… cos’è?
Ahahah! Questa è una domanda che mi hanno fatto molte persone; in effetti si è creata un po’ di confusione quando ho messo tre tavole di prova del fumetto di Elenoir nel mio blog. Ma Elenoir è un romanzo illustrato. Il termine romanzo illustrato viene dalla traduzione di graphic novel ma in questo caso sarebbe errato considerarlo tale. Il graphic novel, infatti, è un fumetto in tutto e per tutto, con vignette, onomatopee e balloon. In Elenoir ci sono cinquanta illustrazioni, nello stile delle tavole che ho messo on line, ed essendo molte c’è chi si è confuso e ha capito che potesse essere un fumetto. Le illustrazioni seguono e si intrecciano al testo a volte sottolineando i momenti più importanti o i sentimenti di Elenoir e degli altri personaggi.

Elenoir è una sorta di tuo alter ego o sbaglio?

Non immagini come sia difficile rispondere a questa domanda. In un certo senso sì, è una sorta di mio alter ego; è una persona che, essendo fatta di carta ed inchiostro, ha il “superpotere” di combattere contro quel personaggio oscuro che è Blake e uscire dalla lotta vincitrice. Come molti eroi di carta, Elenoir ha la forza, il coraggio (e i vestiti!!) che vorrei. È il personaggio di carta che servirebbe nel mondo reale. Per il resto io assomiglio “esteticamente” più a Valentine, la ragazza di Elenoir...

...Continua su QUEERBLOG.

martedì 24 marzo 2009

ELENOIR ospite al TORINO FILM FESTIVAL GLBT

http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/puntivendita/negozi/trova/piemonte/Libri-e-Musica-Torino.html


"Da Sodoma a Hollywood"
24° Torino GLBT Film Festival
ospita Elenoir -
http://www.tglff.com/cmz854-2953-14140/A_qualcuno_piace_libro/a.html

Il ciclo di incontri, simpaticamente battezzato "A Qualcuno piace Libro", si
terrà dal 24 al 30 aprile presso la centralissima libreria Feltrinelli,
per "Elenoir" giovedì 30 aprile alle ore 17:00.
Oltre a Julie Maggi
interverranno anche Elisabetta Pasquali autrice de "Il gusto del picchio" - Robin edizioni- e Francesca Ramos "Una come me" - La Tartaruga edizioni-
Introdurrà Consolata Lanza http://www.zam.it/3.php?id_autore=1819
ed è previsto un intermezzo musicale di Pia Tuccitto
http://www.piatuccitto.net/concerti/index.html

24 anni di esplorazione e costruzione dell'immaginario queer. Grazie a uno sguardo acuto e sensibile sul cinema soprattutto di ricerca, anno dopo anno il Festival è cresciuto diventando una delle principali occasioni di dialogo per la comunità glbt e il grande pubblico. Nel corso degli anni, tra le scoperte in anteprima per l'Italia, il Festival ha segnato gli esordi di autori come François Ozon, Gus Van Sant, Derek Jarman, Todd Haynes, Eytan Fox, Apichatpong Weerasethakul, Alain Guiraudie, Auraeus Solito, Christophe Honoré e Brillante Mendoza.


Data: giovedì 30 aprile 2009
Ora: 17.00 - 20.30
Luogo: Libreria "la Feltrinelli"
Indirizzo: piazza C.L.N., 251
Città: Torino, Italy
Telefono: 390118138850
E-mail: http://www.blogger.com/programma@tglff.com

domenica 22 marzo 2009

Eccoci qui a Roma...




Sì, sono le 7,30 di mattina...e non mi sono appena svegliata,sto andando a dormire.
La presentazione di Elenoir a Roma è andata benissimo...salvo il mio imbarazzo da palco. :-)C'erano molte persone mai viste prima...molte persone che erano lì per sentirmi dire qualcosa che, a mozzichi e bocconi(come si dice a Roma) spero abbiano sentito.
Il grande Giandomenico Antonio Ledda,attore e lettore,in questo contesto, ha interpretato (dopo una notte passata a provare) il capitolo "Charlie". L'entusiasmo del pubblico si è sentito, a me è arrivato...amici,persone che ho conosciuto in questa occasione...grazie di esserci stati. Mi vorrei scusare per la mia "timidezza"...vorrei farvi capire quanto potessi sentirmi in un certo senso sotto pressione...le mie parole, le poche e traballanti parole che ho pronunciato, giuro diventeranno più sicure col tempo...grazie a tutti di essermi stati vicino in questa presentazione!
Appena me le passano...metto le foto...(io ero diciamo"distratta"...disegnavo...e non ne ho fatte...te pareva ;-p )



giovedì 12 marzo 2009

Presentazione Elenoir a ROMA il 21 Marzo!


Nel centro del quartiere studentesco romano, l'evento più atteso dai fans di ELENOIR!Tantissimi ospiti, una location da "belle e dannate", l'allestimento di una mostra con le illustrazioni del romanzo e i fantastici gadgets originali,disponibili unicamente in occasione della presentazione, il 21 Marzo alle ore 17,30. Le copie del romanzo saranno disponibili per l'acquisto e le dediche personalizzate. Il Blow è in Via di Porta Labicana 24 angolo Via dei Sabelli 00185 - Roma, quartiere San Lorenzo.
Per info mail to:
info@blowclub.it

Prenota Elenoir anche on line!
FOSCHI EDITORE
IBS
LIBRERIA UNIVERSITARIA
WEBSTER
BOL
DVD

martedì 10 marzo 2009

Prima presentazione ufficiale di Elenoir a Forlì













Ecco qualche foto della prima presentazione di Elenoir.

giovedì 26 febbraio 2009

Copertina Ufficiale di Elenoir

Questa è la copertina"nuova"di Elenoir. Nuova nel senso che è cambiata la grafica,ma sempre la stessa, familiare immagine che ormai conoscete benissimo. E' così che la troverete in libreria o su internet.
FOSCHI EDITORE
IBS
LIBRERIA UNIVERSITARIA
WEBSTER
BOL
DVD

Vi ricordo che la prima presentazione è a Forlì, la settimana prossima(il 7)...le prossime sono in fase organizzativa,ma verrete avvisati per tempo.
BACI!
Julie

giovedì 19 febbraio 2009

Guardate un po' cosa ho tra le mani???^---^

Che dire....?


Qui il raccontino ci sta tutto!!!


Allora,è successo ieri pomeriggio verso le...mmh...cinque.


Esco di casa (non casa mia) e mi reco in centro (A TORINO) per acquistare un libro di storia dell'arte antica,sapete com'è...devo anche studiare,tra una gioia e l'altra :-). Mi faccio una passeggiata a ritmo di musica molto figa,ultimamente sono entrata in fissa con della vecchia roba dei Massive Attack, ed entro nella prima libreria.


E' sotto i portici,si chiama FNAC.Entro e spulcio tra i libri di storia.Ne prendo uno ma di libri scolastici manco l'ombra...chiedo alla cassiera la quale mi manda da Mondadori,che è tipo girato l'angolo sulla sinistra. pure lì...un reaparto di libri illustrati per bambini da paura...ma testi scolastici zero. Un'altra gentile commessa mi scrive il nome di una terza libreria, in via Garibaldi,la via del Corso di Torino. per intenderci:dove gli EMO vanno a fare le vasche,cioè a passeggiarci(e pure i metallari,forse per via di due negozietti darkettoni,o perchè piazza Statuto dicono sia un posto mistico...boh).


Questa libreria si chiama PARAVIA.




E' una libreria del 1802.Di quelle belle,con gli scaffali in legno che arrivano al soffitto. commessi ce ne sono tre. Mi serve un ragazzo coi baffi che mi porta dei libri di storia che io sfoglio tutti prima di accorgermi che...sono di storia e non di storia dell'arte. Al che glielo dico e lui tranquillo,ridendo,si rimette a cercare. Mi trova il libro che cerco. Gli chiedo dove stanno i libri di narrativa e se sono in ordine alfabetico. Lui mi risponde di si, in ordine alfabetico di editore e di autore. Mi è venuta la curiosità, devo vedere se c'è.
Mi metto a spulciare tra i volumi di Fazi, Feltrinelli e tutti quegli editori con il nome che inizia per "F".Nulla. Di Foschi nemmeno l'ombra. Vedendomi presa dalle ricerche il tipetto baffuto mi chiede se mi serve una mano. Declino l'offerta dicendogli che male che va,se non trovo quello che cerco,magari scopro qualche bellissimo libro che non conosco. Che gli dovevo dire?Sì,sa...sarei curiosa di sapere se per caso avete il mio libro?Naaa...
Così mi faccio qualche altro scaffale,Frassinelli, Fanucci, Fabbri...e ci rinuncio.
Mi giro per pagare il mio volumone sui greci e i romani...e mi cade l'occhio sul tavolo delle novità.
Colpo al cuore!
Tra vari libri,le cui copertine non ricorderò mai, c'è Elenoir,che sta proprio li davanti a me,manco mi volesse dire"E allora ce l'hai fatta,pensavo fossi orba".
Cioè... il mio libro è li davanti alla cassa ed io mi sono spulciata tutta la libreria costoletta per costoletta. Il mio cuore fa le capriole, lo prendo in mano,raddrizzo le altre copie sotto e vado alla cassa. Glielo do alla cassiera insieme al volumone di storia dell'arte. me li imbusta,pago ed esco ringraziando. E ringrazio la cassiera,il tizio coi baffi,l'altra commessa, i clienti che spalla a spalla con me sceglievano i loro libri.Mentalmente.
Esco in strada e vado verso piazza Statuto, uno dei punti magici di Torino. Mi fermo sotto i portici in un negozio che vende le stampe originali delle illustrazioni di Peter Pan di Arthur Rackham.
E' tutto così ottocentesco. non riesco a prendere in mano il libro fino a quando, a piedi, non arrivo a Porta Susa.Scendo le scale e imbocco la metro.Appena parte lo tiro fuori dalla busta e lo guardo.
Avete presente quando da piccoli sognavate tantissimo che Babbo Natale vi regalasse quella cosa che da mesi desideravate con tutta l'anima?Beh...è niente.
Ancora adesso,dopo una notte, riesco a tenerlo in mano per 5 minuti alla volta. E' come se fosse un qualcosa di diverso,di oltre...cioè:l'ho scritto,l'ho illustrato,ci ho pianto e riso. E ora è tra le mie mani,come se si fosse materializzato dal nulla. E invece tante persone ci hanno lavorato e ci lavorano ancora adesso. Quante cose dietro a 144 pagine.
Sono FELICE.

LIBRERIA PARAVIA Via Garibaldi, 23 10122 TORINO tel. 011 540608 fax 011 5184475

mercoledì 11 febbraio 2009

ELENOIR DAL 16 FEBBRAIO IN LIBRERIA !!

Signori e signoreeeeeeee!


E' con gioia immensa che scrivo questo post, dopo mesi e mesi di attesa,dopo un anno di lavoro e tre di speranza...finalmente posso dirvi che sì,davvero dal 16 febbraio Elenoir sarà in libreria. Consiglio fin da ora di ordinare personalmente la vostra copia per essere sicuri che arrivi,puntuale puntuale, dal vostro libraio di fiducia. In alternativa, la potrete trovare sui siti di vendita on line che vi elenco e di cui metto i link.

In queste è già ordinabile:
FOSCHI EDITORE

IBS

LIBRERIA UNIVERSITARIA

WEBSTER

DVD

CAFORIO LIBRI E MUSICA

In questa lo sarà a breve

BOL

La prima presentazione ufficiale è prevista per il 7 marzo alle ore 17.30, a Forlì nella Libreria Mondadori del MEGAforlì,in C.so della Repubblica 144 (Tel. 0543 370738 Fax.054329068 megaforli@libreriacappelli.it). Poi ce ne saranno altre che non mancherò di ricordare su questo blog. Questa che vedete è la prima delle illustrazioni del libro (ce ne sono 50) ed in occasione delle varie presentazioni sarà mio piacere realizzare degli schizzi per chiunque voglia acquistare una copia di Elenoir.

Oggi, qui a Roma, piove di brutto, con tuoni e fulmini.Nella mia fantasia è il mio papà artistico che mi manda fiori elettrici sparsi per il cielo. Grazie di tutta l'ispirazione che mi hai dato, Charles, continua ad ispirarmi dalle tue nuvole nere e cariche di tuoni e fulmini, spero di non deluderti mai! :-)

Un enormissimo grazie alla casa editrice, che quotidianamente fa sentire l'emozione e la trepidazione per il mio piccolo libro!

mercoledì 28 gennaio 2009

Happy Valentine's day!(e distributori Elenoir)

Buon S.Valentino a tutte e tutti gli innamorati...

Se per qualche motivo avessi difficoltà a reperire Elenoir, contatta il distributore addetto alla tua zona!Se sei un libraio e vuoi acquistare delle copie,ordinale dal tuo distributore di fiducia o da quello che preferisci della lista qui sotto!!! :-) oppure contatta l'editore a questo indirizzo!
Distributori
1. ALFE LIBRI s.r.l. Via S. Breda 26/b - 35010 Limena (PD)Tel. 049-8840333 Fax 049-8840444E-mail: info@alfe.it Zona di competenza: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige

2. E.G.A.F. S.R.L.Via Tibaldi 22 - 22/A - 10151 Torino Tel. 011-4530537 Fax 011-4552619e-mail: egafsrl@virgilio.itZona di competenza: Piemonte e Valle d'Aosta

3. DIELLECI s.r.l.Via Nazionale delle Puglie 200/A - 80026 NapoliTel. 081-7598899 / 5843333 Fax 081-5844463E-mail: lperrel@tin.itZona di competenza: Campania

4. DISTRIBUTRICE LIBRARIA LAZIALE s.r.l.Via Tor Fiorenza 27 - 00199 RomaTel. 06-86211556 / 86211589 Fax 06-86210227E-mail: gpanimo@consorzioegaf.it Zona di competenza: Lazio

5. DLB s.r.l."Centro direzionale Torre San Vincenzo" Via San VIncenzo 2 - 20° piano 16121 GenovaZona di competenza: Liguria

6. EDIPROMO s.r.l.Via Zanardi 106/6 - 40131 BolognaTel. 051-6346798 Fax 051-6344412Email: edipromo@edipromo.itZona di competenza: Emilia Romagna e provincia di Mantova

7. EDIZIONI FAG s.r.l.Via Garibaldi, 5 - 20090 Assago (MI)Tel. 02-4885241 Fax 02-48841936Email: fag@fag.itZona di competenza: Lombardia (esclusa la provincia di Mantova) provincia di Piacenza

8. LIBRARIA DISTRIBUZIONI di Loi EmanueleVia Cucca, 9 - 08100 NuoroTel. 0784-204050 Fax 0784-204080Email: emaloi@tin.itZona di competenza: Sardegna

9. LIBRI & LIBRI s.r.l.Via Guido Rossa, 4 - 60020Tel. 071-2866668 / 9 Fax 071-2866912Email: fornasiero@librielibri.191.itZona di competenza: Marche, Umbria, Abruzzo e Molise

10. M.M. DISTIBUZIONE LIBRARIA di Marinaci Cosimo & C. s.n.c.Via Beato Angelico 13/23 - 90145 PalermoTel. 091-6762393 Fax 091-552172Email: mmdislib@libero.itZona di competenza: Sicilia

11. N.D.M. NUOVA DISTRIBUZIONE MERIDIONALE s.r.l.Via Conte Giusso, 4/D - 70125 BariTel. 080-5461219 Fax 080-5461398Email: beppe@barisera.itZona di competenza: Puglia, Basilicata e Calabria

12. TECNOLIBRI DISTRIBUZIONEVia Pratese, 217 - 50145 FirenzeTel. 055-308232 Fax 055-317660Email: tecnolibri@tecnolibri.itZona di competenza: Toscana

Preparativi


Eh già...che bello organizzare le presentazioni e le mostre per l'uscita di Elenoir. Sono felice perchè molti miei amici mi sostengono e mi aiutano mettendo a disposizione i loro spazi e cercando di mettermi in contatto con le persone giuste. Tutti in qualche modo stanno collaborando alla buona riuscita del progetto e sono felice perchè sento entusiasmo anche da parte dello staff della casa editrice. Passerò molto tempo in giro per l'Italia nei prossimi mesi e sono davvero curiosa di sapere come si svolgerà questa avventura. In ogni caso sono emozionata e felice, i pensieri dell'altro giorno sono lontani. Sono con i piedi per terra, naturalmente. Ma nulla di più. La mia felicità può solo che condizionare positivamente il tutto.

Karina aveva ragione...serve solo un po' di tempo.

mercoledì 21 gennaio 2009

Ele va dal tipografo...

...potrebbe essere il titolo del racconto di una giornata tipo di Elenoir. E invece è la realtà.Elenoir, la "mia" Elenoir va a farsi bella per uscire.

Vorrei descrivere come mi sento ma è davvero difficile. Sono contenta come non mai, ma se non lo do a vedere è solo perchè sento un ansia salirmi dentro giorno dopo giorno.
Si, lo so che esce il mio libro. Si, lo so che è il primo (è come un parto) e che dovrei fare i salti mortali dalla gioia(e li faccio infatti).
Persone che conosco e che sono scrittori anche loro (beh dai, so che un libro non fa di me una scrittrice tipo la Rowling, ma almeno scrittrice generica si, no?)mi mettono davanti a tutte le possibilità, belle ma soprattutto brutte(penso perchè mi vogliono bene), che incontrerà il mio figlioletto (anzi figlioletta). Mi dicono che potrebbe ricevere l'invidia di chi mi sta intorno, le critiche di chi non capisce e anche di chi invece ne capisce un sacco. Che potrei essere io l'unica persona che ne comprerà una copia. Che potrebbe essere impossibile che abbia un buon riscontro visto che "non è Mondadori". Che molte persone che lo leggeranno mi vedranno con occhi diversi, perchè capiranno che sono"diversa". Che potrebbe essere il primo e l'ultimo che pubblico. Che non mi devo gasare,che se poi le cose vanno male ci resto di cacca. Che non serve farsi pippe mentali che poi tanto arriva sempre il giorno in cui ti chiama l'editore e ti chiede se vuoi comprare le rese, prima che vadano al macero.
In tutto questo la mia vita continua. Io che vorrei starmene tranquilla a scrivere il prossimo romanzo, finire il mio saggio, iniziare una nuova storia a fumetti su Poe, fare gli esami all'accademia, devo invece fare i conti con i miei genitori, che li sento giù, sicuramente anche a causa del mio coming out, persone a me care che, in questo periodo, vanno in ospedale una dietro l'altra, il desiderio di stare affianco alle persone a cui voglio bene e il non potermi dividere in mille parti.
Sono felice come non mai per l'uscita del libro e spero che lo siano almeno quanto me almeno anche le persone che ci hanno lavorato. Conosco la loro fatica perchè ho fatto buona parte dei lavori che fanno loro e so che lavorare sulle cose degli altri non è la stessa cosa. I miei amici e le mie amiche mi tartassano di messaggi in cui mi chiedono "Quando esce?Quando esce?"e io lì a rispondergli "Sta finendo di asciugarsi i capelli.".
E' anche questo il fatto. Forse ancora non ci credo. Ha davvero finito di farsi bella?!? Ci ha messo tre anni a finire di prepararsi per uscire e ora che è quasi pronta io sono qui che, invece di sorridere, tremo.
Dal capitolo "Charlie":

- Entra - sembra un’intimidazione.
- … -
- Se non sarà oggi sarà un altro giorno e tu sai bene quanto la cosa non si possa rimandare. Il momento è questo, lo capisci, vero?
- Ho paura… - le parole mi escono senza controllo, non volevo ma l’ho ammesso.
- Ti aspetterò qui. Coraggio entra.
Non posso davvero rimandare oltre. Mi guardo intorno. Non c’è nessuno a parte noi. Mi sento come una profanatrice.


E' così.
In bocca al lupo Elenoir...

venerdì 9 gennaio 2009

La salita è lenta,la discesa...ripidissima!


Anno nuovo, vita nuova si dice, no?

Ho iniziato quest'anno, il mio venticinquesimo, con non poche ansie. Ho passato una serata d'inferno(psicologicamente)a trovare le parole per dire ai miei che...beh, voi che leggete sto blog lo sapete già!Non è stato facile, per niente.Ora capisco il perchè venga quasi mitizzato il momento del coming out.

Molti miei amici e amiche mi hanno detto"Ma perchè lo fai!?!"...da una parte è vero, se avessi voluto avrei potuto continuare la mia vita come sempre. Ma esce il libro tra poco più di un mese e non avrei preferito che i miei si ponessero delle domande quando ormai fosse già tra le loro mani. E poi voglio vivere quanto più sinceramente con le persone a cui voglio bene, anche con me stessa.

Mi sembra quasi che tutto sia diverso, quest'anno nuovo...ha una luce diversa, mi mette in un certo senso paura. Vorrei trovare le forze, e le troverò, per affrontare quelle piccole sfide quotidiane che...prima o poi bisogna prendere di petto. Ci sono molte cose all'orizzonte, cose veramente belle e cose che voglio cambiare. Per raggiungerle mi devo lanciare giù da una discesa ripidissima, fatta di ghiaia,scivolerò ad ogni passo.Devo fare così, senza fermarmi a pensare perchè, se mi dovessi fermare, sarebbe dura. Meglio ruzzolare giù, farmi male ma almeno non vivere nell'ansia del non sapere dove mettere i piedi.

Beh...non sono sicura ma...credo che il prossimo post sarà quello di uscita di ELENOIR!!

mercoledì 10 dicembre 2008

Che gioia!


Com'è bello aprire la propria casella di posta e trovare un email della persona che si occupa di impaginare il libro...con allegate le prime pagine! E' bellissimissimissimo vedere con i propri occhi qualcosa che si sviluppa, soprattutto quando la gestazione è così lunga...manca poco ormai ma fremo dalla voglia di vedere come andranno le cose.

Nel frattempo ho finito di traslocare, la nuova casa è un amore e dopo i primi giorni, in cui ho anche versato diverse lacrime, inizio finalmente a sentirla mia. Ho già sistemato la postazione di lavoro che spero vedrà nascere molte belle cose. Vorrei dare una festa ma aihmè, ci sono ancora scatoloni ovunque ed ho da terminare un lavoro a breve... questa sera sarà la terza sera che dormo a casa e nella mia fantasia darò una cena bellissima dove si mangeranno tutti i piatti preferiti da me, da Ele, da Poe e tutti gli altri(e altre). Nella realtà invece dovrò rimandare il tutto a dopo il 15. Un bacione a tutti!!!

venerdì 5 dicembre 2008

Elenoir : Nuova veste per nuova casa!

Ecco un'altra incisione che, visto il momento, ci sta troppo bene.
Ebbene si... altro trasloco. Il dodicesimo per la precisione...spero sia l'ultimo o perlomeno che passi un po' di tempo prima del prossimo. Momento frenetico per me: mille lavori, mille viaggi con mille valigie, l'attesa impaziente per l'uscita del libro, tanti esami da fare con questo governo che pare non volerci dare la possibilità di capire il mondo, anche attraverso i libri. Emozioni contrastanti, dalla rabbia alla gioia, e tutto a chiusura di un anno che, lo posso dire, è stato molto bello.
Vorrei fare mille cose ma già i miei attuali progetti tolgono tanto tempo, per fortuna la casa è grande abbastanza da poterci sguinzagliare dentro i miei pensieri.
Sono sempre ottimista, come al solito...speriamo porti gioia ad un sacco di gente a cui voglio bene.
Ps:qui nella colonna a fianco trovate un sondaggio...

Copio direttamente dal sito www.mariomieli.org:
(Io non credo di poterci andare...ma partecipo moralmente.)

6 dicembre
Sit in contro l’omofobia

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli aderisce alla fiaccolata sit in che si terrà sabato 6 dicembre, dalle ore 17 davanti San Pietro, in Piazza Pio IX, e promossa da Arcigay Roma, ArciLesbica, Radicali Italiani, l’Associazione Radicale Certi Diritti, l’Associazione Luca Coscioni e Nessuno Tocchi Caino, insieme alle associazioni che si battono per la tolleranza, la laicità, i diritti civili e umani, contro la grave decisione del Vaticano di non sostegno alla proposta francese all’Onu di depenalizzazione dell’omosessualità. All’iniziativa non violenta partecipano dirigenti, parlamentari e militanti radicali insieme ad esponenti del movimento lgbt.
A metà dicembre l’Assemblea Generale dell’Onu sarà chiamata a votare una dichiarazione politica promossa dal Governo francese e sostenuta da tutti i paesi dell’Unione Europea, che invita gli Stati membri a depenalizzare l’omosessualità laddove è considerata ancora reato. Difatti, in oltre 80 paesi del mondo, l’omosessualità è considerata un crimine, in 9 di questi è prevista la pena di morte.
Il Vaticano, pur sostenendo a parole, che occorre avere rispetto per le persone omosessuali, ha deciso di allearsi con i paesi teocratici e dittatoriali che prevedono durissime condanne, torture e pena di morte per le persone gay. Molti paesi tra questi, in particolare quelli democratici, pur prevedendo l’omosessualità come reato non applicano la legge e hanno un atteggiamento di tolleranza verso le persone gay.
La decisione del Vaticano è gravissima perché alimenta l’omofobia e la violenza verso persone che non hanno colpe e che desiderano vivere la loro vita con rispetto, dignità e il riconoscimento dei propri diritti.

venerdì 21 novembre 2008

Manifestazione contro la violenza sulle donne: Elenoir ci sarà!

Elenoir ci sarà, eccome alla manifestazione contro la violenza sulle donne!
Io personalmente ho cercato di coinvolgere quante più persone possibile a partecipare e spero che saremo in tanti. Perchè uso il termine "tanti" invece che "tante"? Perchè io manifesto contro la violenza sulle donne, e sebbene sappia che nella quasi totalità dei casi si tratti di violenza maschile, ho la certezza assoluta che moltissimi uomini rispettino le donne e le amino in quanto tali. E le difendano. Ho incitato i miei amici maschi a partecipare alla manifestazione e spero che loro abbiano fatto lo stesso con i loro amici. E' giusto che a scendere in piazza siano le donne, per far sentire la loro voce e per dire basta. Ma è bello e di buon esempio che a scendere in piazza siano gli uomini, per dire"io non sono quel tipo di uomo" e per far capire a tutti che è possibile un mondo in cui donne e uomini collaborano pacificamente e si rispettano in quanto esseri umani.E non maschi o femmine. TUTTI in piazza sabato 22 novembre per scambiarci anche solo un sorriso, nel nome dell'amore verso le donne, e del rispetto di chi ci sta vicino, e lontano.

Qui sotto un articolo tratto da: http://retedelledonnedibologna.blogspot.com
Le donne denunciano le continue violenze e gli assassini che avvengono in contesti familiari da parte di padri, fidanzati, mariti, ex e conoscenti.
E' una storia senza fine che continua a passare come devianza di singoli, mentre la violenza contro le donne avviene principalmente all'interno del nucleo familiare dove si strutturano i rapporti di potere e di dipendenza.
Ricordiamo che l'aggressività maschile è stata riconosciuta (dati Onu) come la prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne in tutto il mondo.
Il tema, soprattutto in Italia, continua a essere trattato dai mezzi di informazione come cronaca pura avallando la tesi che sia qualcosa di ineluttabile, mentre si tratta di un grave arretramento della relazione uomo donna.
La violenza contro le donne non deve essere ricondotta, come si sostiene da più parti, a un problema di sicurezza delle città o di ordine pubblico. La violenza maschile non conosce differenze di classe, etnia, cultura, religione, appartenenza politica.
Denunciamo la specifica violenza contro le lesbiche volta a imporre un modello unico eterosessuale.
Non vogliamo scorciatoie legislative e provvedimenti di stampo securitario e repressivo.
Senza un reale cambiamento culturale e politico che sconfigga una volta per tutte patriarcato e maschilismo non può esserci salto di civiltà.
Scendiamo in piazza e prendiamo la parola per affermare, come protagoniste, la libertà di decidere delle nostre vite nel pubblico e nel privato. Scendiamo in piazza per ribadire l'autodeterminazione e la forza delle nostre pratiche politiche.

Link Utili:
http://www.pinkblog.it
http://www.telefonodonna.it/index3.htm
http://www.pangeaonlus.org/index.php
http://flat.noblogs.org/category/home-page

mercoledì 5 novembre 2008

ELENOIR VA AD ISTANBUL!!!

Vi ricordate delle incisioni che avevo realizzato ispirandomi al romanzo di Elenoir?(vedi Mostra)
Bene, sono contenta di poter dire che, grazie ad una delle persone che più ammiro in quanto stimolatore di menti e attivatore di voglia di fare, il prof. Fatih Mika, sono approdate ad Istanbul alla rinomata fiera d'arte ArtIst, realizzata dal Tuyap e, con esse, anch'io!
Sono partita da Roma il primo del mese di novembre (soffrendo un po' per la mia assenza a LuccaComics). Quando sono arrivata in fiera, in compagnia di parte della cricca dell'Accademia di Belle Arti, mi sono ritrovata in uno spazio immenso, circa 15.000 metri quadrati adibiti ad esposizioni e mostre mercato. La domanda è sorta a bassa voce nella mia testa:
"E' possibile che io sia davvero qui???".
Centinaia di artisti, gallerie, critici... tutti riuniti per rimescolare le carte nel mondo dell'arte contemporanea che divide ( ma riunisce!) il mondo occidentale e quello orientale in una città che ne è il simbolo in piena evoluzione.
Istanbul, che fino al giorno prima per me era un posto sconosciuto, ora mi ospitava e in grande stile. Una città piena di odori strani, mi sentivo come uno dei tanti gatti che la popolano.
Con il naso all'insù a guardare e perdermi nelle facciate dei palazzi, magicamente decorati, tra il Liberty e lo stile tipico Ottomano. La luna, come un sorriso (e anche qui ho pensato ad un gatto...quello di Alice nel paese delle meraviglie!) tra le cupole delle moschee.
Poi, dopo solo pochi giorni, il ritorno in Italia, con un meraviglioso ricordo e la voglia ancora più grande di continuare a lavorare e a crescere...perchè, nonostante le poche ore di sonno, al momento il mio cuore e la mia mente corrono ancora lungo le strade di quella città e all'ombra del bazaar dei miei ricordi tante sono le cose che si preparano a venir fuori e desiderano ardentemente trasformarsi, fino a diventare Arte, ancora e ancora...

Se vi capita di andare ad Istranbul questi sono le coordinate della mostra(dall'1 al 9 novembre):

TÜYAP FAIR CONVENTION AND CONGRESS CENTER, E – 5 Karayolu, Gürpınar Kavşağı 34522 Büyükçekmece – İSTANBUL TÜRKİYE Phone : 90 (212) 886 68 43 ( 70 pbx ) - Fax: 90 (212) 886 67 64

martedì 16 settembre 2008

Qualche nuova parola

E' presto...questa notte ha fatto freddissimo, aggiungerò una coperta al letto perchè una non basta. Inizio a tirare giù le prime linee di quello che mi occuperà da adesso a chissà quando. Molte cose sono cambiate e molto sono cambiata io da quando è iniziata l'avventura con Ele, che è diventata il simbolo del mio coming out... io la mia parte l'ho fatta, ora che si comporti bene e che faccia amicizia con brave persone, tante brave persone.
Sto iniziando a conoscere nuovi personaggi che si sono da non molto trasferiti nel condominio che si staglia dal mio cuore al mio cervello. Aggiungerò una coperta anche per loro perchè so che, da oggi in poi, spesso verranno a trovarmi. :-)

mercoledì 10 settembre 2008

Indignazione



Approfitto di questo mio spazio per sfogare la rabbia che mi sale...

Il giorno prima dell'aggressione al Colosseo...eravamo due ragazze come tante altre che uscite dal Gayvillage rientravano a casa...davanti all'obelisco dell'eur ecco passare una macchina a tutta velocità:dal finestrino si sporge una mano che lancia, colpendoci, una pallina da tennis...l'episodio si ripete pochi metri più avanti.
Non sarà un sasso ma fa male lo stesso, fa male al cuore, oltre che al corpo.Quando ho letto la notizia dei due ragazzi aggrediti di fronte al coming out mi è salita una rabbia tale...non sono episodi isolati,ognuno di noi può esserne vittima.Non sono riuscita a prendere la targa di quei ragazzi che ci hanno colpite con la pallina da tennis ma spero vivamente che in futuro certi episodi si riescano ad evitare.Per il bene di tutti.

sabato 23 agosto 2008

News di fine estate...


Bene bene...l'estate ormai è andata e io sono in procinto di consegnare le illustrazioni "ufficiali" di Elenoir. Il lavoro è stato portato avanti con una gioia mista a sollievo(sono sempre tre anni che ho scritto Elenoir!!!). Sono contenta di essere riuscita a farmi anche qualche giorno di vacanza nei posti che amo di più: il mio Salento, il mio Piemonte, più una capatina in Umbria...sono felice davvero, quasto è un periodo bellissimo e vorrei condividere questo mio stato d'animo con tutte le persone che conosco. In ottobre penso che me ne andrò per un po' in un paesino di montagna a meditare sul prossimo romanzo che già fermenta nella mia testa da qualche tempo. Inoltre, disegnerò la seconda storia con la piccola punkettina Poe (che forse qualcuno di voi ha già conosciuto in "Sotto la superficie")... penso sarà una storia più allegra della prima, al momento vedo tutto molto positivamente.

Ho regalato ai miei la collezione completa delle incisioni di Elenoir. Mia mamma pensa siano un po'...malinconiche e horror...hehehe! In realtà non ha ancora letto il libro quindi... cosa dirà quando lo avrà letto? Pauraaa!

mercoledì 2 luglio 2008

Incisioni: Mostra di fine anno

Le incisioni ispirare ad Elenoir saranno esposte per la prima volta in questa galleria , la Neo Art Gallery(l'indirizzo è in basso). Venite a Curiosare!



www.neoartgallery.it
Neo Art Gallery
Via Urbana 122 Roma
Metro B (Cavour)
tel e fax o64740795
info@neoartgallery.it

giovedì 29 maggio 2008

Una cartolina dalla mia scrivania!


Ecco qui una foto della mia scrivania,come chiesto da Adrio!
Al momento sto lavorando per il secondo episodio di "Sotto la superficie"...e alle illustrazioni per il libro di Ele.
Progetto di farmi una bella vacanza subito dopo gli esami di giugno...mete?boh?Che mi consigliate?
Ah,ovviamente non mancherò il 7 giugno al RomaPride 2008, non vedo l'ora e manca poco...!
Per il resto qualche sospiro(ah,l'amour!) ma tanta voglia di andare avanti in tutto!

giovedì 8 maggio 2008

Il primo libro della collana "Sopra le righe"

Questo è il primo libro della collana "Sopra le righe", che ospiterà Elenoir tra non molto.L'autore è Paolo Borzi, mio caro amico nonchè uno dei primi a leggere le avventure di Ele. E' la persona che mi ha fatto conoscere l'editore e per questo non finirò mai di ringraziarlo.
Io il libro "Le sciamanicomiche" l'ho letto... non è una lettura da "5 minuti al bagno". E' un libro a cui va dedicato ben più di un pensiero, dalle numerose chiavi di lettura, innumerevoli personaggi e atmosfere maturamente allucinanti. Per lettori a cui piaccia trovare, in ogni pagina, una sorpresa.
Che dire...ve lo consiglio,leggetelo e sappiatemi dire se vi piace!
Lo potete trovare in libreria-se non ce l'hanno richiedetelo-oppure (ed io molto spesso compro libri su questo sito e posso garantire che sono puntualissimi e usano pagamenti sicuri) su ibs
Lo trovate anche su unilibro, bol...e altri che per ora non mi vengono in mente... ma google non mente mai- oddio...nel senso che ci trovate di tutto ;-) !
Questo è il sito dell'editore.

È Gaetano Pollastri il narratore - un po' santone e un po' ubriacone dell'avventurosa epopea di Igor(r) Porcu, giovane studente aspirante etnologo dedito al pensiero anarchico. In un paesaggio rurale fra il sogno e la leggenda Igo(r) viene coinvolto nella lotta fratricida fra due borghi limitrofi, incrociando nel suo cammino fattucchiere, suini filosofi, ninfe e preti eterodossi, fino all'epilogo catartico e velatamente esoterico in cui il Pollastri lascia ai lettori il proprio testamento poetico ed esistenziale. Un romanzo grottesco e poetico, una storia di formazione e di perdizione, una visione del passato e della modernità che sorprende ed affascina ad ogni pagina.

martedì 22 aprile 2008

Lavori in corso...

Pre-scriptum: Lo stile scelto per le illustrazioni interne del romanzo di Elenoir è quello di questa immagine con Valentine e Ivory...spero che vi piaccia....


Aaah...oggi ho passato una bella giornata a organizzare tutte le cose che devo fare nei prossimi mesi.
Ho da ultimare le incisioni per Elenoir,fare le illustrazioni per il libro(quelle definitive, finalmente!),preparare una marea di esami(perchè lo studio,soprattutto quello che mi piace,non lo trascuro mai!!!),finire la mia storia a fumetti per Fatece Largo,ultimare tutto il materiale per la mostra del 19 luglio...e come sempre tenere viva, per quello che riesco, la mia vita sociale, anche se sono quasi sicura che a parte rari casi sarà veramente ristretta a poche occasioni.Ma non fa niente.Non me ne vogliano i miei amici ma penso sia comprensibile ogni tanto essere "chiusa".
Sono molto contenta in questo periodo e (per quanto i miei Iris non siano ancora fioriti!) sono molto positiva per il futuro...e ne ho tutte le ragioni!Beh...ora a nanna che domani si lavora sodo!!!!
Mentre aspetti Elenoir...Leggi i racconti spin-off!

martedì 1 aprile 2008

ELENOIR HA UN EDITORE! :-))



Proprio così! Oggi sono stata a Forlì, città in cui ha sede la casa editrice che pubblicherà Elenoir...
Dopo aver apposto la mia sghimbescia firma sul contratto mi sono persa tra le strade di questa cittadina, piena zeppa di cose da dire in tante lingue diverse e in tanti stili diversi. Mi ha incuriosito tanto che, nel tentativo di andare alla mostra di Guido Cagnacci, mi sono persa... e avevo la mappa che presa dai pensieri nn ho nemmeno guardato... (poi ad una certa mi sono guardata attorno e ho pensato"ma dove c... sono?!?").
Sono contenta, davvero contenta. Ora però dovrò levare dal mio blog i capitoli di Elenoir. Ma restano i racconti spin-off e comunque mica ho finito di lavorare sul progetto! Altri gadgetzz in arrivo e poi comunque il blog resta e proprio qui scriverò come se la passa Elenoir ora che se ne va...in "trasferta"!
Ah! Dimenticavo!!! L'editore è Foschi e il libro, in previsione, dovrebbe uscire a natale prossimo, ricco straricco di illustrazioni e con la copertina che conoscete già!


E ora vado a brindare! ;-)

P.s.:COME MI HA FATTO NOTARE UN COMMENTATORE OGGI è PRIMO APRILE,QUINDI PER EVITARE FAINTENDIMENTI AGGIUNGERò:

NON è UNO SCHERZO!!! :-)

venerdì 28 marzo 2008

Attenzione!^----^

Per chi volesse il romanzo "Elenoir" resterà disponibile per la lettura su questo sito ancora per qualche giorno. Dopodichè dovrò toglierlo. Il perchè ve lo spiego poi ma nulla di brutto. Anzi. Continueranno ad essere disponibili per la lettura on line i racconti spin-off e tutte le novità su Elenoir verranno tempestivamente comunicate. Per tutte le altre produzioni targate Julie Maggi fate un giro qui.

sabato 1 marzo 2008

Intervista di Graphe.it!

"Ecco un blog simpatico, colorato, che invoglia alla navigazione. Oggi vi presentiamo Elenoir, che è sia un blog sia un libro illustrato in fase di lavorazione.
L’autrice, Julie Maggi, ha quasi 24 anni, vive a Roma da più di 5, lavora liberamente nel campo del fumetto, dall’inchiostrazione, alla colorazione, al disegno, al lettering, alla grafica… (“non sembra ma è un campo pieno di cose su cui lavorare!”), della pittura (si dedica alla pittura a olio, suo primo contatto con l’arte da quando aveva 15 anni) e dell’illustrazione da qualche anno. Studia pittura all’accademia di belle arti di Roma..." continua qui.

martedì 12 febbraio 2008

Buon S.Valentino retrò


lunedì 28 gennaio 2008

News!



Bene bene!questo gennaio è stato devastante per quanto rihguarda gli impegni ma simpaticamente piacevole per ciò che riguarda Elenoir.

Da dove cominciare...

Innanzitutto c'è in previsione un bell'evento che vedrà uscir fuori dalla mia stanza, per la prima volta, le tavole di Elenoir (inedite!) e le illustrazioni.

Di cosa si tratta?ehhh...per adesso è top secret ma tra qualche mese ve lo farò sapere!

Dico solo di tenervi libero qualche giorno dal 19 luglio al 23 agosto ed in particolare il 19 luglio!

Sto preparando anche delle incisioni appositamente studiate per fare da "incipit" agli 8 capitoli di Elenoir. Una tecnica bellissima anche se un po' lunga e di sicuro impegnativa...


Come diceva D'artagnan...chi fa da sè, fa per tre.

A presto con altre news!

lunedì 7 gennaio 2008

Buoni propositiper il 2008!

Ed eccoci di nuovo qui, seduti davanti ad uno schermo a pensare a quanto di buono si è fatto nel 2007 e quanto si potrà fare nel 2008... Per quanto mi riguarda i propositi son sempre gli stessi ma per Elenoir c'è un proposito in particolare.Trovarle un editore oppure avviare l'autoproduzione per Lucca prossima...E poi passare ad un altra storia,ad altri personaggi...
Non perchè non le voglia bene ma perchè è giusto che "nel boschetto della mia fantasia"ci convivano tanti personaggi diversi.Se sono solo in 5 o 6 dopo un po' si annoiano....e mi annoio pur'io...
Insomma chiudere parentesi e aprirne altre.Con un bel sorriso. :-)

martedì 11 dicembre 2007

Il primo gadget di Elenoir!!! *******SPILLETTA*******




Ecco qui la meravigliosissima spilletta di Elenoir...

Per info mail to *

martedì 20 novembre 2007

Elenoir e Jesus:nuova illustrazione!



Che ci fa Elenoir in chiesa?
Bè ovvio....si fuma una siga con Jesus prima di uscire...
Se siete curiosi leggetevi il libro di Elenoir...
E in particolare questo capitolo!
ciaooo!


martedì 13 novembre 2007

Sto lavorando...e in attesa di novità editoriali...News!


Eh, già...è dura continuare ad avanzare col lavoro senza sapere cosa prepara il futuro, ma pian pianino i lavori per il fumetto di Elenoir vanno avanti (ps:c'è un nuovo sondaggio!) ...Nel frattempo, i lettori di Ele mi perdoneranno...sto preparando anche un altro piccolo fumetto, questa volta a colori, realizzato nella tecnica che preferisco... l'acquerello.Non voglio anticipare nulla ma posso dire che si tratta sempre di una storia che unisce realtà e fantasia.

A differenza di Elenoir però, questa storia l'ho scritta pensando direttamente al fumetto, senza passaggi intermedi.E' una storia breve ma a me piace tanto, anche perchè ha il lieto fine...dal mio punto di vista!La potrete trovare presto su juliemaggi.blogspot.com


Ah!Ecco una foto da Lucca Comics!

martedì 23 ottobre 2007

Hey! Tra una settimana e mezza c'è Lucca Comics!!

Questa è un'altra vecchia illustrazione "schizzata"...erano gli inizi...ma già le volevo bene...
Sarò a Lucca e porterò con me alcune cose di Elenoir...Perchè? Bè...diciamo che chiunque di voi speri di vedere il fumetto di Ele & co. pubblicato al più presto...deve solo sperare per il meglio!Intanto continuo le tavole...e spero non mi manchi l'ispirazione...anche perchè tra poco ri-comincia l'accademia e non posso perdere tempo!Ma prima di ciò c'è Lucca,l'appuntamento più atteso da tutti i fumettisti e i lettori di fumetti...almeno in Italia!

Un besos a tutti,ci risentiamo quando torno,o ci vediamo nella bellissima città che ospita la più divertente fiera di fumetto!

martedì 9 ottobre 2007

Le prime tre tavole del fumetto di Elenoir... <3 <3 <3




Ecco qui...nonostante traslochi,macchine rotte, computer rotti e altre decine di distrazioni...sono riuscita finalmente a trovare il tempo per mettere qualcosa on line...
besos! <3 (questo a fianco è un cuoricino,se ve lo state chiedendo...mode giovanili... ;) )



giovedì 27 settembre 2007

Newwwwz!

Bene,ora che ho finito il mio nono trasloco posso dire di essere stanca.Ah,ovviamente si è pure rotto il computer...grrrr >:(

Ps: Ho deciso.Al decimo faccio una festa.

lunedì 17 settembre 2007

Nuova illustrazione...dal diario di Valentine.


Una polaroid scattata pochi attimi prima che Elenoir e Valentine si scambiassero un bacio.Com'è romantico...

P.s.:
Oh,my gooood....questa settimana c'ho un esame.A parte quello dovrei aver terminato un lavoro tirato per le lunghe per cause di forza maggiore...E finalmente potrò procedere più spedita col fumetto...
-In bocca al lupo!!!
-Grazie,crepi!

venerdì 14 settembre 2007

Terzo racconto on line...

Ok...terzo racconto postato...ora non m'ammazzate ma il fumetto per ora non verrà messo in rete perchè per finire il primo capitolo(ho deciso di attenermi ai capitoli del libro) ci vogliono più pagine del previsto.Ad ogni modo lo stile scelto è quello dell'illustrazione in bianco e nero di Valentine e Ivory.Avrei tanto voluto farlo a colori ma...per un saccodi motivi è meglio realizzarlo in bianco e nero....male che va un domani lo posso sempre colorare...

venerdì 7 settembre 2007

Ecco il secondo racconto...+ news..

Bene bene,ora che ho messo on line il secondo racconto mi sento più tranquilla.La consegna di un lavoro mi ha tenuta impegnata fino a ieri...(e anche lo studio necessita attenzione) .Il fumetto è stato cominciato.Non sono sicurissima di riuscire a mettere tutto il primo capitolo a fumetti per il 15 settembre.Anzi,in tutta sincerità, la vedo davvero dura.Di sicuro continuerò a mettere i racconti a cadenza settimanale(quindi per le prossime 4 settimane,contando che il 2 l'ho messo oggi-è sotto l'1!). Sto pensando di portare qualcosa di cartaceo a Lucca...e in più c'è un piccolo gadget...che presto vedrete!(non è la Barbie di Elenoir...ma è una cosa simpatica, secondo me!:) )
Mi devo dare da fare per disegnare il fumetto, ma sono contenta perchè molte persone credono nell'idea della graphic novel su Elenoir!

sabato 1 settembre 2007

Ecco il primo di cinque racconti!

Che dire...è già 1 settembre.Ho scritto i racconti e ora(sempre esami-lavoro permettendo)mi appresto a scrivere e disegnare per il fumetto di Elenoir...intanto,pian pianino,metterò tutti i racconti on line.Devo ammettere che mi è piaciuto molto continuare a scrivere di Valentine,Lov,Karina,Ivory e Blake...Magari in futuro potrei scriverne ancora...Chi lo sa...Per ora il mio impegno è stato mantenuto.Ce la farò a mentenerlo anche per il fumetto?Lo spero!Nelle mie intenzioni c'è di disegnare un tot di tavole al mese e poi magari...!Per quanto riguarda il fumetto l'interesse editoriale c'è...Comunque vada,non ho esaurito la mia vena creativa a riguardo...e la porterò avanti!Un bacione a tutti!!!
Julie

Piccoli cassetti senza fine

Siete in una stanza vuota e bianca. Vuota nel senso che, a parte voi, l’unica cosa che contiene è una cassettiera di legno scuro. Cio’ vuol dire che non è proprio vuota vuota…Va bene, quasi vuota.

Ma fatevi mordere dal tarlo della curiosità, entrate, non state così, fermi sulla soglia…Vi guardate intorno e fate dei calcoli su quanto può essere grande la stanza. Sarà un dodici metri quadrati…manco tanto grande. Alle pareti non ci sono finestre il che la rende un po’ claustrofobica, ma a voi non importa visto che l’unica cosa che potete fare, arrivati a questo punto, è avvicinarvi alla cassettiera. E magari sbirciarvi dentro, questione di pochi minuti.

Come dicevamo è di legno scuro e, ora che siete più vicini, potete scorgere delle targhette, una su ognuno dei cassetti. Non sono molto grandi, quindi per leggere quello che c’è scritto, dovete avvicinarvi. Su, dai, non vi costa fatica…Pochi passi ed eccovi davanti alla cassettiera.

Quello che leggete è:

Cassetto 1: Perché la bionda deciderà di suicidarsi.

Cassetto 2: La vita difficile di un gatto dal colore bianco.

Cassetto 3: The only thing that we have in common ( L’unica cosa che abbiamo in comune ).

Cassetto 4: In che parte del mondo poteva aver vissuto una madonna dalle dita che sanguinano.

Cassetto 5: Come fingersi sani di mente.

Bè, bisogna dire che chiunque abbia scritto le targhette di sicuro aveva fantasia.

Ma non siete soddisfatti,vero?

C’è da crederci…che senso hanno le cose scritte la sopra? Vi guardate le spalle e la porta,che si è chiusa subito dopo essere entrati,è ancora chiusa e al suo posto. Meno male. Purtroppo non ci sono orologi appesi alle pareti. Non sapete che ore sono o da quanto tempo siete entrati nella stanza. Poco importa,non avevate nulla di importante da fare, oggi.

State ancora ragionando se sia meglio lasciare le cose come stanno e tornare a casa quando si apre un cassetto….

Cassetto 1: Perché la bionda deciderà di suicidarsi.


La ragazza bionda aveva visto per la prima volta l’incantevole viso lentigginoso durante un cambio dell’ora,subito dopo il suono della campanella di fine lezione. Si era affacciata alla sua classe per sbirciare in corridoio. Come al solito, il cambio dell’ora era il momento ideale per scappare in bagno a fumare una sigaretta, di corsa, mentre i professori si attardavano chiacchierando tra di loro.

Quella mattina ,in corridoio,invece di un professore puntuale, aveva avuto una visione angelica.

Due gambe lunghe e dorate,parzialmente coperte da un paio di pantaloncini strappati, mento alto e capelli mossi che ondeggiavano al ritmo di passi sicuri. Una leggera tunica bianca e un po’ trasparente copriva due morbidi fianchi e due seni appena accennati. Le sue braccia, coperte da braccialetti indiani,terminavano con mani affusolate ma forti.

Il sorriso ammiccante e gli occhi profondi davano un tocco di mistero a quella figura che,con una scia di indifferente pacatezza, si era allontanata verso i bagni femminili.

La ragazza bionda aveva seguito con gli occhi quel regalo divino. L’aveva vista entrare nei bagni e chiudersi la porta dietro le spalle. L’istinto di seguirla era stato forte ma come un timore si era scatenato in lei. Del resto:seguirla per dirle cosa? “Ciao visione angelica, non so perché ma sei la cosa più bella che io abbia mai visto e così ti ho seguito fino ai bagni femminili…”?Magari il tutto accompagnato da una risatina stupida ed imbarazzata. Mentre ancora stava pensando al da farsi la sua visuale venne oscurata dal pancione sudato del professore di latino,che, vocabolario alla mano,le ricordò all’istante il problema principale della giornata:il compito in classe .

Per tutta la durata del compito di latino non poté fare a meno di viaggiare col pensiero alla ragazza dai capelli rossi. Giulio Cesare avrebbe conquistato la Gallia un altro giorno. A dieci minuti dalla fine del tempo massimo per la consegna del compito in classe, Erika, la compagna di banco della bionda, le aveva passato un foglio con la traduzione bella pronta per essere copiata e consegnata.

Una volta consegnato il compito, mentre attendeva con ansia il suono della campanella, le era venuto di nuovo in mente di tentare un approccio con la rossa e aveva iniziato ad arrovellarsi il cervello sul come e il quando. Ma, soprattutto, si era chiesta con grande incredulità come avesse potuto passare cinque anni in quella scuola senza mai rendersi conto di cotanta bellezza che l’attendeva nella classe esattamente di fianco alla sua.

La campanella finalmente aveva suonato,liberando così la sua anima in pena. In astinenza dai rubini fluttuanti e le dune calde che l’avevano incantata, era uscita dalla classe quasi in trance e si era diretta al bagno,in preda ad uno spasmodico bisogno di fumarsi una sigaretta.

Il bagno era deserto,anche perché due delle classi del suo atrio erano uscite a quarta ora. Con le mani che tremavano si era accesa una sigaretta e, dopo aver emesso una enorme voluta di fumo con un sospiro, si era accasciata sul pavimento,le gambe strette tra i gomiti,pensando profondamente a cosa potesse voler dire quello stato d’animo.

Tempo cinque minuti e la porta del bagno si era aperta ed Erika e un’altra ragazza erano entrate. Entrambe tenevano, già da prima di entrare in bagno, una sigaretta sfacciatamente esibita tra le labbra. Loro erano le ribelli della classe,quelle che rispondevano a tono agli insegnanti che le sgridavano per i ritardi. Quelle che se ne fregavano di mettersi una tuta firmata per andare in palestra o di girare all’uscita da scuola col motorino nuovo. Quelle che avevano organizzato un piccolo rave nella sala professori durante le vacanze di Natale. Quelle bocciate tre volte a testa ad anni alterni. Quelle che nessuno separava mai.

La bionda le osservava, a volte da lontano,quando esse si isolavano dagli altri per parlare di cose a lei ignote come sesso-droga-e-rock’n roll,a volte da vicino,quando le permettevano di bersi un caffè in loro compagnia o fumarsi una sigaretta. Non si aprivano mai più di tanto,con le altre persone. Qualche ragazzo aveva sparso la voce che fossero lesbiche e questo a loro non dava fastidio, neanche un po’, tanto poi che non erano particolarmente interessate a fare conquiste amorose.

Appena Erika aveva visto la biondina seduta a terra con lo sguardo sbattuto e perso nel vuoto le si era avvicinata e le aveva messo una mano sulla testa.

- Valentine?-le aveva chiesto-Ci sei?

-Uh?Oh,si…Hem…stavo,hem…pensando a come può essere andato il compito di latino!-aveva mentito.

-Ma che ti preoccupi!Me l’ha passato quella secchia di Boime, figurati!

-Si…,come l’ultima volta, che la traduzione era sbagliata…e lei ha preso 8 e noi, come per magia, 3e1/2.

-Questa volta l’ho controllata io stessa, dovrebbe andare bene. E poi, comunque, è l’ultimo. Chissenefrega.

-Mhh…allora posso stare tranquilla.- disse Valentine, con ironia.

Neanche aveva finito di sorridere e la porta del bagno si era aperta e così aveva fatto la bocca di Valentine che si era spalancata alla vista di una chioma rossa.

La ragazza era entrata senza esitare e,preso posto per terra accanto a Valentine, si era rollata una sigaretta di tabacco trinciato. Poi,dopo averla accesa, aveva alzato lo sguardo verso Valentine e le aveva chiesto:

-Partecipi al seminario di francese?Mi sa che ti ho già vista da qualche parte.

Seminario di francese?Ma quale?,sarebbe stata la risposta corretta…

-Hem,certo,si-si, di sicuro mi hai vista lì…e tu?...

È da molto che sei iscritta in questa scuola?, sarebbe stata la domanda giusta…

-…Che lezione hai alla prossima ora?

-Matematica,due palle!

-…

-Ti va di fare sega da scuola, con me, domani?

-…- Cosa rispondere ad una domanda che equivale più o meno a:

“Ti andrebbe un sorso dal Santo Graal?”

-Eh,si ma…dove vorresti andare?

-Facciamoci un giro al mare o andiamo in campagna!Oppure si potrebbe anche fare un salto al centro commerciale…che ne dici?

-Ok…-Potremmo anche restare qui,su queste mattonelle per il resto delle nostre vite,non trovi?, avrebbe voluto risponderle.

Poi la rossa si era alzata e,girandosi verso Valentine ,ad un passo dalla porta, le aveva detto:

-Comunque il mio nome è Amaryllis…ci vediamo dopo, prendo il pullman dietro la scuola!-ed era corsa in classe senza che Valentine potesse ribadire alcunché.

Alla fine delle lezioni Valentine si era precipitata fuori dalla classe,correndo verso la fermata del pullman. Faceva caldo,la primavera era nel bel mezzo del suo splendore e il sole era allo zenit.

Amaryllis era seduta sul marciapiede,all’ombra dell’unico alberello sopravvissuto all’assalto dei vandali. Stava leggendo un libro e Valentine rallentò non appena la vide: non voleva che pensasse che fosse corsa da lei in tutta fretta. Come le si era avvicinata la ragazza si era girata e le aveva sorriso.

-Hey,sei pronta per organizzare la fuga di domani?-le aveva chiesto Amaryllis.

-Bè,veramente stavo pensando di chiederti se ti andava di vederci oggi,per parlarne…

-Certo,dove abiti?

-Vicino al parco,di fronte all’ingresso principale.

-…ma và!Pure io abito da quelle parti!!!

-Dove?!

-Sono nella stradina che fa angolo,quella dove c’è il meccanico…di fianco alle onoranze funebri…mio padre lavora lì.

-Ma sei dietro casa mia!Com’è possibile che non ci siamo mai incontrate?

-Mi sono trasferita solo da una settimana,prima vivevo dall’altra parte del paese,a casa di mia nonna…ora che è morta abbiamo venduto la casa ,ho cambiato scuola e ci siamo trasferiti qui.

-Wow…

-Wow cosa?-,aveva domandato la rossa.

-“Wow” nel senso…ehm…che coincidenza!

-Ti ho visto stamattina che prendevi l’autobus e poi come sei scesa qui ho capito che eri della mia scuola!

-A proposito di autobus. Eccolo…

Salite sull’autobus si erano sedute vicino,chiacchierando del più e del meno. L’autobus aveva percorso la solita strada, ma più velocemente, come per fare un dispetto alle due ragazze,che, una volta arrivate all’incrocio che le separava sentirono che avrebbero voluto restare ancora un po’ a parlare.

Valentine era salita a casa e aveva trovato la madre come al solito intenta a guardare uno di quei programmi insulsi da primo pomeriggio, su una rete nazionale.

-Ciao ma’…-,aveva salutato, e si era diretta in camera.

Era curiosa di togliersi un dubbio che la stava assillando da quando era venuta a conoscenza di avere come vicina di casa la bellissima rossa. In camera aveva aperto la finestra e si era affacciata. Nell’appartamento di fonte al suo(la sua camera dava su un cortile interno) era sicura abitasse Amaryllis.

Il tempo di scrutare qualche finestra e subito i suoi occhi furono colpiti dall’immagine della ragazza affacciata ad una delle finestre che la salutava.

Poteva intravedere parte della stanza e riusciva anche ad ammirare l’accuratezza con la quale Amaryllis aveva decorato la tenda della sua camera.

Tante piccole piume bianche erano state cucite insieme a formare delle catenelle. Poi, una a fianco all’altra, erano state incollate su di un’asticella che sovrastava la finestra. L’effetto finale era una cascata di piume. Tutto quello che separava Valentine da Amaryllis.

Valentine l’aveva salutata a sua volta, poi aveva chiuso la finestra e si era stesa sul suo letto a pensare.Sua madre e suo padre erano le classiche persone tradizionaliste,fissati con i valori di una volta,convinti che “la famiglia”,intesa come famiglia-cristiana-cattolica formata dall’unione tra un uomo e una donna uniti al solo scopo della procreazione, fosse la somma espressione della felicità e della realizzazione di un individuo. Per Valentine non era chiaro il concetto di amore. Sapeva di provare dei sentimenti e delle emozioni ma…non nel modo in cui le era stato insegnato fin da bambina. Aveva sempre cercato di reprimere in sé certi pensieri, ma nella solitudine della sua stanza, quando gli altri dormivano, nessuno era testimone delle sue fantasie.

-Valentine!A tavolaaa!-,aveva gridato la madre dalla cucina.

Seduta al solito posto,a sinistra rispetto a suo padre (ovviamente seduto a capotavola) e di fronte a sua madre, Valentine a malapena era riuscita a mangiucchiare qualcosa.

-Valentine perché non mangi?-,le aveva chiesto il padre -Non ti sarai messa in testa di diventare una modella?Sono tutte anoressiche quelle la!Mia figlia voglio che rispecchi l’immagine della salute,deve essere bella pasciuta, che la gente quando la vede non deve pensare che non le diamo da mangiare!

-No,papà, è che oggi non ho molta fame…

-Dillo a papà-, le aveva risposto –che stai pensando a qualche ragazzetto?Ti sei trovata il ragazzo?Dillo a papà, che se ti fa arrabbiare gli faccio un bel discorsino…

-No, papà, sul serio, non ho fame.

A quel punto era intervenuta la madre:-Valentine,ma lo sai quanto ci ho messo a cucinare?Dio Santo ci sono popoli nel mondo che non vedono tutto questo cibo neanche nel corso di una vita intera…

-Bè, se mi capita di incontrare qualcuno di quel popolo lo invito a pranzo, ok?-era stata la risposta secca di Valentine.

-Sei sfacciata e maleducata!-aveva gridato il padre- Come puoi dire certe cose?Mangia,punto e basta!

Di malavoglia Valentine si era messa a mangiare e con lo stomaco in subbuglio, a fine pasto si era ritirata in camera sua, senza fiatare.

Tutto ciò che pensava andava contro quello che pensavano i suoi. Quante discussioni erano nate per i motivi più stupidi.

Dopo appena un paio d’ore da quando si erano salutate all’incrocio,Amaryllis aveva mandato un messaggio a Valentine in cui le aveva chiesto se le andava di uscire con lei la sera stessa ,per andare a bere qualcosa insieme, nella piazzetta vicino casa. Avrebbero comprato un paio di birre al supermercato vicino e se le sarebbero bevute al fresco,sotto il cielo stellato.

Ovviamente Valentine rispose di si.

Quella sera le due ragazze avevano parlato a lungo, e, solo quando si era avvicinato il momento di tornare ognuna a casa propria si erano ricordate dell’impegno preso per il giorno seguente.

-Allora,Valentine,per domani ci stai?Che ti va di fare?

-In realtà io non avrei proprio un’esigenza particolare di fare sega da scuola,comunque…se ti va possiamo andare al centro commerciale!Almeno li dovremmo stare più tranquille…difficilmente i professori vanno a fare la spesa durante le ore di lezione!

-Per me va bene. Ora sarà meglio che vada…mio padre va fuori di testa quando torno tardi a casa,la sera.

-Sì,rientriamo.

Si erano incamminate molto lentamente verso casa e Valentine si domandava cosa potesse aver spinto Amaryllis ad avvicinarsi a lei. Del resto, era pur sempre una sua compagna di scuola qualsiasi,se si escludeva il fatto che fossero vicine di casa…e che Amaryllis ci tenesse tanto alla sua compagnia.

Arrivata sotto casa la rossa si era avvicinata a Valentine e, con fare scherzoso, le aveva dato un bacio a stampo sulle labbra. Valentine aveva sentito crescere dentro di se una sensazione di caldo ed euforia,le sue guance erano diventate rosse come mele e non era riuscita a dire nulla a riguardo.

-Buonanotte-, le aveva detto Amaryllis, subito prima di entrare in casa.

Valentine era rimasta come una statua,ferma, immobile, ad ascoltare, nel silenzio della notte, il suo cuore che batteva sempre più forte.

Solo un paio di minuti dopo, ripresasi dallo shock iniziale, aveva voltato le spalle e si era diretta verso casa sua.

In casa l’unico rumore era quello della tv ancora accesa, accompagnata dal lieve russare di suo padre, addormentato sul divano. Era corsa in bagno e aveva aperto l’acqua della doccia. Fredda.

Aveva cercato, velocemente,di sciacquare via sotto un getto potente e gelido, tutti gli strani pensieri che di botto le erano saltati in mente.

Si immaginava scene a due di lei ed Amaryllis insieme. Mentre ancora l’acqua stava scendendo sul suo corpo, all’improvviso, un pensiero folle(o almeno così lei pensava che fosse) si era fatto strada nella sua mente.

Sotto quella doccia, insieme a lei,Amaryllis,nuda. E bagnata,grondante acqua.

Valentine a che pensi?

Il suo corpo, che con l’acqua fredda si era irrigidito un po’, lo sentì sciogliersi a quell’idea.

Che mi succede…?

Sentì qualcosa di inspiegabilmente dolce salirle alla gola, e, mentre già la sua danza era cominciata, tutto ciò a cui non aveva voluto pensare fino a quell’istante, d’improvviso, ecco che si impadroniva di lei,che impotente si abbandonava ad esso.

Oddio…

Girò la manopola dell’acqua per farla intiepidire un po’ e,pian piano,nello stesso momento,sentì esplodere dentro di se qualcosa di beatamente caldo, fantastico.

Ancora l’acqua stava scorrendo su di lei,che la lasciava scorrere, tremante ed esausta.

Uscita dalla doccia si buttò tra le coperte,ma prima,nel silenzio più assoluto e al buio della sua stanza, si avvicinò alla finestra e spiò furtivamente la finestra di Amaryllis. La luce era ancora accesa ma non si udivano rumori.

Chissà che fai la sera prima di andare a dormire…

Chissà cosa hai fatto questa sera…

Perché mi hai baciata?

Per te era solo un gioco?

Per me no…

Queste e tante altre domande avrebbe voluto farle Valentine. Avrebbe voluto uscire di casa,voltare l’angolo e suonare alla porta di casa di Amaryllis. Raccontarle della doccia e di ciò che aveva pensato a suo riguardo. Chiederle se lei provasse gli stessi sentimenti. Sempre che si trattasse di sentimenti.

Il mattino dopo Valentine si era svegliata presto. L’accordo era che,non appena fosse stata pronta per uscire, si sarebbe dovuta affacciare alla finestra della sua camera. Quello era il segnale.

Amaryllis avrebbe preso il motorino e si sarebbe fatta trovare alla solita fermata dell’autobus. Da li sarebbero andate in motorino fino al centro commerciale, che era territorio neutro.

Preparata la borsa come di consueto con un paio di libri e qualche quaderno,fece colazione e si affacciò alla finestra. Amaryllis era già li che la aspettava.

Valentine aveva fatto i gradini delle scale di casa due a due, per sbrigarsi prima, era corsa alla fermata senza voltarsi o fermarsi nemmeno una volta. Aveva trovato la rossa già li ad aspettarla,fumando una sigaretta. Era saltata in sella al motorino giusto in tempo,mentre Amaryllis accelerava per partire.

Si sentiva come la Principessa Anna in “Vacanze Romane”, in sella alla vespa con un’eccentrica “Gregorya Pecka” di fianco a lei. Così,mentre ancora stava fantasticando su possibili remake strambi di vecchi film d’annata, si era resa conto che erano arrivate al centro commerciale.

Amaryllis era scesa dal motorino in un batter d’occhio e aveva infilato i due caschi negli scomparti appositi. Poi aveva alzato lo sguardo verso Valentine e le aveva sorriso.

Nel suo viso traspariva vera felicità.

Entrarono nel centro commerciale e , per prima cosa, si diressero presso quello che era una specie di bar-gelateria e ordinarono due frappè. Valentine non poteva fare a meno di continuare a fantasticare su qualsiasi cosa facesse la ragazza affianco a lei.

Ad un tratto,come se le avesse letto nel pensiero, Amaryllis prese una cannuccia in più e la infilò nel suo frappè. Poi lo porse a Valentine,avvicinandolo sul tavolo. Come Valentine ebbe fatto un sorso, Amaryllis si avvicinò a sua volta al bicchiere e ne fece uno anche lei. Poi guardò fissa Valentine,che in quel momento era troppo persa a guardarle le labbra. Neanche notò che Amaryllis le stava davanti. I loro sguardi si incrociarono e una fitta trapassò il cuore di entrambe. Amaryllis si avvicinò lentamente alla bocca di Valentine,la quale era ipnotizzata . Posò le labbra sulle sue e ancora una volta Valentine sentì sciogliersi dentro di lei qualcosa di dolce.

Solo un piccolo problema.

Si trovavano in un bar-gelateria,in un centro commerciale. Intorno a loro, allegre (fino a quel momento) famigliole omologate erano ammutolite all’improvviso. Qualcuno si era voltato,qualcun altro aveva girato i tacchi e aveva deciso di bere il caffè in un altro bar,i più, pur se sconvolti da tale spettacolo raccapricciante, erano rimasti lì,con lo sguardo fisso su quel po’-po’ di perversione incredibilmente sfrontata che si manifestava, come nel peggior numero di magia nera, davanti ai loro occhi.

Amaryllis si allontanò di scatto e Valentine,imbarazzata più per la reazione delle persone astanti che della cosa in sé, abbassò lo sguardo. A quel punto Amaryllis si era alzata e si era recata alla cassa, aveva pagato i due frappè e poi, tornata al tavolo, aveva preso per mano Valentine e l’aveva trascinata via.

Mentre camminavano a passo svelto verso gli scaffali del supermercato vicino Valentine aveva potuto osservare un’espressione di rabbia repressa sul viso di Amaryllis. Anche lei stessa non si sentiva tranquilla. Per Valentine era stato un momento unico, memorabile. Però quelle persone lo avevano reso qualcosa da dimenticare…

Ad un certo punto Valentine si era resa conto che Amaryllis si era messa a correre…con una mano stringeva la sua e la trascinava dietro di sé. Passarono gli scaffali delle offerte, della pasta, degli alcolici, degli attrezzi per il bricolage…Valentine non riusciva a capire dove fosse diretta, ma la seguiva. Arrivate al reparto abbigliamento, Amaryllis le aveva lasciato la mano ed era scappata in uno dei camerini. Valentine si era sentita davvero confusa e con lentezza si era avvicinata a sua volta ai camerini.

-Amaryllis?-, l’aveva chiamata, sentendo provenire da uno dei camerini un pianto sommesso.

-Mi fa schifoooo!

-…cosa?Cosa ti fa scifo?

-Tutta quella gente!Li odioooo!

-Posso entrare?Mi fai entrare?Per favore…

Valentine aveva sentito la serratura che si sbloccava ed aveva aperto la porta con facilità. Davanti al lei c’era Amaryllis ,seduta per te, col mascara colato sulle guance, gli occhi rossi e la bocca tremante. Era una scena molto triste e a guardare quello spettacolo Valentine si era sentita gli occhi riempirsi di lacrime a sua volta. Si era abbassata e le aveva preso il viso tra le mani,dolcemente. Le aveva asciugato le gote bagnate e le aveva chiesto:

-Ti va di sfanculare tutti quanti e andarcene via?Andiamo in campagna,al mare,dove vuoi…lontane da questo posto e da questa gente…andiamo…- le disse asciugandole le lacrime.

-…ok…- le rispose Amaryllis tirando su col naso le ultime lacrime.

Valentine l’aveva guardata negli occhi e le era parso per un attimo di capire cosa fosse davvero l’amore e ,di conseguenza, perché tante persone nel mondo arrivassero ad impazzire,a star male, a morire per esso.

Un po’ rattristata con le braccia intorno alla vita di Amaryllis, si era lasciata trasportare senza dire una parola ovunque stesse andando la ragazza. Lei non glielo aveva detto e Valentine non glielo aveva chiesto. La strada che stava percorrendo il motorino diveniva sempre più dissestata ed, ad un tratto,Amaryllis si era dovuta fermare perché rischiava di rompere gli ammortizzatori con le buche sparse qua e là, a sorpresa,tra una curva e l’altra.

Scese dal motorino, si erano avviate lungo una strada sterrata che divideva in due un tratto di campagna pieno di ulivi.

-Hey…-cercò di attirare l’attenzione Valentine. Amaryllis si voltò appena.

-Come stai,va un po’ meglio?

-Non capisco. Non capisco cosa importi a quelle persone di noi a tal punto da creare tali situazioni. Vorrei poter camminare per strada dandoti la mano,poterti baciare senza che qualcuno mi guardi male o sbuffi o chissà cos’altro. Quelle persone mi portano al punto di andare contro il buon senso. Sai che farei, ora?Sai che farei?Tornerei al centro commerciale, in quel bar e mi metterei a limonare con te davanti a tutti. Sono persone che non hanno amore e che ci invidiano. Sono persone idiote e superficiali,legate a chissà quali dogmi!

Mentre Amaryllis esprimeva la sua rabbia, Valentine non poteva fare a meno di sorridere. Sembrava una ragazza così forte,ora, con lei. Le prese una mano e la baciò. Poi le accarezzò una guancia e le disse:

-Sei così bella…non posso vederti arrabbiata per una cosa che tanto non puoi risolvere. Mi fai stare bene,mi sembra assurdo perché ti conosco da così poco, ma sto bene. Dimmi:dove mi stai portando?Nel paradiso di noi povere lesbiche incomprese?

A quella frase Amaryllis scoppiò a ridere e abbracciò Valentine con tutta la forza che aveva.

-Più o meno-, le rispose –ora vedrai.

A quel punto Amaryllis si era messa a correre lungo la strada,aveva superato un muretto a secco ed era entrata in un terreno verdissimo. Tutto intorno era pieno di piante e la terra era ricoperta da un soffice prato pieno di fiori. A furia di correre a Valentine era venuto il fiatone.

-Troppe sigarette,schiappa!-Le aveva gridato scherzosamente Amaryllis.

Il posto dove erano arrivate davvero era un piccolo angolo di paradiso. Davanti a Valentine si erigeva un ulivo secolare. Subito a sinistra,un po’lontano, un cespuglio di roselline selvatiche in boccio. Tutta la superficie del prato era cosparsa di manciate di piccoli fiorellini gialli a grappoli e qualche margheritina precoce sbucava di qua e di là, come a voler curiosare. La cosa veramente strana che intrigò Valentine, fu il notare sulla destra dell’ulivo una piccola famiglia di iris di mille colori e specie. Da quelli piccoli blu chiaro, che crescevano a mazzetti, a quelli grossi e polposi di colore giallo e bianco. Uno bordeaux, uno viola pieno che sembrava volersi innalzare sugli altri quasi a sfidarli. Era uno festa per le pupille che non smettevano di spostarsi da un fiore all’altro per collezionare sfumature.

L’ulivo, a causa della sua età, avrà avuto almeno cento anni, aveva il tronco spaccato in due e cavo. La cosa curiosa era che non sembrava soffrisse a causa di questo. Le sue foglie d’argento crescevano in gran numero e la sua ombra era folta e senza macchie. Inoltre due grossi rami si allargavano ai lati dell’albero. Attaccata ad uno di questi, un’amaca.

-E quella?!?-, chiese stupita Valentine.

-Sorpresa…

-Ma regge?

-Provala!

Non senza un po’ di timore Valentine era salita sull’amaca, che, aperta, si rivelò essere più grande del previsto. Amaryllis con un balzo le fu affianco. Le ragazze non avrebbero potuto chiedere nulla di meglio. Valentine sentì dentro di lei che aveva fatto la cosa giusta,anche a costo di saltare un giorno di scuola. Quello era il loro Eden e nessuno mai avrebbe potuto rompere questo loro idillio.

-Ma questi buchi nella maglietta te li sei fatti apposta o c’erano già?-,le chiese Amaryllis.

-Questa maglietta l’ho “ereditata” da mio cugino, aveva la mia taglia,qualche anno fa…Bè diciamo pure un bel po’ di anni fa!

-“The Smiths”… li conosci?

-Boh?Non li ho mai ascoltati…mio cugino era un patito...-,rispose Valentine con il cuore che accelerava secondo dopo secondo. Le mani di Amaryllis si erano intrufolate sotto la maglietta di Valentine e,buchi o non buchi, sfioravano la sua pelle in ogni curva e in ogni angolo. All’ombra di quell’ulivo,tra l’esplosione dei fiori e il profumo del vento tiepido.Come due ninfe si erano amate fino a sfiancarsi,addormentandosi l’una sull’altra subito dopo.

Quando si erano svegliate si erano rese conto di quanto fosse tardi dal numero delle chiamate perse sui loro cellulari silenziosi. Si erano rivestite velocemente ed erano tornate a casa.

Sotto il portone di casa di Amaryllis si erano scambiate un ultimo fugace bacio, poi si erano divise.

Quando Valentine entrò in casa fu subito accolta dalla madre, che, con un’espressione decisamente nera le si era avvicinata con fare minaccioso.

-Dove sei stataaa!. È un’ora che ti chiamo, perché non mi hai risposto?

-…mamma dai, sono solo un po’ in ritardo, di che ti preoccupi, ora sono qui, no?

-Tuo padre è andato a scuola a cercarti e tu non sei neanche entrata in classe oggi!!!Dove sei stata e con chi!?

-Ero con una mia amica, oggi avevamo un’interrogazione per la quale non ci sentivamo pronte e così abbiamo pensato che piuttosto di prendere un brutto voto…

-E perché non eri pronta?E perché non me lo hai detto?E poi chi è questa tua amica?Scommetto che è quella buona a nulla drogata di Erika?Eh?!Sbaglio?!

-Si, infatti!!!Sbagli!!!

-Ah,certo…bene, non ha importanza con chi eri questa mattina, non me ne frega nulla!!!Ora vattene in camera tua e non pranzerai!Appena arriva tuo padre vedrai cosa vuol dire farlo arrabbiare!!!Vai!

-Vaccagare!

-Non ti permettere di rispondere in questo modo!

-…-Valentine si allontanò con la rabbia a fior di pelle. Avrebbe volentieri spaccato qualcosa.

Entrata in camera aveva lanciato la borsa sul letto.

Amaryllis era affacciata alla finestra a fumarsi una sigaretta. Beata lei che aveva due genitori che facevano orario continuato al lavoro. Ovviamente era sgattaiolata in casa senza che nessuno se ne accorgesse, in tutta calma. Solo a guardarla, la rabbia le si era placata e il suo pensiero era tornato alla mattina passata con lei. Sarebbe stato bellissimo passare quello che restava dell’ultimo anno scolastico insieme,poi sarebbe venuta l’estate e poi…poi avrebbero potuto anche andare a studiare insieme in qualche grande città…stava ancora fantasticando sul loro futuro quando i suoi pensieri furono interrotti dal rumore di una porta sbattuta.

Non proveniva da casa sua ma da quella di Amaryllis.

Qualcuno era entrato in camera della ragazza che si era girata di scatto e aveva subito buttato la sigaretta. Era di sicuro suo padre che in qualche modo doveva essere venuto a conoscenza della mattinata senza scuola. Valentine aveva cercato di comprendere le frasi che i due si scambiavano animatamente.

Il padre di Amaryllis sembrava aver scoperto della fuga della figlia da scuola, ma non era tutto.

-Forse non ti rendi conto della gravità della cosaaaa!

-Papà ma quale gravità!Non è successo nulla di strano!

-Ma come ragioni!So bene quello che hai fatto e sei una schifosa perversa,uno sbaglio della natura!e poi te ne sei andata in giro a fare la puttana con una poco di buono invece che andare a scuola!Mi hanno riferito tutto…Ti rendi conto che l’intera città riderà dietro te e la tua famiglia!Penso proprio che tu non abbia ben chiaro il modo in cui certe cose vanno fatte…

-Papà… che fai!

-Vieni qua e stai zitta!Sono tuo padre e ho il dovere di provvedere alla tua educazione!!!

-Lasciami stare!

-Zitta ho detto!- ,si sentivano rumori molto preoccupanti provenire dalla stanza di Amaryllis, ma Valentine non riusciva a capire cosa stesse succedendo, perché Amaryllis era troppo lontana dalla finestra per vederla. Sembrava che ci fosse una lotta in atto. Ad un certo punto Valentine aveva sentito un grido acuto,la voce era quella della ragazza. Poi dei grugniti sommessi e come dei lamenti soffocati. Non poteva credere a quello che stava succedendo. Il padre di Amaryllis la stava violentando!Valentine voleva fare qualcosa, ma tutto ciò l’aveva disorientata e spaventata e non sapeva cosa poter fare di preciso. Proprio mentre si era decisa a chiamare la polizia per denunciare l’accaduto, suo padre era entrato come una furia in camera.

-Tu!

-Aaah!-,aveva gridato per lo spavento.

-Tua madre è stata in pensiero per te tutto il tempo!E tu?...Tu sei andata in giro a leccare fighe!

-Papà ma che dici. Amaryllis è solo una mia amica e oggi avevamo un’interrogazione e…

-Non dire stronzate brutta idiota!Ho parlato col padre di quella ragazza e sai che mi ha detto?Lo vuoi sapere?!?

-Papà…

-Una sua cliente questa mattina vi ha visto pomiciare pubblicamente in un bar del centro commerciale!Pensi che i tuoi genitori siano cretini?Pensi di essere furba?Ma come ti ha cresciuto quella deficiente di tua madre?Quando sei nata dovevamo buttarti in un cassonetto,dovevamo lasciarti sul ciglio di una strada per essere mangiata da qualche cane randagio!

-Papà…-, aveva cercato di parlargli tra le lacrime –Io le voglio bene,io non voglio fare niente di male,voglio solo stare con lei…

Il padre le mollò uno schiaffo e poi un altro,forti da far voltare la faccia.

-Zittaaaaaaaa! Sei fortunata che c’hai un padre generoso e che non ti ammazzo con le mie mani…C’avessi un po’ più di coraggio farei quello che va fatto…Quello che fa il padre della tua amica…Non sapete manco perché siete state messe al mondo. Sei l’infamia di questa famiglia e io mi sono rotto le scatole di te e di quella madre degenere che ti avrà messo in testa chissà quali dottrine di merda!

Poi era uscito, lasciando Valentine da sola. Valentine aveva pianto fino a sentirsi esplodere i polmoni per lo sforzo,seduta per terra con la schiena al muro.

Amaryllis era lì,ad un passo da lei, ma come avrebbe potuto vederla senza che suo padre le rompesse la faccia a suon di schiaffi?Riuscì a farsi forza e guardò fuori dalla finestra nella speranza di vedere il suo amore ad aspettarla. La stanza era buia e nessun rumore rompeva quel silenzio mortale. Avrebbe dovuto andare da lei ma in nessun modo sarebbe riuscita ad eludere il controllo dei suoi. La sua camera era al secondo piano e, alle finestre, delle grate piantate nel muro, senza alcuna serratura, le occludevano ogni possibilità di evasione. Decise di provare ad uscire dalla porta d’ingresso,facendo attenzione a non farsi vedere. Si avvicinò lentamente alla cucina e vi sbirciò dentro. Sua padre,seduto al tavolo, sorseggiava da un bicchiere colmo un liquido bruno e trasparente che doveva essere un whisky molto forte. Era quello il suo sistema per dimenticare i guai.

Riuscì senza fatica a raggiungere l’ingresso,dove,notò con sorpresa,mancavano le chiavi di casa e della macchina della madre. Forse aveva sentito tutto e se ne era andata via. Vaffanculo, aveva pensato.

Aprì la porta di casa e uscì. Corse fino a casa di Amaryllis e si appostò sotto la finestra.

-Amaryllis!-cercò di gridare sottovoce.

Aspettò una decina di minuti e poi,all’improvviso, vide spuntare una mano dalla finestra.La mano era di Amaryllis. Un foglio di carta appallottolato era caduto ai piedi di Valentine, che lo raccolse e lo dischiuse.C’erano scritte poche righe che dicevano così:

Valentine,non possiamo più vederci.

Mio padre è un pazzo…Mi ucciderà,e so che può farlo, se ti dovessi rivedere.

Se un giorno dovessi morire,saresti la prima persona che aspetterò,nel mio angolo di paradiso…noi avremo per sempre il nostro paradiso.

Staremo per sempre insieme,una affianco all’altra sulla nostra amaca, a dondolare nel vento.

Senza nessuno a giudicarci, solo io e te.

Amaryllis

Finito di leggere quel pezzo di carta Valentine alzò gli occhi alla finestra di Amaryllis e vide due dei cordoncini di piume svolazzare fuori,nel vento della sera. Avrebbe voluto dire ad Amaryllis di intrecciare quei fili in una lunga treccia di piume,come nella favola, e calarsi giù dalla finestra e scappare via, con lei, via da quella casa, da quell’uomo. Ma non l’aveva fatto. Temeva per la salute di Amaryllis. Non avrebbe mai potuto denunciare l’accaduto alla polizia,le avrebbero riso in faccia.

-Ma chi?Quello è un brav’uomo, una persona rispettabile, la smetta di infangare il suo nome e quello della sua famiglia,RAZZA DI LESBICA DEL CAZZO …-le avrebbero risposto.

Valentine aveva girato i tacchi e,con il cuore a pezzi, si era girata per tornare a casa. Poi, come per un presentimento, si era girata un’ultima volta. Amaryllis era affacciata alla finestra, il viso macchiato di sangue, un debole sorriso. Per lei. Poi era scomparsa nel buio della sua casa.

Valentine si era avviata verso casa molto lentamente. Molto lentamente era entrata dalla porta d’ingresso.

Aveva sentito, molto lontano,come un cigolio…A quel suono era seguito un colpo secco,come un tonfo.

Si era diretta verso la cucina:una bottiglia in cui rimanevano non più di due dita di alcool sostava sul tavolo, in attesa della fine e un bicchiere spaccato giaceva sul pavimento, ricordando tempi migliori.

Tutto ciò le era sembrato quasi familiare. Il cigolio era finito ma Valentine era curiosa di sapere da dove provenisse e così si era messa a cercarne la fonte.

In soggiorno c’era,fin da quando Valentine se lo ricordava, un grosso lampadario di quelli in ferro battuto. Molto probabilmente risaliva ai tempi in cui la casa era stata costruita.

Appena Valentine era entrata nel soggiorno la prima cosa che aveva notato era che mancava il lampadario dal soffitto. Al suo posto un buco,con una lunga crepa che si apriva scoprendo i cavi elettrici. Aveva abbassato gli occhi sul pavimento e lì,proprio di fronte a lei,suo padre,sdraiato per terra in modo scomposto. A fianco a lui una scala,sdraiata anch’essa. Intorno al suo collo una corda spessa stringeva (o meglio aveva stretto -aveva pensato Valentine) la carne molle fino a spaccare la trachea. Valentine non si era mossa. Aveva osservato quella scena fino a stamparsela in testa,poi,solo quando ormai era troppo buio per continuare a vedere qualcosa,si era andata a chiudere in bagno.

Aveva aperto l’acqua nella vasca. Aveva disciolto in essa sali profumati e bagnoschiuma in quantità. Poi vi si era immersa portando con sé il vecchio rasoio del padre. La sua mano destra lo aveva stretto con forza e nessun motivo l’avrebbe spinta a lasciarlo andare se non…dei colpi assordanti alla porta. Era sua madre,che bussava per entrare,voleva che lei aprisse. Con molta calma si era alzata,aveva posato il rasoio al suo posto,si era coperta con un accappatoio e le aveva aperto.

La madre,pallidissima,si era messa a gridare e a piangere e tra un grido e l’altro,tartassava di pugni e schiaffi la ragazza,che,impassibile, la lasciava fare. Quando ormai la madre si era sfogata,sul viso di Valentine erano apparsi i segni della sua lotta passiva. Gli occhi le si erano gonfiati e così anche la bocca. Le braccia si erano coperte di lividi. La madre si era allontanata,probabilmente per andare a chiamare la polizia. Lei si era rinchiusa nel bagno,di nuovo. Si era guardata allo specchio,aveva ripreso il rasoio di suo padre in mano e aveva cercato di riconoscersi in quell’immagine astratta che ora era la sua faccia.

Quella faccia, magari non avete capito, è la vostra. Ma, quando vi accorgete che è così, capite anche qual è un possibile finale della storia. Capite che siete voi davanti a quello specchio,con un rasoio in mano. Siete voi, senza più nulla su cui contare, senza più nemmeno la vostra faccia.

Persa chissà dove.

Potete pensare che le cose si rimettano a posto,che c’è sempre il lieto fine. Potete pensare che vostra madre supererà la morte di vostro padre, che Amaryllis supererà il trauma di essere stata violentata da un mostro e tornerà da voi con il suo bel sorriso sulla faccia. Potete credere che voi stessi sarete abbastanza forti per superare tutto questo…ed andare avanti. Almeno per un po’ di tempo.

O forse preferireste aver aperto un altro cassetto. Aver scoperto che magari ci sono storie migliori di questa. E magari chiudendo gli occhi il mondo vi cambierà intorno e voi vi ritroverete in quella stanza bianca e vuota…quasi vuota…

Cassetto 2: La vita difficile di un gatto dal colore bianco.


Ivory. Bianco come la neve,morbido e sinuoso,posato nei movimenti come lo sarebbe una ballerina dell’Opera.

Raccolto per strada all’età di un mese il piccolo gattino bianco era stato portato nella casa in cui abitavano i suoi salvatori. Giovani uomini e donne,come aveva potuto notare,dalla funzione sociale non molto chiara. I loro orari erano piuttosto diversi rispetto a quelli dei loro simili più grandi.

Infatti,mentre il resto del mondo,nelle prime ore del mattino, si accingeva a iniziare la giornata produttiva, essi facevano rientro nella loro dimora e si apprestavano a mangiare cibi meno che eletti e prendevano possesso dei loro giacigli senza nemmeno curare l’aspetto igienico. In tutto questo,la presenza di un gatto nella loro casa,passava sovente in secondo piano. Così,senza certezze, era cresciuto Ivory.

Poi la gente si lamenta che i gatti sono schivi, pensava tra se e se. Del resto non poteva lamentarsi perché l’alternativa,e lo sapeva bene, era la strada,con le macchine e i cani…

Quando i suoi padroncini (perché comunque non gli era permesso di uscire mai,come schiavo in una cella), alla sera, si affaccendavano per uscire,sperava sempre che avessero dimenticato qualche piatto mezzo pieno sul tavolo della cucina. E la cosa succedeva spesso, per fortuna. Questo gli aveva permesso in più di un’occasione di salvarsi e di non morire di fame. Allo stesso modo la sua lettiera, non di rado, veniva lasciata a “fermentare”, se si concede l’utilizzo di un temine più aulico, per mesi interi. Solo quando l’olezzo permeava ogni singola parte della casa,ivi compresa la biancheria stesa ad asciugare nelle varie stanze, solo allora qualcuno provvedeva a coprire con un nuovo strato di sabbia il contenuto del recipiente. Certo sarebbe stato più salutare poter espellere i propri scarti sul ciglio di una strada, dove, alla prima pioggia, sarebbero stati lavati via. Ma anche su questo Ivory aveva poco da ridire.

Del resto,non godeva del beneficio della parola, beneficio del quale, si sarebbe più volte servito volentieri. Così le sue giornate proseguivano nella faticosa ricerca di una stabilità.

I suoi baldi compagni d’avventura erano clienti fissi di un noto uomo d’affari dei bassifondi del quartiere. Egli giungeva di tanto in tanto portando “doni” ai più meritevoli, ovvero, a chi meglio sapeva soddisfare i suoi desideri pecuniari.

Tali sere,perché egli arrivava sempre dopo il calar del sole,erano sere di festa dove ancor più la vita di Ivory veniva messa a dura prova.

Folle intere si riversavano nei corridoi della casa. Folle deliranti,per lo più,colte dai fumi dell’alcool e dai fumi in generale. In questo sconvolgimento era tutto un nascondersi e fare attenzione per il giovane felino,intento a non farsi schiacciare da qualche piede retto da gambe malferme o bruciare da ceneri distrattamente abbandonate al suolo. Coperto dal suono della musica assordante,le risate e talvolta anche dal picchiare alla porta da parte di vicini spazientiti,egli non trovava pace per le sue orecchie e si doveva accontentare di rifugiarsi tra le pieghe di un piumone, su uno qualsiasi dei letti sfatti. Se per caso veniva scoperto,e la cosa accadeva quasi puntualmente, era la sua abilità nella fuga a metterlo in salvo dai calci e gli strepiti del legittimo proprietario,pronto alla vendetta per avergli “riempito di pulci il letto”. Se solo avesse potuto esprimersi,gli sarebbe piaciuto puntualizzare che,se il suo corpo era, di tanto in tanto, domicilio per le pulci, ciò dipendeva di sicuro dalla poca cura che i suoi padroni gli concedevano. Nascosto la sotto non metteva in conto,alle volte, la possibilità che giovani coppiette transitorie, formatesi magari la sera stessa e destinate a sciogliersi nel giro di poche ore, avrebbero approfittato della stanza “libera” per appartarsi. Ovviamente se ne accorgeva quando due corpi in pieno effetto gravità gli crollavano addosso in preda ad attacchi ormonali più o meno accentuati da sostanze di varia natura. Eh sì, era una vita difficile. Ma lui rammentava sempre il giorno in cui lo avevano strappato al suo destino incerto e sopportava tutto questo senza fiatare.

Il momento più critico,in cui davvero temeva per la propria vita,erano le vacanze. In particolar modo quelle estive.

Per le vacanze, infatti, tutti gli abitanti della casa tornavano alle loro terre d’origine. E il gatto?Nessuno poteva portarlo con se,chi per il fastidio di una valigia in più da scarrozzare in treno,chi perché aveva un fratello allergico al pelo, chi perché nemmeno si ricordava che ci fosse un gatto in casa. Così, all’unanimità, si decideva per il lasciare una scorta di cibo e acqua ritenuta sufficiente per la sopravvivenza dell’animale in casa. Il problema era che molto spesso ciascuno degli inquilini decideva di prolungare le proprie vacanze senza interpellare le voci degli altri,senza informarsi se qualcuno sarebbe tornato a casa per dare da mangiare ad Ivory.Siccome la cosa era già successa altre volte,si era deciso di fare una copia delle chiavi e di darla a una persona che potesse, di tanto in tanto, fare un salto a casa e sistemare l’inconveniente.

Quella volta le chiavi erano capitate in mano del gentiluomo di cui sopra,il quale aveva accettato solo e unicamente per motivi di ordine commerciale. Era dell’idea che “coccolando i clienti” si sarebbe assicurato le vendite per l’anno successivo. Del resto la concorrenza non era poca, e lui lo sapeva. Poi, come Ivory sapeva bene, il “nobile” sfruttava a suo favore il fatto di avere a disposizione una casa libera per mettere all'opera tutta la sua ciurma di affiliati nella produzione di beni di consumo.

Purtroppo però un piccolo incidente aveva cambiato i piani del gentiluomo. E di conseguenza quelli di Ivory.

Da bravo mercante, il dignitoso signore, non metteva mai in vendita nulla se non dopo averla testata lui personalmente. Questo faceva di lui un uomo di fiducia. Ma egli non si limitava solo a spargere la voce su tale abitudine,la metteva in pratica alla lettera. Ciò gli era costato qualche neurone e buone percentuali degli organi interni.

Ora,dal momento in cui si era stabilito nella casa di Ivory non aveva fatto altro che produrre in quantità ciò che avrebbe venduto da li a poco. Per ovvi motivi di reputazione non si era tirato indietro neanche una volta di fronte ai test di qualità…Non appena terminata la produzione, i suoi soci se ne erano andati, contenti e forniti di tutto ciò che di meglio aveva da offrire l’arsenale del gentiluomo. Quest’ultimo,dal canto suo, aveva preferito restare alla maison per gli ultimi esperimenti. In tutto ciò Ivory aveva corso più d’una volta il rischio di rifocillarsi nella scodella sbagliata dal momento che, in tutto e per tutto, il suo cibo somigliava ai manufatti della congrega.

In una delle tante sere in cui il gentiluomo era intento a lavorare alle sue scoperte, qualcosa non aveva seguito le sue aspettative. Ivory,preso dallo sconforto a causa della sua lettiera maleodorante, aveva dovuto optare per una sabbietta più fresca e pulita. Si era sentito subito meglio, dopo aver liberato la sua gattesca vescica. Davvero non si era posto il problema del perché, in casa, da un giorno all’altro, fossero comparsi così tanti contenitori di sabbie dai colori più disparati. Dal bruno al bianco al grigiastro al marroncino… Non che avesse importanza,per lui uno valeva l’altro, purché fossero puliti. Le sabbiette in questione erano ciò di più raffinato si potesse trovare sul mercato.E il gentiluomo,proprio quella sera volle verificare la classe delle sue opere, l’eccellenza alla quale si sarebbero avvicinati i suoi acquirenti estimatori.

Aveva preparato l’occorrente e aveva “assaporato”con piacere le doti del suo creato,lentamente,poi aveva sentito sopraggiungere una strana sonnolenza e una certa frescura. L’ultima cosa che fece fu chiudere l’unica finestra aperta della casa, poi, si era accasciato al suolo. Lì aveva esalato l’ultimo suo respiro,beatamente convinto di avere tra le mani qualcosa che, non solo avrebbe sollevato le menti di manager sotto stress,ma avrebbe anche apportato freschezza ai deretani dei figli di papà che danzavano, l’estate, nelle discoteche marittime.

Ivory si era affacciato alla porta della camera e aveva visto quella massa scura poggiata sul pavimento. Come si era avvicinato aveva subito intuito (dall’odore, probabilmente,i gatti hanno un fiuto infallibile) che si trattava di un morto. Aveva marcato il territorio(ora indubbiamente era lui il re della casa) , poi si era girato,e, con la coda alta era uscito dalla stanza come se niente fosse.

L’indomani mattina si era svegliato con la sensazione di non aver mai dormito così bene, finalmente era riuscito a chiudere gli occhi senza quella musica assordante a ritardargli il sonno.

Aveva gironzolato per la casa ed era riuscito anche a ribaltare il contenitore per la spazzatura,trovando di che sfamarsi per almeno due o tre giorni. Avanzi di scatolette di tonno si univano beatamente con grumi di pasta rafferma e un po’ secca,sapore appena guastato dai fondi di caffé che di sicuro non era il condimento ideale.

Una bottiglia di latte sostava sulla mensola della cucina da qualche giorno. Ma come resistere a tale candido richiamo se si è un gatto?E così si era munito di santa pazienza e vi si era strusciato sopra fino a capovolgerla:ne era uscita una crema abbastanza densa che, ad assaggiarla, pareva yogurt. Accettabile sapore. E tra l’altro gli venne in mente ciò che aveva letto una volta,molto tempo addietro,su una confezione di yogurt (di cui aveva leccato gli avanzi dal vasetto) che qualcuno aveva comprato di sicuro per sbaglio o,al limite, per placare eccessivi quanto improvvisi attacchi di fame: “contiene lacto bacillus himmunitas che favorisce il regolare funzionamento intestinale” o qualcosa del genere. Ciò lo faceva sentire sano e di sicuro più equilibrato dal punto di vista della dieta. Diciamo che, in linea di massima, era quasi contento di essere rimasto da solo in casa.

Passarono i giorni e tutto quello che aveva trovato nel contenitore della spazzatura era scomparso. Aveva mangiato tutti i piccoli avanzi che era riuscito a trovare in cucina,compresi dei wafer un po’ ammuffiti e un vasetto di carciofini sott’olio che aveva accidentalmente fatto cadere in terra.

Nella stanza di uno dei ragazzi aveva trovato un pacchetto di crakers che aveva aperto a unghiate.

Il dilemma maggiore erano i liquidi. Per fortuna la porta del bagno era aperta cosicché, per qualche giorno aveva potuto leccare le gocce di acqua che scendevano dal rubinetto della vasca.Ad un certo punto,però, aveva smesso di gocciolare e lui si era ritrovato nel vero senso della parola “a secco”.

Aveva cercato in tutti i locali della casa qualcosa che potesse fornirgli qualcosa di cui dissetarsi ma alla fine, riarso e in preda ai primi deliri della disidratazione aveva deciso di attaccarsi ad una mezza bottiglia di rum, residuo di qualche festa ormai lontana. Il sapore era osceno,la gola gli bruciava in modo inammissibile ma doveva sopportare e curare la sua disidratazione in qualche modo.

I giorni passati senza bere nulla gli avevano procurato una sete inattesa e,dopo l’iniziale disappunto, si era scolato più di un terzo del liquido. La sua vista si era annebbiata e le sue zampe si erano fatte ricotta. Non preparato agli effetti dell’alcool si era trascinato per casa sbattendo di tanto in tanto sugli spigoli delle pareti. La forte bevanda era qualcosa che il suo corpo non poteva sopportare,già stremato dalle fatiche dei giorni passati. Il gatto si addormentò sognando, sdraiato sul davanzale della finestra, guardando fuori.

Sognò grandi quantità di croccantini,montagne intere. Montagne bagnate da fiumi di latte appena fatto, non pastorizzato. La dove il latte poggiava le gentili onde sulle rive delle montagne, esse si tramutavano in purea di carne freschissima. Sulle colline di croccantini crescevano rigogliosi alberi pesce(si, si, pesce e non pesche!),le cui fronde si aprivano in mille lische ricche di polpa bianca. Laghetti di insalate di mare e aiuole di orecchiette di topo arricchivano ulteriormente il paesaggio. Talvolta scorgeva mucchi di cuscini di raso, pronti per essere unghiati, e braccioli abbandonati di poltrone in disuso, adatti allo stesso scopo. Sulle sponde dei laghetti nasceva una fitta vegetazione composta da ciuffi verdissimi di erba gatta. Poco lontano delle conche piene di sabbietta fresca e profumata completavano il paesaggio. Ah, quale felicità per i suoi occhi vedere un così bel panorama. E che gioia al pensiero di essere capitato lì,così per caso. Lui, senza umano alcuno a disturbare la sua quiete, sarebbe invecchiato nella pace.

Quando il giorno dopo aveva iniziato il suo corso Ivory si era svegliato in preda a dolori fortissimi al ventre. Si era osservato il pelo e si era reso conto che non era stata una grande idea bere da quella bottiglia. Il suo petto e le zampe erano coperte di vomito marroncino. Che schifo!Aveva subito pensato il gatto, e come tipico della sua specie aveva tirato fuori la lingua per darsi una pulita. Fosse stata di cartapesta sarebbe stata più morbida. Gli era davvero poco utile leccarsi il pelo con una tale secchezza in bocca.

Il caldo iniziava a farsi sentire e dalla stanza vicino un’odore poco rassicurante aveva iniziato ad arrivargli alle narici. Odore di morte…

Nel suo stato non si era li per li ricordato che in quella stanza giaceva un essere umano deceduto ormai da tempo.

La sua mente si era creata un’immagine in cui, una figura scura e armata di falce si era nascosta tra le pieghe di una tenda o dietro una porta. Si era convinto che,non appena avesse osato mettere il muso fuori dalla stanza in cui si trovava, qualcosa di terribile sarebbe successo.

Nel frattempo aveva drizzato le orecchie. Aveva spinto il suo udito al massimo nel tentativo di capire in che parte della casa potesse trovarsi la Morte. Dei rumori provenivano dalla stanza dove riposava in pace gentiluomo, che tra l’altro lui ancora non aveva rammentato. Si convinse dunque che la morte fosse li, ad aspettarlo. Ormai ogni suo muscolo si era bloccato nel tentativo di diventare trasparente e di scomparire inghiottito dalla tappezzeria. Il caldo aumentava sempre più e con esso anche il fetore e la sete di Ivory. Gli era parso di sentir arrivare altri rumori dalla stanza e ormai erano passate almeno due ore da quando, per la prima volta, il pensiero della morte lo aveva sfiorato. Ad un certo punto un suono molto forte aveva rotto il silenzio della casa. Il telefono.

Ivory sapeva bene dov’era il telefono: si trovava esattamente di fronte alla porta della stanza dove presumibilmente si nascondeva la vecchia signora del sonno eterno. Avrebbe potuto guizzare in corridoio, spostare in qualche modo la cornetta,miagolare un qualche messaggio incomprensibile e poi scappare a nascondersi sotto un divano. Cercò di muoversi ma l’inedia e la stanchezza lo avevano debilitato e a fatica riuscì ad alzare il suo corpo dal pavimento. L’idea di guizzare forse era poco realistica ma il telefono continuava a strillare e prima che smettesse avrebbe dovuto raggiungere il corridoio. Con grande parsimonia di gesti si era avviato verso la porta,vi si era affacciato e aveva guardato a destra e a sinistra. Nulla gli era sembrato più ordinario di quel corridoio. Non c’erano nebbioline orrorifiche a rendergli la strada più faticosa ne tanto meno gli era parso di vedere nulla che fosse simile ad una trappola. Con un salto era salito sul tavolino sul quale era poggiato il telefono e con la zampa aveva cercato di sollevare la cornetta. Come aveva posato l’orecchio sul ricevitore, ahimè, l’unico suono che aveva sentito era il tu-tuu della linea libera.

Quasi gli erano salite le lacrime agli occhi, o meglio, gli sarebbero salite se solo avesse saputo come si fa a piangere.

Si era voltato verso la stanza dove ancora stava coricato il gentiluomo. Aveva visto due cose in particolare che non solo avevano attirato la sua attenzione,ma lo avevano anche fatto sentire particolarmente stupido.

La prima era stata il gentiluomo stesso.

La seconda era la causa dei rumori che aveva sentito mentre immobile tendeva le orecchie nella stanza vicina. Un topo.

Come per magia le forze gli erano tornate all’improvviso e si sentiva come investito da una prestanza fuori dal comune.

Aveva abbassato la testa fino quasi a toccare le zampe anteriori, appiattite contro la superficie del tavolino. Poi,mentre il resto del suo corpo già fremeva all’idea di quel pasto caldo a pochi metri da lui, le sue spalle feline si erano mosse come a cercare un equilibrio e i muscoli delle zampe posteriori si erano tesi al massimo,pronti allo scatto. Come volando, si era librato nell’aria. I suoi occhi avevano visto avvicinarsi sempre più la preda,come al rallentatore. Aveva sentito i suoi polpastrelli atterrare senza danni al suolo,le sue fauci aprirsi e richiudersi su qualcosa di tenero e caldo. Con gioia aveva sentito scorrere dentro di se qualcosa di liquido e spumeggiante.

Mentre ancora i suoi occhi erano in fibrillazione per la concentrazione che avevano dovuto mantenere durante il volo, la sua bocca già aveva notato qualcosa di strano nel sapore della cosa addentata. Non sapeva di dolce carne fresca ma di spugnosa ciccia marcescente.

Appena i suoi occhi misero a fuoco la scena, ciò che vide lo portò a voltarsi di scatto e a rivolgere lo sguardo altrove per trattenere un conato. Quello che aveva addentato non era in realtà il tenero topino che aveva adocchiato, ma un infiorescenza verminosa di carne che putresceva davanti ai suoi occhi. Dal corpo del gentiluomo,nei giorni passati, i dolci topolini abitanti come lui in quella casa non avevano potuto fare a meno di staccare qualche pezzo. Piccoli pezzetti che sommati l’un l’altro si erano trasformati in un pezzo di braccio, un po’ di collo, un tocco di mento… Ciò che aveva addentato era il corpo ormai marcio del nobile umano di cui sopra.

Dopo quell’episodio,che aveva fiaccato anche il suo orgoglio di cacciatore, tutto ciò che avrebbe voluto era una morte rapida e indolore.

Ma il destino di Ivory era ancora tutto da compiersi. Mentre mogio si trascinava in camera, uno dei topi mangiatori di uomini si era imprudentemente affacciato alla porta e Ivory lo aveva visto. Con un po’ di fortuna Ivory si era girato e con una zampata aveva mandato a sbattere contro la parete l’esserino grigiastro. Gli si era lanciato addosso e subito aveva addentato il suo collo, senza perdere tempo a giocherellarci, come ogni gatto avrebbe fatto in presenza di un topo.

Finito il lauto pasto il gatto si era leccato i baffi nel vero senso della parola,per quanto avesse constatato che l’ultima alimentazione del topo aveva reso un po’ meno esaltante il sapore della sua carne. Si era convinto che i topi che prossimamente avrebbe trovato nelle stanze della casa sarebbero stati la sua salvezza e che, comunque,per la quella giornata il suo stomaco si sarebbe ritenuto soddisfatto anche se non fosse riuscito a apportargli una seconda dose di calorie.

Si era andato a posare sul divano e aveva lasciato che i suoi occhi si chiudessero per un bel sonnellino pomeridiano.

Quando la sera era sopraggiunta con essa aveva sentito avvicinarsi un certo languorino. Si era appostato vicino al morto in un angolo,in attesa che qualche topolino sbucasse dal suo nascondiglio.

Era rimasto in attesa per quasi tutta la notte e così aveva fatto il giorno dopo. I miasmi emessi dal cadavere avevano iniziato ad essere insopportabili quando, verso mezzogiorno, la temperatura si era avvicinata al massimo del calore. A quel punto non aveva resistito e si era dovuto allontanare.

Appena il sole era tramontato aveva di nuovo preso possesso della sua postazione. Ma ecco che, mentre si concentrava sul suo obbiettivo,fantasticando sul buon sapore della carne fresca, il telefono aveva nuovamente iniziato a suonare. Questa volta con quel po’ di forze che aveva in più rispetto alla volta precedente aveva raggiunto facilmente la cornetta(che con sacrosanta pazienza era riuscito a rimettere a posto), ma con sua grande sorpresa una voce dal nulla aveva risposto al posto suo:

Risponde la segreteria telefonica del numero 46.83.00.286. Siete pregati di lasciare un messaggio dopo il segnale acustico: beeeeeeeep.

Stupito da questa cosa(del resto per lui era la prima volta che una voce, dal nulla, parlava al telefono) aveva atteso che qualcuno dall’altro capo rispondesse. Una voce femminile attaccò a parlare subito dopo il segnale:

-Sono Valentine,c’è nessuno?Hem…Volevo passare a comprare qualcosa ma…vabè,magari richiamo tra qualche giorno…ciao…

Aaaaaaaaghhh!Aveva pensato il gatto!Avrebbe voluto gridare e dirle Sono qui sono da solo e morirò di fame!Ma il dono della parola si vede che era troppo prezioso per venir assegnato a lui.

Rassegnato, si era girato nuovamente verso la porta che dava sulla stanza maleodorante del morto.

Si era mogiamente trascinato nel suo luogo d’appostamento e li si era accucciato. La notte si era fatta sempre più fonda e la luna,con la sua luce biancastra aveva illuminato una pozza di liquido maleodorante che si allargava dal corpo del cadavere verso il povero gatto. Ivory,il quale si era appisolato,si era svegliato per l’odore acre che gli era arrivato alle narici. Di topi neanche l’ombra. Erano già passati due giorni da quando aveva mangiato il suo ultimo pasto,il topo. Si stava rendendo conto che forse gli altri topi ,spaventati, avevano preferito scappare altrove,dopo che lui si era mangiato il loro compagno. La cosa lo aveva demoralizzato a tal punto che ormai nella sua mente un solo pensiero lo distoglieva dall’idea di morire di fame. Nutrirsi del cadavere in putrefazione che gli stava davanti.

Oddio ma cosa ho fatto di male per meritarmi questo? Dov’è il fantomatico amore che, chiunque abbia creato questo mondo, nutre per tutte le creature?Oddio cosa mi tocca fare per sopravvivere!! Aveva pensato disperandosi.

Aveva abbassato il muso verso la pozza biancastra che rifletteva la sua immagine e si era visto,magro, sporco, e stanco.

Quel muso, magari non avete capito, è il vostro. Ma, quando vi accorgete che è così, capite anche qual è un possibile finale della storia. Capite che siete voi davanti a quella pozza,con un cadavere come unico sostentamento. Siete voi, senza più nulla su cui contare, nemmeno un misero topo.

Scomparso chissà dove.

Potete pensare che le cose si rimettano a posto,che c’è sempre il lieto fine. Potete pensare che i vostri padroncini tornino a casa in anticipo dalle vacanze,che qualcuno dei vicini chiami la polizia per l’odore insopportabile o che dei ladri entrino in casa e possiate sgattaiolare fuori dalla porta. Potete credere che voi stessi sarete abbastanza creativi da trovare una soluzione …e non morire di fame. Almeno per un po’ di tempo.

O forse preferireste aver aperto un altro cassetto. Aver scoperto che magari ci sono storie migliori di questa. E magari chiudendo gli occhi il mondo vi cambierà intorno e voi vi ritroverete in quella stanza bianca e vuota…quasi vuota…


Cassetto 3: The only thing that we have in common ( L’unica cosa che abbiamo in comune ).



Era un sabato pomeriggio e Lov aveva appena ricevuto un’ e-mail che l’aveva fatta sobbalzare sulla sedia. Proprio quella sera l’incanto vivente, la meraviglia dell’universo, la gioia divina, il raggio di sole, avrebbe dato una festa in un locale nella sua città. La cosa non era di per se incredibile ne entusiasmante, è vero. Ma c’era un piccolo particolare che la rendeva così felice. Per la prima volta avrebbe avuto la possibilità (la scusa) di rivolgere la parola a quel semidio che le piaceva tanto.

Fin dai tempi del primo anno di superiori era sempre rimasta affascinata dal suo modo di camminare, dal suo sorriso, dai suoi occhi penetranti.

Lo vedeva con i suoi compagni di classe nei corridoi della scuola,all’uscita mentre accendeva il suo motorino verde. Ogni volta che usciva in piazzetta,il suo cuore batteva forte dalla fermata del pullman fino alla panchina dove abitualmente si incontrava con le sue amiche. Arrivata lì si guardava intorno e lo cercava fino a trovarlo,magari seduto sulla panchina di fronte,intento a parlare con i suoi amici. Lov ovviamente non aveva mai avuto nessun tipo di contatto con lui e, solo saltuariamente, aveva scambiato qualche parola con un paio di componenti del suo gruppo. Per timidezza?Lov non si poteva definire timida. Aveva un gran numero di amici e conoscenti di varie tipologie ed età e amava parlare con tutti anche solo per il puro piacere della chiacchiera.

Ma tutto ciò non era mai bastato a Lov per prendere coraggio e farsi avanti. Aveva maturato dentro di se l’amara convinzione che con quella passione ci sarebbe morta se non fosse intervenuto qualcuno o qualcosa a mobilitare la situazione da fuori. E ora,grazie a quella festa lei si sarebbe di sicuro trovata nel posto e al momento giusto.Attenzione però, lei non era assolutamente stata invitata. Una sua cara amica sì,e,consapevole della situazione (che andava avanti da anni), le aveva chiesto in quell’e-mail di accompagnarla.

Ora, bisogna dire che Lov non era la persona dai gusti più facili sulla faccia della terra e ,per quanto non avesse disdegnato avventure più o meno durevoli con esponenti di ambo i sessi dentro di lei era sempre rimasta fedele al suo principe azzurro.

Non avrebbe potuto aspettare oltre.Quella era la sera della verità.

Si alzò dalla sedia e si diresse verso l’armadio.Vi guardò dentro e si mise a pensare a quella che poteva essere la mise migliore per l’evento. Tra tutti i vestiti colorati che spuntavano dai vari scaffali era davvero indecisa su quale maglietta,top,gonna,pantalone,casacca,scarpina,cintura senza parlare di quali accessori di tipo puramente decorativo usare.Del resto sapeva bene che il particolare fa la differenza.Certo avrebbe dovuto ammaliarlo e conquistarlo con ben altre doti ma per attirare la sua attenzione poteva bastare anche un orecchino,purché fosse quello giusto.

Vediamo-aveva pensato-lui di sicuro è uno che ama la sensualità,ma non eccessiva,la delicatezza ma anche l’energia e cose così.

Ma come fare a trovare il modo di equilibrare tutte questi lati fino a mixare il cocktail perfetto?Decise che prima di tutto si sarebbe fatta una bella doccia così,per chiarirsi le idee,e intanto si sarebbe messa a pensare a cosa mettersi.

Bisogna specificare in che modo Lov usasse “farsi una doccia”.A differenza della maggior parte delle sue coetanee lei amava esercitare tutta una serie di piccoli riti che apportassero maggiore splendore alla sua persona.Per attuarli necessitava di una decina di prodotti per capelli,altrettanti per il corpo e almeno cinque o sei per il viso,trucchi esclusi.Una volta sotto la doccia, Lov si lavava per prima cosa il corpo,poi si faceva due shampoo di tipi diversi, il primo per equilibrare il cuoio capelluto,il secondo per lisciare i capelli. Poi era la volta del balsamo,che,appena risciacquato necessitava una maschera ristrutturante. Infine,una volta levata la maschera passava ad un altro tipo di balsamo,il cui scopo era solo rendere leggeri e profumati i propri capelli. Poi li asciugava col phon,ma solo dopo averli tamponati con una salvietta e cosparsi di spuma per proteggerli. Quando finalmente finiva di asciugarli li spruzzava con uno speciale vaporizzatore contenente semi di lino e vi passava sopra la piastra. Appena raggiungeva il liscio desiderato ci nebulizzava un po’ di lacca e, sulle punte, un po’ di gel e una punta di liquido glitterato.

Non mi sembra il caso di enumerare i prodotti per il corpo né tantomeno quelli per il viso o i trucchi.La scatoletta del trucco,così,a titolo informativo,se qualche curioso l’avesse pesata avrebbe scoperto che raggiungeva i due kg.E tutti di marche come minimo da profumeria.Mai aveva preso in considerazione di comprare dei trucchi che provenissero da un supermercato.Avrebbe compromesso la purezza della sua pelle e attentato alla sensibilità delle sue pupille.

Solo Chanel e co. !

Alla fine ce l’aveva fatta a lavarsi e imbellettarsi ma, guardando l’orologio per poco non le era venuto un colpo.Erano le otto passate e la festa cominciava alle nove.Tra l’altro lei ancora non aveva scelto il vestito adatto all’occasione.

Ad un certo punto le venne in mente una cosa.Come mai la luce dei suoi occhi avrebbe dovuto dare una festa a inizio maggio?Il suo compleanno era a luglio e il suo onomastico ricorreva alla fine di ottobre.Bè, avrà avuto una promozione! Si era risposta senza esitare.Del resto oltre che bello era anche intelligente,da quello che aveva potuto origliare di tanto in tanto e da ciò che le era stato riferito da terzi indiscreti.

Si affrettò verso l’armadio e fece nuovamente scorrere gli occhi su quella massa informe di tessuti variopinti. Non sapeva che tipo di festa fosse e quindi non poteva assolutamente rischiare di sbagliare.Si sarebbe affidata ad un capo classico.No…un classico sarebbe potuto risultare noioso.Ma doveva abolire lo sportivo(e con esso ogni tipo di accenno anche vago a metal-punk-hiphop-grunge-style),il freakkettone con frange e fiorellini e, ultimo ma non meno importante l’elegante eccessivo, inadatto per questioni di età media delle persone che di sicuro avrebbero presenziato alla festa. Cosa le restava? Il famoso mix di capi di vari stili,così da andare sul sicuro e risultare allo stesso tempo originale.

Decise per una gonna a tubino nera(capo elegante), una camiciola con svolazzi rosa tendente al fucsia(capo freakkettone), calze a rete violacee con scaldamuscoli(capo sportivo), scarpe con tacco basso(capo classico).

Si era guardata allo specchio e (anche se non era del tutto convinta) si era decisa a mantenere quel look.

Ora veniva il momento degli accessori.Pochi ma indispensabili. Bisognava equilibrare anche nella scelta di borsette e collanine e così scelse un collarino sottile con piccole borchiette e una pochette piccola di latex nero. Era pronta per uscire.

Guardò l’orologio.Mancava un quarto d’ora all’inizio della festa ma,se il pullman fosse arrivato in tempo sarebbe riuscita ad incontrarsi con la sua amica di fronte al locale,giusto in tempo per entrare puntuali.Scese le scale di casa con cautela per non sgualcire i vestiti,inciampare sui tacchi o,ipotesi peggiore,spettinarsi i capelli.

Arrivata in strada sentì un’odore di terra bagnata tutto intorno a sé ma non ci fece più di tanto caso.Si recò alla fermata dell’autobus con grazia e compostezza ripensando a tutto quello che avrebbe potuto dire al suo divino tesoro non appena ce ne fosse stata l’occasione.

Mentre ci pensava le venne spontaneo schiarirsi la gola un paio di volte.

Mancava solo una cinquantina di metri alla fermata, quando, con sua grande sorpresa sentì un rumore familiare seguito da un altro ancora più familiare.Il primo rumore erano i freni del pullman che si era appena fermato per far salire o scendere i passeggeri.Il secondo ,invece, era il rumore di un tuono ,proprio sopra la sua testa.

Si mise a correre alla massima velocità prevista dai suoi tacchi ma non riuscì a raggiungere il mezzo in tempo e,mentre le si rompeva un tacco negli ultimi metri della sua corsa, vide il pullman allontanarsi senza indugi.

Non appena arrivata alla fermata aveva sentito le prime gocce di pioggia cadere al suolo e come se tutto fosse stato progettato da un’entità superiore,nel giro di pochi secondi era scesa più acqua dal cielo di quanta non ne avesse vista Noè il giorno del diluvio universale.

I suoi capelli si erano arricciati, la camiciola era diventata uno straccetto da quattro soldi e come per magia si era ritrovata fradicia e in ritardo,da sola alla fermata di un pullman che le era passato davanti. Ma poco importava.Il suo trucco era waterproof e lei non si sarebbe certo fatta scoraggiare da due gocce d’acqua.

Per arrivare al locale nella città del suo universo splendente si sarebbe servita di un passaggio da parte di qualche anima pia che l’avrebbe raccolta dalla strada.Alzò la mano col pollice verso l’alto e si mise a saltellare ad ogni macchina che vide passare nei successivi dieci minuti.Tutto invano.

Quando ormai iniziava a perdere la speranza ecco che una macchina grigia, un po’ ammaccata sul davanti le si affiancò e dall’abitacolo sentì una voce urlarle di salire.

Come fu in macchina ebbe uno shock iniziale, seguito,non appena si rimise in strada il veicolo, da un vago senso di timore per la propria vita.

Lo shock iniziale va attribuito alla sorpresa di trovare alla guida della macchina,non una donna in carriera,non un operaio di ritorno dal cantiere,non un’anziana signora in procinto di vedere l’ultima puntata di “Beautiful” registrata il pomeriggio e nemmeno un marinaio in libera uscita.

Al volante sedeva una giovane trans dai lineamenti indefiniti vestita in abiti da sera il che comprendeva una vasta gamma di paillettes e pezzi d’abbigliamento da “ufficio oggetti smarriti” assemblati con un gusto ed un’originalità fuori dal comune.

Il vago senso di timore per la propria vita fu il trovare ai suoi piedi una bottiglia di rum e un barattolo di calmanti entrambi mezzi vuoti.

-Favorisci pure tesoro…io per ora ho fatto il pieno!- fu il commento rassicurante che sentì pronunciare.

La strada per il locale non era lunga e, se tutto andava bene, in massimo dieci minuti sarebbe stata lì.Osservò la sua autista che,una mano sul volante, con l’altra frugava in una borsetta.

-Senti,invece di guardare perché non mi aiuti a trovare le sigarette?

Nooo…le sigarette no!Mi impuzzolisci i capelli!Avrebbe voluto rispondere, ma il risultato sarebbe stato venir scalciata all’istante dall’auto in corsa.

Prese la borsetta e tirò fuori un pacchetto spiegazzato di Lucky Strike.Ne estrasse una e gliela porse.

Con la bocca a “u” la trans prese la sigaretta tra le labbra,poi con l’accendisigari già caldo se la accese:-Io sono Karina.-le farfugliò con la sigaretta tra le labbra.

-Piacere Lov.-le rispose.

La strada che portava alla città era tutta dritta ma a lei sembrò di svoltare almeno quattro volte,una ogni volta che la trans operava un sorpasso.

Come per miracolo alla fine giunsero sane e salve a destinazione. Lov vide la macchina affiancarsi al marciapiede senza esitazioni.Un’uomo sulla cinquantina si appoggiò al cofano e Lov, convinta che fosse un parcheggiatore abbassò il finestrino per dirgli che la loro era una sosta breve. Nemmeno fece in tempo a dire “ah” che vide arrivarsi addosso una spruzzata di vomito rossastro tavernelleggiante. Ci mise un paio di secondi a capire quello che era successo.

-Meno male che non è mia questa macchina,eheheheh…-sentì ridacchiare al suo fianco.Si voltò e la guardò con fare interrogativo,poi scese dalla macchina,ringraziò e chiuse la portiera facendola sbattere.

Davanti al locale in un modo o in un altro ci era arrivata,un poco in ritardo, ma ci era arrivata.Il posto era una specie di pub adibito a semidiscoteca per l’occasione.C’era un bel po’ di gente a giudicare dalla fila. Si avvicinò all’ingresso ancora sconvolta per quello che le era successo ma positiva e pronta a darsi una rinfrescata e affrontare il suo destino.

Davanti al locale la attendeva con faccia spazientita la sua amica.

-Ti aspetto da almeno 20 minuti. Mi spieghi com’è che non arrivi mai puntuale?Che cavolo hai fatto?Che schifoooo…puzzi!

-Senti,entriamo,accompagnami in bagno e poi ti dico. Dai, questa sera è importante. Ma sei riuscita a sapere cosa festeggia il mio capolavoro della natura?

-Boh?! È un mistero…comunque presto lo sapremo. Lui è già dentro e sta per cominciare la serata. Sbrigati…e lava quello schifo che hai addosso.

Entrarono nel locale e vennero accolte da una bella musica tranquilla stile chill out. Si diressero in bagno. Mentre attraversavano la folla Lov non potette fare a meno di cercare il suo bello ma non riuscì a trovarlo. Poco male. Avrebbe avuto il tempo di sistemarsi prima che arrivasse il momento della verità.

Davanti alla porta del bagno c’era un po’ di fila e così Lov ne approfittò per raccontare alla sua amica quello che le era successo. Come ebbe finito di raccontare la storia erano arrivate davanti al bagno delle donne. Una sola ragazza davanti a loro. All’improvviso dal bagno affianco Lov vide uscire l’ultima persona che avrebbe mai voluto uscisse da quella porta.

L’uomo dei suoi sogni.

Lui la guardò con una faccia che dire schifata sarebbe come dire che il quindici agosto faceva un po’ caldino. Abbozzò un cenno di saluto all’amica di Lov e si diresse verso la sala.

Lov a quel punto avrebbe potuto lasciar perdere e tornarsene a casa mollando l’idea di parlarci. Ma ormai era diventata una sfida che andava superata a costo di rimanerci.

E il rischio c’era visto l’andazzo della serata.

Così si lavò,diede una sciacquata alla camiciola e l’asciugò sotto il getto d’aria calda per le mani.

Tornarono in sala giusto in tempo per veder salire l’adone degli adoni sul palco organizzato per l’occasione.Dalle casse usciva,sparata a tutto volume “Bohemian like you” e lui fece un gesto verso il dj che senza problemi mise in pausa la canzone per permettergli di dire quello per cui aveva organizzato la festa.

-Vorrei ringraziarvi tutti per essere venuti a questa festa pur non sapendo né il motivo né chi fosse il festeggiato…-

Lov era in quinta fila davanti al palco,con gli occhi sognanti si perdeva nei suoi gesti e si immaginava un seguito del tipo:…e sono contento di annunciarvi che siete tutti stati invitati per poter essere testimoni del momento in cui chiederò a Lov di diventare la mia ragazza.Poi se lo era immaginato scendere dal palco e prenderle la mano pronunciando le seguenti parole:Lov,ti prego,perdonami per non averti mai…

Ma in quel momento Lov udì:

-…e sono contento di annunciarvi che sposerò la ragazza che da ormai sei anni a questa parte mi ha accompagnato nel bene e nel male e che presto mi darà un figlio.La mia ragazza!

Uno scroscio di applausi era esploso nelle orecchie di Lov, la quale, incredula, si era sentita esplodere un nervoso da terza guerra mondiale nello stomaco.

Voltò i tacchi,o meglio, quello che ne rimaneva, e fece per avviarsi verso la porta.Proprio in quel momento ripartì la musica dei “The Dandy Warhols” a palla e qualcuno le posò una pesante mano sulla spalla. Voltandosi vide un’omone grande e grosso, un afro di almeno due metri, guardarla con sguardo torvo:

-Signorina,le dispiace seguirmi?

-…mah?

-Da questa parte prego.- le disse.

Per evitare figuracce lo seguì fino alla porta di ingresso dove,con uno strattone venne buttata fuori dal locale,perse l’equilibrio e cascò col culo a terra.

-Mi dispiace ma gli infiltrati non sono ammessi,tanto più se sporchi e puzzolenti come lei.

-…- Non le uscì nemmeno una parola.

-Hey bellezza,vuoi una mano ad alzarti?

Era l’ubriaco di prima che,non avendola riconosciuta ora le porgeva una mano incrostata di resti di cibo vomitati e secchi.

-No,grazie,ce la faccio…

-Sei sporca qua…erh..erh…-Disse l’ubriaco dandole una manata sul sedere.

-Heyyyy!!!Razza di maiale idiota ubriaco del cazzo!- la rabbia post nucleare le era uscita all’improvviso e ora si scatenava senza freni sulla pelle di quell’uomo.

-Chi cazzo ti credi di essere,la principessa del Galles?-gli rispose lui.

-Levami le mani di dosso schifo vivente!

-Ora te lo faccio vedere lo schifo,puttana!

L’aveva presa per la camicia e la stava trascinando lungo il marciapiede verso un vicolo la vicino quando Lov,che si guardava intorno alla ricerca di una via d’uscita aveva visto la macchina della trans parcheggiata dove l’aveva lasciata prima. Il finestrino era abbassato. Senza nemmeno rendersene conto aveva mollato un calcio in uno stinco del tizio. Si era messa a correre e arrivata alla macchina in pochi secondi si era resa conto che non solo le portiere non erano bloccate, ma le chiavi erano inserite nell’accensione.Le girò premendo con tutta la forza che aveva sulla frizione,ingranò la retro e… prese in pieno l’uomo che nel frattempo l’aveva seguita.

Oh mio dio…pensò.

Fu un attimo, come in trance inserì la prima e sgommò senza nemmeno guardare se arrivavano altre macchine. Sbirciando dallo specchietto retrovisore vide che l’uomo non si alzava. Non aveva motivo di preoccuparsi.Era solo davanti ad un locale gremito di gente e lei era solo su una macchina che non le apparteneva e che non apparteneva nemmeno all’anima pia che l’aveva accompagnata prima. Non poteva fare altro che liberarsi della vettura al più presto e tornarsene a casa.

Imboccare la strada che portava al mare le parve una buona idea.

L’unica cosa che le era venuta in mente era un’azione energica alla 007.Lanciare la macchina giù da una rupe e tornarsene a passaggi a casa.O anche a piedi. L’importante era far sparire il veicolo.

Superato l’ultimo semaforo della città premette sull’accelleratore e sgommò via.

La strada per raggiungere il punto in cui aveva deciso di “entrare in azione” non era lunga ma prima fosse arrivata alla rupe e prima si sarebbe tolta il pensiero.Tutto intorno a lei era buio,solo campagne, per lo più abbandonate.

Non ci mise più di quindici minuti ad arrivare e come fu lì un pensiero la colse all’improvviso.

In quella rupe ci avrebbe buttato non solo la macchina.Anche la gonna a tubino nera(capo elegante), la camiciola con svolazzi rosa tendente al fucsia(capo freakkettone), le calze a rete violacee con scaldamuscoli(capo sportivo), e infine quelle merdose scarpe con quell’unico tacco basso(capo classico).

In macchina aveva trovato una giacca di pelle nera e un paio di New Rock nere.Si sarebbe fatto bastare quel che aveva.E come fosse tornata a casa avrebbe dato fuoco a tutte le cremine,i trucchi e a tutti quegli orrendi vestiti colorati.

Arrivata sulla rupe fece giusto in tempo a frenare.La macchina si fermò a meno di cinquanta centimetri dal bordo della scogliera.

Tirò il freno a mano e prese il giaccone e gli anfibi.Sul cruscotto c’erano delle sigarette e un’accendino.Prese entrambi.Poi diede fuoco al sedile affianco,che subito si incendiò.

Scese dalla macchina e abbassò il freno a mano.Fece il giro intorno alla vettura e poi,senza neanche troppa fatica, la spinse giù dalla rupe.

Si sdraiò per terra e,tenendosi con le mani sul bordo delle rocce guardò in basso.Vide la macchina schiantarsi al suolo con fragore mentre il fuoco divampava. Era uno spettacolo magnifico che finora aveva visto solo nei film.

Si alzò in fretta,colta dal timore che qualcuno,vedendo l’incendio chiamasse la polizia.Si incamminò lungo la strada,tenendosi però riparata dalla sterpaglia che divideva la spiaggia dall’asfalto.Come si fu allontanata di tre o quattro chilometri scese lungo un sentiero che portava al mare e, steso il giaccone in terra, con addosso solo la biancheria intima si gettò in mare.

L’acqua era gelida ma non le importava:voleva lavarsi via tutto ciò che le era accaduto quella sera.Voleva rinascere.

Si tuffò sott’acqua, in quell’acqua nera e fredda.Come riemerse qualcosa le galleggiava affianco.

Nella poca luce che la Luna emanava dalla sua piccola falce,non riusciva a distinguere di cosa si trattasse e così allungò la mano e toccò quell’ammasso informe che le galleggiava davanti.

Era caldo in superficie,appena tiepido dove l’acqua ne lambiva i bordi.Più cercava di capire cosa fosse e più un cattivo presentimento le si affacciava nel cervello.

Puzzava di bruciato e lì per lì aveva pensato potesse essere uno dei pneumatici della macchina,sbalzati in mare con l’urto.Ma come si era messa ad esaminare una delle estremità della cosa fluttuante davanti a sé, si era subito resa conto di cosa fosse:un essere umano.

-Uaaaaaaaaaaaaaggghh!- aveva gridato nella solitudine della spiaggia,allontanandosi di scatto da quel cadavere fumante.

Poi aveva pensato:Non lo devono trovare.Se venissi scoperta,una cosa sarebbe un’incidente in macchina,un’altra sarebbe omicidio.

Si tuffò di nuovo sott’acqua, con tutta la forza che aveva sollevò la pietra più grossa che riuscì a trovare e portò il corpo poco più al largo,dove non si toccava.Con un po’ di fortuna fino a metà giugno nessuno sarebbe venuto a farsi il bagno da quelle parti e per quel periodo il corpo sarebbe stato consumato dai pesci e dalle correnti.Lo scheletro sarebbe stato ritrovato ma sarebbe stato più difficile indagare sull’accaduto.

Coprì il corpo con tutte le pietre che riuscì a trovare,poi uscì dall’acqua,si vestì e si incamminò a piedi lungo la strada. Per due volte dovette nascondersi dietro ad un cespuglio per sfuggire agli sguardi di due volanti che passavano velocissime sulla strada.Ci mise tutto il resto della notte ad arrivare nei pressi della sua città.

Pensava di tanto in tanto che la cosa che accomunava la sua vita di merda a quella perfetta dell’essere splendente era solo e unicamente una: la morte.

Ad un tratto si ritrovò davanti al cartello “Benvenuti” segnale che indicava l’inizio del centro abitato.I piedi le facevano un male assurdo,erano coperti di vesciche. Si sedette su di una panchina in un parco li vicino e si accese una sigaretta.Il cielo iniziava a rischiararsi.

Sotto di lei una grossa pozzanghera rifletteva l’immagine degli anfibi che coprivano le gambe nude, dell’impermeabile e ,infine della sua faccia.O meglio di quello che ne restava.I capelli erano un accozzaglia di ciuffi sparsi qua e la,tenuti su dal vomito,dalla salsedine e da quel poco di gel che forse le era rimasto in testa.Sulla sua faccia non rimaneva altro che due strisciate nere di trucco colato sul viso. Una smorfia disgustosa era tutto ciò che le rimaneva del suo rossetto kiss-proof messo poche ore prima con tanta cura.

Quella faccia, magari non avete capito, è la vostra. Ma, quando vi accorgete che è così, capite anche qual è un possibile finale della storia. Capite che siete voi davanti a quella pozzanghera,con gli occhi che dicono ”Assassina”. Siete voi, senza più nulla su cui contare, senza più nemmeno la vostra faccia.

Persa chissà dove.

Potete pensare che le cose si rimettano a posto,che c’è sempre il lieto fine. Potete pensare che l’uomo meraviglia molli la sua ragazza e il bambino che aspetta da lei e scappi via con voi, che l’ubriacone (sempre che non sia morto anche lui) non si ricordi la vostra faccia e che nessuno trovi mai il cadavere che avete sotterrato sott’acqua. Potete credere che voi stessi sarete abbastanza freddi per cancellare dalla vostra vita tutto questo…ed andare avanti. Almeno per un po’ di tempo.

O forse preferireste aver aperto un altro cassetto. Aver scoperto che magari ci sono storie migliori di questa. E magari chiudendo gli occhi il mondo vi cambierà intorno e voi vi ritroverete in quella stanza bianca e vuota…quasi vuota…

Cassetto 4: In che parte del mondo poteva aver vissuto una madonna dalle dita che sanguinano.

Alle quattro di mattina, con fuori una pioggia monsonica e il rubinetto che perdendo faceva ticchettare una bomba nel lavandino, la delicata pulzella che era Karina si dedicava alla preparazione di un dolce. L’insonnia non la smetteva di torturarla e quello di cucinare pareva l’unico modo per rasserenare la mente,sempre senza dormire ma almeno facendo qualcosa di produttivo. In tutti i modi aveva provato a combatterla ma nulla era stato efficace.

La ricetta era a base di riso e albicocche e prevedeva una complessa preparazione che andava dal far cuocere lentamente un piatto di riso Originario al tagliare in fettine sottilissime delle mandorle sgusciate. Una cosa che complicava il tutto era il fatto che Karina avesse le unghie delle mani completamente mangiate, piene di ferite e ad ogni movimento delle scariche di dolore si propagassero fino ai gomiti. Non le importava. A basso volume Janis Joplin accompagnava il cucchiaio di legno col quale lei mescolava lentamente la pappa di albicocche dolci e mature, il loro profumo invadeva la casa e la pioggia che lavava i vetri diventava una spazzola sul Ride di una batteria che suonava proprio a due passi da lei.

Mentre cucinava i suoi pensieri andavano all’uomo che le aveva carpito l’anima e il corpo. Alto,moro, con due grandi mani che le stringevano il viso mentre la baciava con passione. Il suo odore era delicato e dolce, come la meringa che piano piano Karina faceva scivolare sullo strato di albicocche. Sapeva di buono ogni suo bacio e mentre lo guardava muoversi non poteva far altro che notare la perfezione che qualcuno aveva espresso costruendo un tale esempio di umana armonia. Nulla era più soave della sua voce mentre ripeteva il suo nome e tutti i “ti amo” e i “ti voglio”. Assomigliava un po’ ad un personaggio di quei dipinti indiani che si vedono appesi alle pareti dei ristoranti che fanno il pollo tandoori e nel suo bellissimo profilo si leggeva fierezza e mistero. Per lui, Karina sarebbe andata in capo al mondo e già sentiva espresse tutte le promesse che a voce o a mente quotidianamente gli faceva. Che si trattasse di un pomeriggio passato a passeggiare o una serata a guardare un film accoccolati una sopra l’altro sul divano tutto le sembrava perfetto. Come se una luce divina avesse baciato i contorni del viso di quell’uomo che fino al giorno prima era stato un ragazzo e che ancora portava i segni della sua giovinezza, quando egli sorrideva, per un motivo incomprensibile Karina sentiva una stretta allo stomaco e aveva la stessa sensazione di stupita ammirazione che si ha quando a teatro qualche brava cantante tira fuori il suo migliore acuto.

Finito di preparare la torta Karina si era levata i guanti in lattice che usava per evitare che le sue ferite venissero a contatto con gli ingredienti della torta, si era lavata le mani e aveva guardato l’ora. Erano le sei. Aveva passato due ore a cucinare quella che adesso, a guardarla, sembrava una di quelle foto dei dolci che si trovano nelle riviste di cucina o nei ricettari firmati da famosi cuochi. Ma contrariamente a tutto ciò, la ricetta apparteneva alla nonna di Karina, famosa nel suo quartiere e forse anche in due o tre strade del quartiere affianco per le delizie che uscivano dal suo forno. Le ore che Karina aveva passato da piccola (quando ancora il suo nome era Karl) con i gomiti appoggiati agli strofinacci di lino grosso e gli occhi spalancati a osservare le mani macchiate dal tempo della sua nonna lavorare instancabilmente paste filanti o creme deliziose. In quei momenti aveva la segreta convinzione che, crescendo, anche lei sarebbe diventata una cuoca provetta e avrebbe conquistato il suo principe a colpi di cucchiaio e forchetta. Il giorno in cui, all’età di tredici anni, le era toccato dire addio all’amata nonna, giustamente passata a miglior vita, le era sembrato come se le avesse passato il testimone e le avesse dato una pacca amorevole sulla spalla. Il giorno dopo aveva preso possesso del grembiule e del cucchiaio di legno della sua mentore e aveva iniziato la sua passionale strada verso la conquista degli altrui palati.

Dieci anni dopo eccola là, soddisfatta della sua creazione ancora fumante. Un po’stanca si era sdraiata sul divano ed aveva lasciato che i suoi pensieri tornassero all’uomo di cui si era perdutamente innamorata. Il loro primo bacio era stato qualcosa di simile ad un’esperienza mistica: aveva socchiuso la bocca e come per magia le labbra di lui avevano posato sulle sue delle carezze morbide come il velluto e calde come un cucchiaino di cioccolata con panna in una sera invernale. Lei si era sciolta tra le braccia di lui che con forza ma sempre molto dolcemente l’avevano attirata a sé. Allo stesso modo le loro menti sembravano viaggiare all’unisono, differenti ma complementari, alla scoperta entrambi delle meraviglie del mondo, sempre con la curiosità di conoscere, per il piacere di condividere le loro emozioni.

Per Aria, compagna di avventure di Karina da una vita, forse era troppo presto per parlare, l’amore doveva ancora fare il suo corso, instabile e sorprendente come un vino appena fermentato. A queste parole Karina rispondeva che nel vino appena pigiato si nascondeva l’aroma della terra e del vento, della pioggia e del sole, tutto cio’ di cui lei necessitasse per vivere. Purtroppo Aria sapeva bene che, tra l’amore e l’Amore vi fosse molta strada da percorrere e che, spesso, la terra franava sotto i piedi,il vento faceva lacrimare copiosamente gli occhi, la pioggia raffreddava gli ardori e il sole bruciava sulla pelle come uno schiaffo dato con rabbia.

Aria era scoraggiata, cinica, ma soprattutto temeva sempre per la felicità di Karina, già altre volte sconfitta nella lotta quotidiana per la conquista della serenità di coppia. Ma questa volta era diverso.

Mai aveva visto sul viso di Karina così tanti sorrisi, mai l’aveva vista così serena. Tutto ciò che voleva,diceva sempre a Karina, era che non si trattasse dell’ennesima delusione,dell’ennesima illusione svanita in poco tempo per lasciare spazio solo al rimpianto e al malumore.

Jean che di giorno faceva uno dei lavori più astratti sulla faccia della terra, il programmatore informatico, di notte sognava file interminabili di pentagrammi, con note e melodie che si originavano direttamente dal caos materico della vita. Il suo sogno era di poter un giorno trovare la chiave per poter finalmente esprimere correttamente tali espressioni, trascriverle e dare così la possibilità alle sue orecchie per prime e alle orecchie del mondo intero, poi, di trovare la pace in quelle sinfonie. Passava tutto il suo tempo libero a leggere libretti di opere dei più svariati drammaturghi internazionali e il suo parlato si era così tanto assuefatto a quello colto e raffinato dei testi che studiava che, quando si esprimeva, le sue parole sembravano uscire dalla bocca di uno scrittore del milleseicento. Karina trovava che nulla fosse più bello delle mani del suo amato che si muovevano sicure sulla pelle di legno dei suoi strumenti. Lei la pace la trovava anche solo guardandolo ma si sa, ogni uomo ha da pagare il prezzo della sua pace combattendo una guerra con i propri pensieri in modo più o meno equilibrato e non sempre in tempi brevi.

Era già sorto il sole da un’oretta quando Jean si mostrò in tutto il suo splendore agli occhi di Karina. Lei si alzò dal divano e sorridendogli gli mise le braccia al collo e lo baciò.

  • Madame… - gli disse lui cingendole un fianco e rispondendo al bacio.

  • Monsieur, la colazione la aspetta, oggi lo chef offre un gâteau di riso e albicocche, un caffè e un bicchiere di latte.

  • Non potrei desiderare di meglio, amore mio…

Mentre la caffettiera brontolava fuori la bevanda migliore per iniziare una giornata i due già parlavano di quello che avrebbero fatto negli anni a venire, fuori il sole aveva spazzato via tutte le nuvole e l’aria era fresca e frizzantina. Era domenica mattina, una splendida giornata per passeggiare romanticamente mano nella mano con gli occhi e il naso rivolti verso le cime degli alberi del lungofiume.

  • Amore, - esordì Jean – ho deciso di parlare di noi ai miei genitori.

  • Cosa?! – rispose Karina quasi soffocandosi con il caffè che stava sorseggiando.

  • Io ti amo, voglio passare con te il resto della mia vita, per me sei la cosa più bella e importante che abbia mai avuto a mio fianco… voglio condividere la mia gioia con le persone che amo di più, con le persone che mi hanno fatto nascere e con mio fratello.

  • Ma ti rendi conto di quello che stai per fare? – chiese Karina quasi con le lacrime agli occhi per la felicità (felicità che tra l’altro non riusciva nemmeno ad esprimere, tanta era la paura di quell’atto, così bello e spontaneo, quanto pericoloso e definitivo).

  • Karina, amore mio, se loro amano me come io faccio con loro, se il rispetto che ho nei loro confronti cresce e germoglia nel rispetto che loro stessi mi hanno insegnato a portare verso chiunque io abbia davanti, se l’intelligenza di una persona e la sua apertura mentale si misurano dal coraggio e dalla forza con cui tale individuo si prostra senza timore, nudo di ogni maschera, di fronte alle persone di cui maggiormente teme il giudizio… non è audacia la mia ma amore, amore e amore ancora.

  • Cazzo, amore.- rispose con verve pulp Karina, che a stento riusciva a chiudere la bocca dallo stupore per quelle frasi che sembravano echeggiare passati cavallereschi - Se questa è la tua scelta, tesoro mio, ti sarò vicina, ma sappi che ho una paura fottuta.

  • Paura? Tu che del tuo stesso essere quello che sei non hai mai avuto timore? Tu vivi la vita come colui che si accinge a vagar per mare. Beata scorgi il limitar dell’orizzonte consapevole del pericolo nascosto dietro l’incresparsi di un flutto.

  • Mi spaventi.

Passarono la mattinata ad ascoltare le nuove composizioni di Jean e a fantasticare su come sarebbe stata la loro casa se avessero avuto un milione di dollari. Poi mangiarono una frittura mista di verdure che Karina aveva approntato in pochi minuti e si concessero una pausa di riflessione tra le coperte. Quel pomeriggio il telefono squillò con prepotenza, strappando Karina e Jean dai loro pensieri e riportandoli alla realtà. Si trattava di un lavoro extra per Karina, che all’epoca lavorava per un servizio di catering tra i più importanti della città. In serata era prevista una cena di gala in quello che al momento era il locale più à la mode. Sarebbe stata occupata per tutto il pomeriggio per preparare quelle delizie raffinate che tanto piacevano ai frequentatori del locale e che, solitamente, non occupavano più di cinque centimetri quadrati di spazio in ogni piatto, accuratamente griffato a mano da esperti ceramisti d’alto borgo.

  • Tesoro, non posso dire di no … anche se è domenica, ne va della mia professionalità, che palle! Non sai quanto vorrei poter stare qui con te e poi… sono tremendamente in ansia per questa cosa che hai deciso di fare. Che posso fare?

Jean la abbracciò stretta a sé e con voce bassa la rassicurò. Karina si diresse in camera, aprì l’armadio e ne tirò fuori la divisa di lavoro, linda e stirata alla perfezione. La indossò e dopo essersi truccata e pettinata si avvicinò alla porta di casa.

  • Sappi che questa sera vorrò l’esatto resoconto di quello che dirai ai tuoi genitori e di quello che ti risponderanno. Cucinerò con questo pensiero in testa e se dovessero uscir fuori dei piatti al sapor di muschio e sabbia sarà solo colpa tua! – disse ridendo Karina mentre con le mani prendeva dolcemente il viso di Jean e lo baciava.

  • Abbi fiducia amore mio. Non abbiamo nulla da temere, ci amiamo e questo è quello che conta.

Non appena Karina fu uscita di casa Jean si sedette sul letto. In realtà aveva moltissima paura del confronto con i suoi ma non lo avrebbe mai ammesso con Karina, per non spaventarla ancora maggiormente. Non potendoci parlare di persona dal momento che già da anni viveva a centinaia di chilometri dal suo paese d’origine, aveva come unico modo per comunicare la sua notizia quello di alzare la cornetta del telefono, comporre i numeri e attendere che l’interlocutore, mamma, papà o fratello che fosse, rispondesse dall’altro capo.

  • Pronto?

  • Mamma? Sono Jean.

  • Ciao Jean, finalmente ti fai sentire, sono tre giorni che non chiami. Si può sapere perché non ti prendi la briga di chiamare più spesso? Ma lo sai che qui ci sono delle persone che vogliono sapere come stai, come procede il lavoro, se ti ammali o se ti succede qualcosa di nuovo?

  • Lo so, è che ho avuto da fare ultimamente per il lavoro e poi oggi vi ho chiamato, no?

  • Si si certo. Allora, dimmi un po’, come vanno le cose?

  • Bene. Volevo parlarvi di una cosa in particolare.

  • Credo di sapere di cosa si tratti. E non mi piace per niente.

  • Tuo fratello ha visto, pubblicata su un giornale di gossip, una tua foto con un personaggio poco raccomandabile. Direi quasi imbarazzante. Si può sapere che cosa ti è saltato in mente?

Ti rendi conto di quella che è la tua reputazione, e la nostra?

  • Mamma di cosa stai parlando?

  • Di cosa parlo? Di cosa parlo hai anche il coraggio di chiedere? Tu te ne stai bello lì a scoparti chiunque ti passi il convento senza nemmeno porti il problema che queste persone siano quantomeno normali e vieni a chiedere a me di cosa parlo? Mi disgusti.

  • Mamma Karina è una bravissima persona, la amo e con lei voglio costruire una storia seria.

  • Una brava persona… brava a fare certe cose di sicuro! E dimmi un po’, come passate il tempo? Eh? Facendo ammucchiate tu lei e quei depravati dei suoi amici? Perché credi che ti abbiamo educato sulla base di sani principi? Per poi vederti rovinare drammaticamente in quello che altro non è se non il degrado e l’umiliazione? Pensi che tuo padre o tuo fratello siano felici per questa cosa? Ci hai deluso tutti e stiamo così male che nemmeno te lo immagini.

  • Non vedo perché. Non faccio nulla di male e così anche Karina. Cos’ha che non vada? È una persona intelligente e dolcissima, lavora e cerca di vivere serenamente come possiamo fare io o te…

  • Ma è un uomo che si traveste da donna!!! Cerca serenamente di vivere la vita dici? Beh, ti illumino io figlio mio. Se ne vuole approfittare di te per soddisfare i suoi più perversi istinti, nulla di più nulla di meno!

  • Non puoi parlare di lei in questo modo! Nemmeno la conosci!

  • E non la voglio conoscere!!! Prova a portarmela a casa e puoi anche considerarti parte di un’altra famiglia perché io mi rifiuto categoricamente di pensare che mio figlio possa essere un… frocio schifoso!

  • Ma che stai dicendo? Lei è più donna di molte ragazze che ci sono in giro e mi ama perché io sono un uomo.

  • Ma ti rendi conto di quello che dici? Vorrei proprio vedere se un medico ti darebbe lo stesso parere! Sei impazzito, su questo non ci piove, ti ha fatto il lavaggio del cervello con le sue cazzate da progressista!

  • Non ho intenzione di ascoltare altre cattiverie gratuite da parte tua. Ti prego di rispettare i miei sentimenti così come io cerco di rispettare i tuoi.

  • E come li rispetti? Sbattendomi in faccia la tua prostituta?

  • Ma cosa dici?

  • Come se non lo sapessi come va il mondo: omosessualità, prostituzione e droga… questo è quello che ti aspetta. Ed io non starò a guardare, mi rifiuto.

Senza lasciare a Jean nemmeno il tempo per rispondere attaccò il telefono. Jean sentì la rabbia dentro di se crescere come non mai. Avrebbe volentieri spaccato qualcosa.

Mai avrebbe pensato che, proprio nella sua famiglia, una delle persone che più amava al mondo, sua madre, potesse seriamente parlare in quel modo. Karina ne aveva passate di tutti i colori ma al momento l’unico problema serio era che il suo lavoro e, in particolare, la pseudo-friendlytà del suo datore di lavoro l’aveva posta in luce davanti ai riflettori come la cuoca-trans-star-del-momento. E ovviamente, Karina non avrebbe potuto far altro che seguire la scia di questo momentaneo (lo sapeva bene quanto velocemente i media amassero passare da un personaggio gay all’altro) ma pur sempre utile attimo di gloria. Era consapevole di quanto fosse difficile trovare lavoro “per una come lei”. Aria stessa era ancora impelagata in traffici non propriamente legali e Karina lo era stata per anni, finchè finalmente non era riuscita, tramite anche la sua indiscussa abilità culinaria ad allontanarsi dalla strada e con sforzo a costruirsi quella che per chiunque sarebbe stata la realizzazione di un sogno. Certo, ci aveva passato i secoli chiusa tra le quattro mura puzzolenti di un fast food per poi passare ai vapori delle cucine di un ristorante di terza categoria, ma pian piano, sgomitando tra le giornate no e i datori di lavoro stronzi, con le sue forze e solo con le sue, era riuscita a salire fino al gradino in cui per ora sostava. Jean aveva bisogno di staccare un attimo da tutti quei pensieri, avrebbe fatto un giro in uno dei pub della città dove solitamente c’era buona musica live e avrebbe bevuto una birra o due per schiarirsi le idee. A Karina poteva lasciare un biglietto sul mobile delle chiavi, che lei controllava sempre per abitudine appena entrata in casa, le avrebbe dato appuntamento direttamente al pub e così si sarebbero incontrati e avrebbero discusso della telefonata caustica che aveva avuto con sua madre. Prese un post-it e ci scrisse sopra il messaggio, lo incollò di fianco alle chiavi della macchina e poi sospirò.

Il telefono squillò di nuovo e Jean, con un nodo alla gola, rispose a fatica:

  • Sono Aria, c’è Karina?

  • Non c’è, sono Jean. Che volevi?

  • Oh, ciao Jean, come va?Anche io son felice di sentirti. Volevo Karina. Mi servono delle cose che ho lasciato a casa “vostra”.

  • Beh, lei ora non c’è. Se vuoi passa a prendertele.

  • È una questione piuttosto urgente, mi servono subito. Ma tu che hai? Ti sei mangiato un pompelmo? Se possibile, sei più acido del solito.

  • Aria, passa quando cazzo ti pare. Basta che non rompi i coglioni. Io sono a casa per adesso.

  • Non ne dubito. Passo tra un’oretta.

  • Si, ma sbrigati. Ciao.

Non si poteva certo dire che tra Aria e Jean scorresse buon sangue. Il cinismo della prima era fonte di fastidio per il secondo e l’indiscusso fascino e lo stile di vita bohémien del secondo metteva in ansia la prima.

Oltre a temere per la propria amica, Aria vedeva Jean come un uomo che non si poneva assolutamente il problema per un futuro, prossimo o remoto che fosse. Pensava che fosse l’uomo dalle decisioni improvvise e riteneva che, nell’ambito di una vita di coppia questo fattore potesse essere destabilizzante a lungo andare.

Abituata a campare di ciò che il suo corpo aveva da offrirle, inoltre, temeva che col tempo la precarietà lavorativa di Jean avrebbe portato Karina a dover di nuovo indossare i pochi panni che le servivano per battere i viali trafficati della città, alla continua ricerca di un sostentamento per sé e il suo compagno. E tutto a discapito della lunga strada che aveva percorso per allontanarsi da quelle strade piene di pericoli. Da uno strano punto di vista però, desiderava sadicamente che tutto tornasse come prima, con Karina compagna di nottate a reggere le redini dei loro affari, essendone tra l’altro, quest’ultima, molto più portata da un mero punto di vista amministrativo.

Jean dal canto suo vedeva Aria come una persona fortemente egoista, gelosa ed invidiosa del rapporto che con fatica, ma serenamente, aveva costruito con Karina. Sapeva bene che con lei, nemmeno volendo sarebbe riuscita a creare l’equilibrio forte che c’era tra loro. E questo perché Aria non era una persona dai molti strati. Si fermava ad una specie di tremito sottocutaneo, la sua sensibilità. Non nutriva particolari aspettative per il futuro, che vedeva grigio e solitario. Non vedeva nella sua vita nessuno che non fosse un compagno da un ora o due e che le lasciasse un lauto compenso al momento degli addii. E Karina, per il periodo in cui avevano vissuto insieme aveva sofferto molto la povertà d’animo di Aria e si era legata a lei come una maestra si legherebbe ad un fanciullo, nella vana speranza che, dopo giorni e giorni di fatiche, si schiudessero i petali dell’eterna e curiosa spinta vitale di cui avrebbe avuto bisogno. Ma, per quanto talvolta Aria socchiudesse gli occhi nell’ascoltare i discorsi di Karina, mai era successo il contrario.

Aria suonò con forza il campanello e Jean infastidito si distolse dai suoi pensieri e aprì la porta sbuffando.

  • Che diavolo sbuffi, principe azzurro? La tua gentile consorte non ha ancora rinfrescato le tue meraviglie nascoste oggi? – disse Aria scostando Jean dalla porta per entrare.

  • Vedi di piantarla, non sai nemmeno di che stai parlando.

  • Oh, mi scusi tanto, non vorrei mai offenderla, Lord Jean…- rispose aria schernendolo.

  • Che devi prendere?

  • Mi servono un paio di stivali che avevo prestato a Karina tempo fa. Cuoio,neri,alti fino al ginocchio,gran bel tacco,utile per serate come quella di sta sera.

  • Cos’è, vai ad una festa in maschera?

  • Scemo, no. Ma non sai a quanto ammontino i compensi di chi passeggia con queste babbucce da sera? Soprattutto su determinate parti del corpo...

  • Mi fa piacere per te. E Karina che c’ avrebbe a che fare con queste calzature?

  • Mah, è da molto che le ha qui…

  • Da quanto, di preciso?

  • Non saprei, non è che tengo un registro delle cose che presto.

  • Mi farebbe piacere che tu spolverassi i tuoi neuroni e ti ricordassi una data approssimativa.

  • Beh, potrebbe essere… un paio di mesi, giorno più giorno meno.

  • Cazzate.

  • Fai tu. La cosa che importa al momento, è che tornino tra le mie mani. Ho giusto il tempo di bermi un caffè, se sei così gentile da farmelo.

  • Puoi fartelo da sola. Mi sembra che tu sappia bene dove si trovano le cose, qui in casa.

  • Ti ringrazio moltissimo!Sono sicura che sia questo uno dei motivi che spinge la tua amata a lavorare anche di domenica, la tua infallibile gentilezza e il tuo savoir faire! Mi domando perché Karina perda ancora tempo con te.

  • Sono io che mi domando perché Karina perda ancora tempo con te!- le rispose Jean, visibilmente alterato. - Anni ed anni a cercare di far capire al mondo quanto realmente voglia vivere una vita normale e tutto perché le persone come te non sono in grado nemmeno di gestire se stesse. La tua più grande preoccupazione è quella di trovare un fottuto paio di scarpe per passeggiare sui coglioni di un povero scemo che addirittura sborsa fior di quattrini a te, lurida idiota che non sei altro.

  • Come cazzo mi hai chiamato? Lurida idiota a me?

  • Sei solo una povera stupida che arrancando fa passare le giornate una appresso all’altra, senza un fine, brancolando nel buio, priva della percezione degli spazi e delle persone che ti circondano. Inutile per te stessa e per gli altri,anzi, quasi dannosa oserei dire.

  • io… - aveva esordito Aria, senza per altro riuscire a rispondere alcun che. Le sue parole erano dure, sapeva bene che Jean non si riferiva alle sue scelte di vita quanto al modo di affrontare la vita stessa. Del resto Karina stessa aveva vissuto anni a fare le stesse cose che faceva lei.

  • Prenditi quello che devi prendere, fatti il caffè e poi vattene.

Aria si era recata in camera, aveva allungato le mani sotto il letto e ne aveva tirato fuori una scatola da scarpe piuttosto grande. Si era seduta per terra, aveva aperto la scatola e ne aveva tirato fuori i due stivali. Erano piuttosto puliti,ovviamente Karina ne aveva avuto cura, come con tutte le cose che le passavano tra le mani, ma uno dei due tacchi sembrava leggermente divelto,come avesse voluto riparare ad una storta improvvisa e aveva perso il copri punta in acciaio, mostrando ora la punta di legno, acuminata e spoglia.

Aveva soppesato le calzature e con stupore si era resa conto che all’interno vi era nascosto qualcosa. Sembrava un sacchetto di plastica. Ve ne erano due in ciascuno stivale.

Aveva tirato fuori uno dei sacchetti dal primo stivale e lo aveva aperto.

Un filo di ansia le era salito quando con meraviglia si era trovata davanti tre rotoli di banconote da cinquecento. Ogni rotolo aveva almeno una ventina di foglietti che profumavano di avvenire e felicità. In totale c’era quello che bastava per comprarsi una bella casa. Mentre mille idee le si accavallavano nella mente il pensiero che aveva avuto era quello che avrebbe potuto scappare con il malloppo,scappare via lontano in un posto dove nessuno la conoscesse. Prendersi una casettina, anche piccola, e cercare di sistemarsi in qualche modo, anche con l’aiuto di quegli spiccioli che le sarebbero rimasti. Avrebbe potuto affittare le stanze, anche a ore, si guadagnava bene.

Ci pensò per un secondo. Cosa pensava di farci Karina? Qualche bella operazione chirurgica in occasione di una vacanza in Brasile? O davvero pensava che, con una casetta col giardino avrebbe potuto giocare per tutta la vita a Barbie e Ken? La vedeva come una povera illusa, una che non aveva idea di quella che sarebbe stata la sua vita a fianco ad un uomo che mascherava più falle del Titanic. Se la rideva all’idea di una Karina di quaranta o cinquanta anni, ancora intenta a cucinare i suoi piatti, come le presentatrici delle trasmissioni televisive della mattina, che ci tenevano affinché tutti si sentissero un po’ artisti con il cucchiaio tra le mani. Si immaginava una Karina in grembiule a quadri, con i pizzi sugli orli e le labbra rifatte che facevano da contorno ai suoi sorrisi televisivi. Con una mano alzata a reggere un uovo e nell’altra una terrina con zucchero e cacao. Se la rideva all’idea di una Karina annoiata che si dirigeva lentamente, grassa e sformata verso il decadimento fisico, gonfia di ormoni e con la testa pelata.

Lei avrebbe saputo come usarli. Senza illusioni, senza rimorsi. Avvicinò la sua borsa alla scatola e fece scivolare all’interno i soldi, senza contarli e senza nemmeno toglierli dalle buste.

Jean si trovava in cucina, pensava a quanto fosse fortunato ad aver trovato quella che evidentemente era l’unica persona ad aver conservato un minimo di umanità e di cuore. Era circondato da persone che, vuoi per egoismo, vuoi per ignoranza, si sentivano in dovere di giudicare tutti senza eccezioni.

Ma lui aveva un meraviglioso piano per fuggire da tutto quel dolore e da tutta quella rabbia.

Avrebbe portato via Karina da quella piccola casa che, per quanto rappresentasse il loro piccolo castello volante, racchiudeva al suo interno anche i ricordi dei rancori passati e prospettava le fatiche future. I mezzi li aveva. Un piccolo colpo di fortuna aveva portato il caro Jean a trovarsi un discreto gruzzoletto tra le mani. Anni addietro si era ritrovato a investire qualche spicciolo in un progetto ancora in bozza che prevedeva l’utilizzo di innovative tecnologie nel campo delle comunicazioni. Il fruttuoso epilogo diede fin da subito le sue soddisfazioni a Jean che nel giro di pochi mesi vide lievitati senza alcuna fatica gli interessi che presto superarono i capitali da lui precedentemente investiti. Non erano molti ma erano abbastanza da permettersi di cominciare una nuova vita altrove, cosa importante, gli avrebbero permesso di portare via Karina da tutte le falsità che la circondavano.

Il suo progetto era di partire da li ad una settimana e proprio un paio di settimane prima si era occupato di prelevare i soldi necessari per l’avvio di questa avventura. Li aveva messi nello scrittoio vicino al letto. Aveva comprato i biglietti per un volo per Ezeiza, aeroporto di Buenos Aires, per la settimana seguente e li aveva lasciati proprio all’ingresso, sul mobiletto delle chiavi, vicini agli inviti di Karina per le varie serate cool della città.

La fiducia che poteva avere nei confronti di Aria non era un granché e, preso da un sospetto che pian piano si faceva spazio tra i suoi pensieri, si ritrovò come trasportato in camera ad assistere allo spettacolo raccapricciante, quanto poco sorprendente, delle mani nervose di Aria che raccoglievano alcune banconote cadute dai rotoli nei quali erano legate.

Aria alzò lo sguardo giusto in tempo per vedere Jean che con tutta la rabbia possibile le si lanciava contro. La sua reazione fu istantanea, scattò in piedi e indietreggiò fino alla finestra, teneva ancora in mano gli stivali,li stringeva a sé come se fossero un tesoro sommerso appena portato alla luce. Il cortile era buio e non vi erano rumori se non quelli dei grilli che, nella frescura umida della sera cantavano le loro melodie al vento. Aria muoveva passi malfermi portando il corpo indietro, spaventata dallo sguardo di fuoco di Jean.

  • Che vuoi fare?Allontanati!- gli aveva intimato stringendo uno degli stivali per la punta e brandendolo come un martello.

  • Sei la persona più infima che io conosca, meriteresti di scomparire dalla faccia della terra, ridammi immediatamente quegli stivali.- le disse con decisione allungando un braccio verso di lei.

  • Sei ridicolo. Chi ti credi di essere?Il fottuto eroe di una soap opera televisiva? Quello che arriva nella penultima puntata e salva la bella dopo anni e anni di puntate strappalacrime?

Karina non è come te, è come me! Non ci vorrà molto che si stufi del tuo bel visino e che torni a raccogliere mele marce con la sottoscritta.

  • AAAAAAGH! – Jean le si lanciò contro e la sbatté contro la parete divisoria del giardino dei vicini – Tu insozzi con queste parole il nome della mia anima, bastarda!!!

  • Allontanati da me, lasciami stare porco schifoso! Non mi incantano le tue buone maniere da damerino, sei uno stronzo come tutti gli altri!

  • Io ti ammazzo, io ti…. – e le sue mani si stringevano sul collo di Aria.

  • Ggghh… - Aria alzò un braccio e con il poco respiro che le restava nei polmoni diede un colpo di tacco dritto nel collo di Jean.

Aria al momento della nascita rispondeva al nome di Adriano e pesava quattro chili e venti. Suo padre era macellaio di terza generazione abituato a scarrozzarsi quarti di buoi a braccia nude e la madre, quando non lo aiutava nel trasporto di suddette parzialità bovine, era addetta al controllo e alla sicurezza sui bus notturni. Una rivoluzionaria, insomma. Il padre, brav’uomo, morì quando ancora Aria era un robusto ragazzino di nove anni. La madre si risposò con un falegname dal gomito che spesso si sollevava ben oltre la linea dell’orizzonte e ciò portava Aria a preferire di gran lunga la compagnia della sua genitrice, che andava a ripescare, a seconda delle linee notturne su cui lavorava, anche dalla parte opposta della città.

Jean che alla nascita era stato chiamato per l’appunto Jean e pesava tre chili scarsi, come genitori si era ritrovato una allegra ricamatrice di tovaglie per turisti e, dio li fa e poi li accoppia, il dipendente dell’azienda che produceva, a prezzo di manodopera molto molto inferiore alle medie sindacali stabilite, tali rettangoli di stoffa. Tra le delicate mani di sua madre e di suo padre aveva visto passare centinaia di aghi di acciaio, molte volte aveva temuto di ferirsi con le loro punte e sempre vi si era tenuto a debita distanza, come spaventato dal sacro luccicare degli strumenti di famiglia.

Ci fu un attimo di stupore, nessun luccichio a premonire un pericolo, Jean barcollò un istante prima di rendersi conto di cosa effettivamente fosse successo. Aria stringeva ancora tra le mani lo stivale, il sangue colava in un grosso rigagnolo lungo le pieghe lucide della pelle formando un decoro lungo la sua mano. Il corpo di lui ebbe un momento di incertezza. Le ginocchia cedettero e, trascinato dal suo stesso peso il tacco dello stivale,già parzialmente sradicato, si staccò con un sonoro SCHIOKK! restando conficcato nel collo di Jean. Questi si pose una mano sul collo e tremando tastò il punto da cui sgorgava sangue a fiotti. L’arteria era totalmente recisa. Ebbe giusto il tempo di guardare Aria, praticamente sdraiata sul muretto divisorio, e poi stramazzò al suolo, con un fischio gorgogliante emesso dai suoi bronchi, ormai colmi di sangue entrato rapidamente dal foro che il tacco aveva aperto nella trachea.

Aria si guardò intorno, i grilli che per un istante avevano smesso di cantare, ripresero come se nulla fosse a stornellare e nessuno sembrava essere interessato al delitto che si era appena consumato. Gli stivali pesavano molto di più adesso e lei sapeva bene che in nessun modo avrebbe potuto riavvolgere il nastro e cambiare il finale di quell’orrida domenica sera.

Una pozza di sangue si allargava sotto i suoi piedi e qualche spasmo ancora muoveva il corpo ormai inerte di Jean. Lesse l’ora sul suo orologio da polso costellato di Swarovski incasellati nel plasma: le diciotto e trenta.

  • Testa di cazzo. – fu il suo commento, indirizzato forse a lei, forse a Jean.

Aveva un problema. L’uomo dei sogni e della realtà di Karina, sua ex-convivente sui boulevard tossici di traffico stagionato e sperma d’alta classe, era sdraiato ai suoi piedi e di certo non per adorarne le neoclassiche armoniosità anatomiche. Come un esemplare di selvaggina giaceva li a eruttare litri di sangue che colavano vistosamente giù per la canaletta di scolo del selciato.

Doveva farlo sparire, pulire quella sozzura e scappare via più veloce della luce, prima che tornasse Karina.

Sotto il lavandino, di fianco al secchio per la spazzatura c’era un rotolo di sacchi neri belli grossi e resistenti, di quelli che solitamente vengono riempiti di piatti di plastica e bottiglie vuote alle feste con gli amici. Ne prese due. Poi titubante, si soffermò per un istante sulla collezione di coltelli giapponesi con lama al cobalto. Ne prese uno bello grosso. Poi raccolse dalla cassetta degli attrezzi un pesante martello con i fondi in plastica.

In cortile Jean pesava già qualche litro di meno, favorito dalla pendenza del giardino aveva quasi finito di sgocciolare la sua anima al terreno. Con superba eleganza Aria vi si accostò e, chinandosi al suo capezzale, memore dei pomeriggi passati col suo primo padre a guardarlo lavorare sui suoi bovini, raccolse le sue nozioni in fatto di girelli e costate. Tenendo bene a mente l’immagine del suo patrigno mentre si divertiva a giocare al dottore con lei come Crash Kelly, bambola d’eccezione utile a diagnosticare traumi presenti più nel cervello paterno che sul suo piccolo corpo, si dedicò con precisione medico-macellaica alla sezione degli arti dal busto di Jean tenendo con mano salda la lama giapponese puntata ove necessitava il taglio e aiutandosi con il martello per sconfiggere le ossa più resistenti. Terminato ciò, raccolse il tutto nei due sacchi neri dividendone il peso equamente e li portò al bagagliaio della macchina di Jean, precedentemente aperta con le chiavi che aveva trovato sul mobiletto. La richiuse buttandoci dentro anche i due stivali, ormai inutilizzabili. Del resto con tutti i soldi che aveva avrebbe tranquillamente potuto comprarsene un centinaio di paia e nuovi fiammanti.

Karina nel pomeriggio si era dedicata alla creazione di delicate sfoglie spolverate con un velo di caprino e melanzane scottate in olio non raffinato, deliziose barchette di pasta brisée ripiene di salmone e porri, due creme (una di zucchine e basilico, con aggiunta di tenerissimi gamberetti, l’altra di radicchio rosso trevigiano, curry e patate novelle) e un Halwa Bi Tamar, tipico dolce nordafricano, composto da un trito grossolano di datteri, noci ai fiori d’arancio e fichi secchi, ammorbiditi da un filo di miele e servito con un meraviglioso Passito di Pantelleria.

I suoi pensieri si erano abbandonati al ricordo del dolce profilo del suo amato, chino sulla sua chitarra, lo sguardo concentrato sullo spartito e i nervi delle mani tesi, a voler acchiappare ogni nota come le mani di un fanciullo desiderano carpire le ali di una farfalla rara.

Vedeva davanti a sé il formarsi di quella piccola ruga tra le sopracciglia d’ebano non appena la sua concentrazione dava spazio al sollievo di un accordo ben riuscito. Lo immaginava a casa, in attesa di lei. E poi lei sapeva. Sapeva bene quali erano i piani del suo amato per quanto riguardava il loro futuro. Aveva scoperto il giorno precedente, nello scrittoio, un bel gruzzolo accompagnato da un piccolo scritto in cui si leggevano le intenzioni di Jean. Chiaramente la prima cosa che aveva fatto era porre rimedio all’ ingenuità del suo caro nascondendo meglio il loro tesoro. Lo aveva messo nel posto in cui sicuramente nessuno avrebbe messo il naso, un paio di stivali rotti risalenti a quando ancora marciava sulle vie della città in cerca di sostegno economico in cambio di favori galanti. Ne avrebbe parlato la sera stessa a Jean, qualunque fosse stato il verdetto della telefonata anche perché, e questo lui non lo sapeva, nel corso degli anni, anche lei aveva avuto modo di tenersi qualcosa da parte per le necessità diciamo urgenti. E scappare, correre verso il loro futuro era quanto mai urgente.

Ultimò i decori dei piatti che andavano ai tavoli, si tolse velocemente il grembiule e si diresse a casa.

Aria aveva appena ultimato di pulire il selciato del cortile dagli ultimi residui di sangue e datasi una veloce sistemata al trucco era uscita di casa in tutta fretta. Dimenticandosi le chiavi della macchina sul maledettissimo mobiletto all’ingresso. Il panico l’aveva colta per i primi dieci secondi ma poi, pensando bene alla situazione si era detta che, tutto sommato poteva tranquillamente alzare i tacchi, quelli che portava ai piedi, e salutare per sempre quella casa, Karina e abbandonare al suo destino lo spezzatino di Jean e la sua macchina.

Si era dunque diretta verso la fermata dell’autobus, con un sorriso sulle labbra che avrebbe fatto invidia al Babbo Natale dei cartelloni della Coca Cola. Rien plus.

Karina era arrivata a casa e come prima cosa aveva controllato il suddetto mobile, aveva trovato il bigliettino, aveva preso le chiavi della macchina, una bottiglia di rum d’annata per festeggiare nel caso avesse ricevuto un resoconto positivo circa le rivelazioni fatte dal suo amato alla famiglia e un barattolo di calmanti già per metà impiegato per facilitare le public relations in alcune occasioni particolarmente ansiogene, nel caso fossero stati necessari, ove la telefonata si fosse rivelata meno positiva del previsto.

Mentre aspettava che scattassero i semafori verdi, pensando con gioia al meraviglioso corpo del suo amato (“Un gran bel manzo!” a detta di Aria), si era concessa qualche sorsata celebrativa, un aperitivo, un preludio a quello che si sarebbe rivelato senza alcun dubbio, il periodo più bello di tutta la sua vita, anzi delle loro vite, ormai destinate ad un’eterna ed edonistica ratatouille d’amore. Alla luce rossa come il sangue dei semafori vedeva nello specchietto retrovisore il suo volto, un po’ scavato a causa del molto lavoro, con le tracce evidenti dei suoi sforzi per far coincidere la mappa dell’anima a quella del corpo. Di Karl, il bambino che era stata ormai più nulla. Ne era certa. Almeno ci sperava.

Quella faccia, magari non avete capito, è la vostra. Ma, quando vi accorgete che è così, capite anche qual è un possibile finale della storia. Capite che siete voi in quella macchina con l’anima che vive di speranze. Siete voi, senza più nulla su cui contare se non le illusioni, senza più nemmeno la vostra faccia.

Persa chissà dove.

Avete sperato che le cose si rimettessero a posto, che ci fosse il lieto fine. Avete pensato che le persone nel mondo fossero pure di cuore e che , in fondo, non contassero le generazioni, non contasse la fama, non contasse nulla se non l’amore. Avete creduto che fosse possibile, solo avendo fede, riuscire a superare tutti i drammi e i problemi…ed andare avanti. Almeno per un po’ di tempo.

O forse preferireste aver aperto un altro cassetto. Aver scoperto che magari ci sono storie migliori di questa. E magari chiudendo gli occhi il mondo vi cambierà intorno e voi vi ritroverete in quella stanza bianca e vuota…quasi vuota…

Racconto5

PROSSIMAMENTE

venerdì 31 agosto 2007

Elenoir:nuova illustrazione+news!


Ecco una nuova illustrazione....Domani il primo di 5 racconti...

giovedì 30 agosto 2007

Link lettori!

Hai letto Elenoir?Hai visto i disegni?Lascia un commento(positivo,ovviamente ;-) ) e verrai linkato nella colonna di lato!*****

lunedì 6 agosto 2007

Elenoir,nuova illustrazione.

Intanto che finisco di scrivere i racconti spin-off...Spero di farcela per il primo settembre!In realtà non vedo l'ora di fare il fumetto,anche se so che sarà difficile!

giovedì 2 agosto 2007

Premio lettori Elenoir! :-*


Per info vai sul forum....eheheheh...:-)))

ps:evvai ho finito il 2 racconto(Ivory)!

martedì 24 luglio 2007

Il FORUM di Elenoir!

Dopo qualche giorno mi son ricordata di mettere un post per rendere la cosa più evidente(vi si accede anche dal box di lato ma non è molto visibile...) il forum lo trovate qui!
Mi raccomando...scrivete e domandate!
P.s.:Ho finito il primo racconto( 1 di 5 ),quello sul passato di Valentine...mistero....

Riscrivo le date...meglio tenerle sempre a portata di occhio!!!^---^

1 Settembre: Pubblicherò (si,ce la farò!) i racconti spin-off su questo sito;
15 Settembre: Primo capitolo della versione a fumetti di Elenoir;
1-4 Ottobre:C'è Lucca Comics and Games 2007 e ,se tutto va bene, dovrei bazzicarvi per tutta la durata della fiera(ma su questo argomento ci torniamo in prossimità dell'Evento)
dal 15 Ottobre in poi a cadenza quasi mensile(eddai un minimo di elasticità!!!) gli altri capitoli del fumetto

lunedì 16 luglio 2007

Le date da ricordare!

Eccomi qua...mi rendo conto che se non metto delle date porterò avanti il lavoro per le illustrazioni-fumetto-racconti, all'infinito...Ora che è cominciata l'estate (e qui chi fa fumetti mi capirà!;-) ) sembra che il mondo intero vada in vacanza... e forse è proprio il momento migliore,invece per mettersi al lavoro...ma con una scadenza!!!Dal momento in cui non ho un editore che mi stia alle calcagna con la schiuma alla bocca perchè"sono in ritardo con la consegnaaaaa" tanto vale che mi auto-scrolli questo alone vacanziero di dosso.E così ecco le date(testimoni tutti,heheh!) :
1 Settembre: Pubblicherò (si,ce la farò!) i racconti spin-off su questo sito;
15 Settembre: Primo capitolo della versione a fumetti di Elenoir;
1-4 Ottobre:C'è Lucca Comics and Games 2007 e ,se tutto va bene, dovrei bazzicarvi per tutta la durata della fiera(ma su questo argomento ci torniamo in prossimità dell'Evento)
dal 15 Ottobre in poi a cadenza quasi mensile(eddai un minimo di elasticità!!!) gli altri capitoli del fumetto;

venerdì 6 luglio 2007

Scarica gli Avatar di Elenoir e Valentine!!!



Per chi volesse metto a disposizione due avatar,uno per Elenoir e uno per Valentine...del resto sono loro le eroine del romanzo...fatemi sapere se vi piacciono!
P.s.:io ho scelto quello di Valentine,per rappresentarmi nei forum,ma solo perchè in questo momento ho i capelli corti!:-)

sabato 30 giugno 2007

Nuova illustrazione!Valentine e Ivory.


Questa è la versione definitiva(salvo evoluzioni ovvie et necessarie nel tempo...basta vedere in due anni come è cambiata Elenoir!!!)di Valentine e Ivory,il suo gatto bianco, che per la prima volta viene fuori dal libro e si appoggia curioso sulla spalla della sua padroncina intenta a scivere il suo diario...
Per Ivory leggi il capitolo 4
Per il diario di Valentine leggi il capitolo7 (ma sarebbe consigliabile leggere prima il resto del libro!)

lunedì 25 giugno 2007

La seconda illustrazione di Elenoir...con Karina!...2006


Ahhh...ecco che qui abbiamo l'onore di conoscere Karina... sempre capitolo 1,in discoteca,con tanto di ballerina lap-dance.Pure quest'illustrazione è bella datatella...risale ad un bel po' di tempo fa...mi sa che è arrivato il momento di trovare un editore,in modo tale che sarò obbligata a fare nuove illustrazioni...anche se per ora devo dire che sono comunque indaffarata,oltre allo studio e al lavoro sto cercando di tirar fuori delle storie spin-off (spinta e incoraggiata dalla mia coinquilina e da un poeta di grande talento...) dal libro di Elenoir e penso che potrebbe uscire qualcosa di simpatico.E poi il fumetto...con calma potrebbe arrivare...ovviamente metterò tutto su questo sito...

La prima illustrazione a colori di Elenoir...2006


Ecco invece la primissimissima illustrazione a colori di Elenoir.E' riferita al primo capitolo,infatti Ele è in compagnia di Lov,la darkettona sua coinquilina...Prospettiva alla Van Gogh,eheheheh :-)...comunque,qui già era più definita...ma ancora ad anni luce da quella che conosco ora....chissà tra 10 anni se continuerò a disegnarla come verrà fuori...Mi è capitato di vedere le evoluzioni artistiche di vari personaggi a fumetti e devo dire che il tempo agisce in modo sorprendente sulla mano degli autori....speriamo!!!

Vecchi ricordi di Elenoir...


...ed ecco che,sfrugugliando tra le mie carte ho ripescato dei disegni di Elenoir che risalgono al 2005,come se fosse ieri....all'epoca Elenoir era solo una mezza idea buttala lì,in un angolo della mia mente...per la serie:come cambiano le persone col passare del tempo!Però devo dire che secondo me è migliorata...

domenica 17 giugno 2007

Primi studi su Valentine



Il libro è stato scritto e inviato a vari editori...Ma nell'attesa di una risposta che fare?Più che dimenticarmi delle due piccolette ho pensato che potrei dare retta a chi mi chiede"Perchè non ci fai un fumetto?"...e sto iniziando a pensarci davvero...

Scarica il dekstop di Elenoir




Le dimensioni sono tre:1280-960;1024-768;800-600. Scegli quella che si adatta meglio al tuo computer!

lunedì 21 maggio 2007

Intervista a Elenoir

I temi sono l'omosessualità,il passaggio all'età adulta, il dolore di una perdita,la consapevolezza del bisogno di qualcuno che ci protegga.

Elenoir, cosa pensi di chi ha ancora problemi a mostrare la propria identità sessuale,di chi vive come un problema quella che è la normale ricerca dell'io che ognuno di noi fa prima o poi nella vita?

-Penso che non sia tanto strano,soprattutto nel Paese in cui viviamo.Se si escludono le grandi città(che comunque non sono esenti dall'elencare ogni anno episodi di razzismo nei confronti delgli omosessuali)che magari permettono una maggiore indipendenza grazie al quasi totale anonimato e quindi una pressione minore,i piccoli centri sono, di solito,posti in cui è molto difficile vivere"liberamente" la propria identità.


Credi che una persona possa arrivare a pensare di fuggire da quei posti in cui non si sente accettata?

-Chiaramente sì.Prova tu a camminare per strada con gli occhi sempre puntati addosso,vedere le persone che ti bisbigliano dietro perchè "sanno".Non ti senti più libero di andare a fare la spesa,uscire con la persona che ti piace.Molto spesso addirittura i tuoi parenti stessi arrivano a farti discorsi al limite della follia e inizi a chiederti se forse non sarebbe meglio vivere da un'altra parte per creare meno problemi (problemi quasi sempre basati sul giudizio esterno)anche a loro.

La difficoltà a volte porta le persone a trovare delle soluzioni estreme.Abbiamo vari esempi anche nei fatti di cronaca dei mesi passati.Come è possibile risolvere la questione?Esiste la possibilità che le cose cambino?

-Tutto sta nelle mani di quelli che si trovano dall'altra parte.
Non sarà mai un gay, trans o bisex a convincere "la massa" che non c'è nulla di sbagliato o di strano nell'essere semplicemente se stessi.Anche se devo dire che a me personalmente è capitato anche che una persona gay mettesse ad esempio i bisessuali su un piano più basso...e pure questo non va.Ci vuole un senso di uguaglianza e rispetto che ,generazione dopo generazione forse si sta venendo a formare.

Qual'è l'età critica che viene descritta nel libro e perchè è tale?

-L'età è quella degli anni dell'università.E' il periodo in cui uno di solito se ne va da casa peno di belle speranze e,che vada a studiare o a lavorare,comunque si stacca dalla famiglia convinto di potercela fare da solo.

Ma spesso non è così.Credi che da questo possa dipendere la famiglia?Come vive quest'età Valentine?

-Ovviamente la famiglia ha piena responsabilità.E chiaramente non parlo di famiglia istituzionalmente parlando.Io posso anche venire cresciuta da una nonna e uno zio ma se loro sono in grado di infondermi la voglia di vivere e l'amore per chi mi sta affianco il gioco è fatto.
Valentine, purtroppo per lei, vive in modo molto critico il distacco con la famiglia(che nel suo caso è rappresentata dalla madre).E' irresponsabile e si consola del fatto che le persone possano non volerle bene come dovrebbe essere, in modo tale da non tormentarsi nel momento in cui le delude.

La perdita di una persona cara cambia inevitabilmente il modo di vedere le cose nella vita.Per te cosa ha significato?

-Per me ha significato il comprendere che le persone non sono da idealizzare più di tanto,che quelli che si dicono adulti sono i primi a comportarsi da idioti e che molto spesso ci si arroga il diritto di essere gli unici a soffrire senza tenere conto di quelle persone che magari non hanno avuto legami "accettabili"con chi se ne è andato e che quindi si trovano a doversela vedere da sole...e molti sanno che due persone che si lasciano,tra l'altro,non per questo smettono di volersi bene come esseri umani.

Cosa rappresenta per te,la fede?

-La fede è alzarsi la mattina e fare al meglio ciò che si deve fare e andare a dormire la sera consapevoli che ciò che si è fatto non lo si è fatto solo per il nostro personale beneficio ma anche per quello delle persone che amiamo.Se tutti amassero veramente almeno una persona e vivessero per essa oltre che per se stessi,bè,forse si eviterebbero molti problemi...

A chi consiglieresti la lettura di questo libro(non ancora pubblicato ma disponibile su http://jelenoir.blogspot.com)?

-A tutti quelli che leggendo queste righe hanno pensato "Anche secondo me!" e a tutti quelli che hanno pensato l'esatto opposto.Non fa mai male leggere qualcosa che vada al di la dei nostri gusti personali.E' un romanzo parzialmente autobiografico ,quindi molte delle cose che ci sono scritte(anche tra le righe) sono realmente accadute.

Buona lettura